video a cura di Davide Martinotti
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha lanciato una proposta che potrebbe cambiare gli equilibri economici mondiali: costringere la Cina ad apprezzare lo yuan, prendendo come modello l’Accordo del Plaza del 1985. Quarant’anni fa, Stati Uniti, Giappone, Germania ovest, Francia e Regno Unito firmarono al Plaza Hotel di New York un accordo per ridurre il gigantesco deficit commerciale americano nei confronti del Giappone: il risultato fu una rapidissima rivalutazione dello yen che, in pochi anni, si apprezzò di oltre l’80%. Per molti economisti, quell’accordo contribuì a innescare le dinamiche che portarono alla gigantesca bolla finanziaria giapponese degli anni Ottanta e ai successivi decenni perduti, segnati da stagnazione economica, deflazione e crescita anemica. Oggi, Merz sostiene che una strategia simile potrebbe essere utilizzata contro la Cina, accusata di mantenere uno yuan artificialmente sottovalutato e di sostenere la propria industria attraverso massicci sussidi statali; Pechino ha respinto duramente la proposta, sostenendo che il Plaza Accord non fu una soluzione economica, ma uno strumento di pressione politica. Inoltre, secondo la Cina, le difficoltà dell’industria europea non derivano dal tasso di cambio dello yuan, ma da problemi interni come gli alti costi energetici, la scarsa crescita della produttività, il ritardo nella rivoluzione digitale e anni di investimenti insufficienti; ma dietro questa richiesta si nasconde una domanda molto più importante: il problema dell’industria europea è davvero lo yuan o è la crescente difficoltà dell’Europa a competere con una Cina sempre più avanzata dal punto di vista tecnologico e industriale? Ne parliamo in questo video!











