Alla NATO non resta che inventarsi apparizioni di droni fantasma e minacce ibride di droni nel Mediterraneo per sensibilizzare l’opinione pubblica di Francia, Italia e Spagna, poco propense a finire sul lastrico o pagare il diesel 5 euro a litro per la guerra di Zelensky; dopo aver privato l’Ucraina della costa, chiuso il corridoio marittimo, tagliato la logistica e le fornitura prendendo di mira stazioni di benzina, ponti, locomotive e valichi di frontiera, le truppe russe procedono con la deindustrializzazione: l’industria dell’acciaio è a pezzi, mentre i data center iniziano ad essere presi di mira. Metinvest dichiara l’azzeramento delle esportazioni di acciaio per la prima volta in 100 anni, Arcelor Mittal annuncia la sospensione delle linee di produzione di Krivoy Rog fino alla fine della guerra: in tutto questo, Zelensky cerca di spillare altri 27 miliardi all’Ue, poiché il bilancio per la difesa è in rosso; i leader baltici cianciano di attacchi preventivi contro la Russia, strappando una risata al gelido autocrate Putin. Nonostante questo scenario apocalittico, all’UNGA nessuno parla di pace; anzi: si affilano i coltelli. Ne parliamo con Francesco dall’Aglio e Clara Statello.









