La crisi energetica spinge Francia e UK a entrare direttamente nel conflitto in Asia occidentale: Parigi sta inviando truppe, radar e sistemi di difesa aerea a Riad, mentre Londra invia un nuovo aereo cisterna per collaborare alla guerra contro gli Houthi. Mentre Teheran reagisce all’arroganza dell’amministrazione Trump e dei media occidentali prendendo di nuovo di mira le petroliere in transito da Hormuz senza la loro approvazione, mantenere operativa la pipeline saudita che trasporta il petrolio dal Golfo Persico alla costa occidentale e la libertà di navigazione delle petroliere in partenza dal porto di Yanbu, per i principali paesi europei è questione di vita o di morte, ed è anche un modo per approfittare della debolezza di Trump per rivendicare un posto al sole per le rispettive élite nella guerra dell’impero contro la transizione al nuovo ordine multipolare. Dall’Asia occidentale, all’Africa: “Signore e signori”, ha dichiarato il Primo Ministro nigerino Ali Mahaman Lamine Zeine all’Assemblea generale dell’ONU, “mentre vi parlo, ai nostri confini nord-orientali si trovano i proxy guidati dalla Francia, sostenuti dall’Ucraina e da altri 2 Paesi, e sapete benissimo di quali paesi sto parlando; questi proxy sono armati, guidati, diretti, pronti ad attaccare le nostre posizioni militari e i nostri impianti petroliferi, ma riceveranno ciò che meritano. Il nostro Sahel è in guerra, una guerra di liberazione contro una cospirazione mirata alla sua ricolonizzazione: quello che alcuni chiamano terrorismo, nella nostra regione è un cinico piano di ricolonizzazione vestito con stracci estremisti; ma un popolo che ha deciso di essere libero non può essere ri-colonizzato, né dalla paura, né dall’astuzia, né persino dalla violenza selvaggia”. Nel frattempo, per la prima volta dal 2022, in Germania gradualmente sembra riaffacciarsi l’ombra della realpolitik: i tedeschi hanno chiesto a Lavrov un incontro a latere dell’UNGA, blindandolo quasi completamente da ogni copertura mediatica. Nel frattempo, i mercati finanziari USA sono sempre più sull’orlo di una crisi di nervi, con il rendimento dei titoli del debito decennali cha ha abbondantemente superato la soglia psicologica del 5,2%, e il rischio che la crisi di Oracle contagi tutto l’ultraindebitato settore dell’AI. Insomma: le conseguenze delle sconfitte degli ultimi 4 anni si fanno sentire tutte, ma l’Impero non ha nessuna intenzione di abdicare e prova ad affrontare una riorganizzazione radicale che, però, crea infinite contraddizioni.










