video a cura di Davide Martinotti
Il 22 maggio 2026, una esplosione di gas in una miniera di carbone dello Shanxi ha provocato il peggior disastro minerario in Cina degli ultimi quindici anni: il bilancio finale è stato di 82 morti, 2 dispersi e 128 feriti, ma la tragedia è diventata ancora più inquietante quando è emerso che oltre cento lavoratori presenti sottoterra non risultavano nei registri ufficiali. Per ore, i soccorritori non hanno saputo nemmeno quante persone stessero cercando: le mappe della miniera erano false, alcuni tunnel erano stati nascosti alle ispezioni e una parte dell’attività estrattiva veniva condotta in aree che ufficialmente non esistevano. Questa, però, non è soltanto la storia di una miniera: pochi mesi prima, in Mongolia interna, un’altra esplosione aveva colpito Baogang, uno dei più importanti gruppi siderurgici statali cinesi e uno dei protagonisti mondiali nella produzione di terre rare. Due incidenti apparentemente molto diversi tra loro: da una parte una miniera privata di carbone, dall’altra un gigante industriale statale legato alle tecnologie verdi e ai materiali strategici; eppure, entrambe le tragedie raccontano qualcosa di importante sul costo umano e ambientale della più grande macchina industriale del pianeta.















