Rega, spero che dopo questa puntata saremo ancora amici, ma la vedo dura: oggi, Desaparecinema farà venire parecchi mal di pancia; per questo, dopo che sarà andato in onda, mi vedrò costretto a fare una telefonata da una cabina telefonica e scomparire se non voglio beccarmi in fronte un proiettile da parte di chi ama e ha sempre amato il film ribelle per definizione: Matrix. Oggi, infatti, mettiamo a confronto il film dei fratelli (oggi sorelle) Wachowski con il libro che lo ha ispirato: Simulacri e simulazione di Jean Baudrillard, libro dentro il quale Neo, il protagonista del film, tiene i suoi floppy disk illegali, un simbolismo sottile come un colpo di cannone che nasconde la più grande truffa del cinema postmoderno. Il libro, infatti, è vuoto, e questo simbolismo involontario (?) è il tema della puntata; perché? Perché se c’è un film che ha convinto un’intera generazione di ribelli da tastiera di aver capito tutto del sistema senza aver mai letto una riga di Marx, quello è Matrix, e se c’è un filosofo che è stato usato, abusato, stiracchiato e, infine, sputato fuori dal reparto marketing della Warner Bros come un chewing gum senza sapore o un pensiero di Calenda, quello è Jean Baudrillard. Perciò allacciate le cinture e occhio: Neo non è un ribelle; è un cliente insoddisfatto.
















Un perfetto Federico Greco, come sempre del resto!
bravissimo
Stavolta credo che Federico abbia gettato via il bambino con l’acqua sporca. L’analisi è parziale perchè non si può parlare di Matrix senza parlare della Intelligenza Artificiale. Probabilmente la Warner Bros è stata vittima del suo stesso piano. La solita storia del diavolo, delle pentole e dei coperchi… Focalizzata sulla strategia di imbrigliare e neutralizzare Baudrillard, in un momento storico in cui la I.A. non aveva avuto ancora una diffusione di massa come oggi, la Warner ha permesso ai registi di denunciare il mostruoso impatto che la tecnologia avrebbe avuto sull’uomo e sulla natura tutta. Natura completamente distrutta; mondo inadatto alla vita; uomini che non nascono più da donne ma che vengono coltivati in bozzoli tecnici…e l’ultima scintilla di umanità (la loro immaginazione) catturata in una simulazione. Matrix è il capitalismo che si è fatto mondo; e questo accade nel film con una tecnologia del controllo di massa in grado di appendicizzare ogni anima umana ad un terminale… di più! In grado di rendere ogni mente umana il terminale di una rete neurale potentissima. La natura è sparita e la vita nel sottosuolo è possibile comunque grazie alle odiate macchine, quindi INDISPENSABILI. L’unica differenza tra le macchine di ZION e la Matrix è che le prime possono essere spente…anche se spegnerle significherebbe morire. Ed è qui che l’alternativa si rivela come falsa alternativa: se non puoi più spegnerle perchè anche l’aria che respiri dipende da loro, il controllo è un’illusione. E’ la prima e fondamentale illusione da cui tutte le altre derivano, compresa la scelta tra le due pilloline. Il capitalismo si è autonomizzato anche dagli stessi oligarchi che lo hanno creato ed è diventato macchina cosciente (dispositivo impersonale lo definiva Costanzo Preve) che, per inerzia, continua a fare sugli ultimi uomini quello che ha sempre fatto il capitalismo: estrarre valore. Questo e tanto altro ancora ci sarebbe da dire su Matrix. Chiudo dicendo che: Omettere la questione dell’appendicizzazione alienante dell’uomo alla I.A. è come analizzare “Una poltrona per due” senza parlare dell’insider trading. Un saluto a Federico e alla banda di Ottolina.