video a cura di Davide Martinotti
Nel giro di pochi giorni, la Cina si è trasformata in un vero e proprio crocevia diplomatico globale: la settimana scorsa è arrivata Zheng Li-wen, presidente del Guomindang, il principale partito di opposizione a Taiwan, un segnale politico tutt’altro che banale sul futuro delle relazioni nello Stretto. Ma questo è solo l’inizio, perché mentre si prepara, tra qualche settimana, la visita di Donald Trump, nel frattempo mezzo mondo è già in Cina: la Spagna, con Pedro Sánchez, a rappresentare un’Europa che resta uno dei principali mercati di sbocco per l’economia cinese; non a caso Madrid, con il suo forte sviluppo nelle rinnovabili, è sia un acquirente strategico di tecnologia e materie prime cinesi, sia un obiettivo per gli investimenti di Pechino. E poi la Russia, con l’arrivo oggi di Lavrov, pilastro della strategia eurasiatica cinese, e gli Emirati, con la visita del principe ereditario in un momento delicatissimo per il Golfo; qui la partita è complicatissima: la Cina, oggi, ha criticato duramente gli Stati Uniti per il blocco navale contro l’Iran, ma, allo stesso tempo, mantiene e rafforza i rapporti con gli altri Paesi della regione – un equilibrio sottile dove, però, un dato è sempre più evidente: la presenza della tecnologia cinese nel Golfo sta crescendo in modo evidente. E poi c’è il Vietnam, con l’arrivo di To Lam proprio oggi; un Paese che incarna perfettamente la cosiddetta diplomazia del bambù: flessibile, pragmatica, capace di stare tra più poli. Ma qualcosa sta cambiando: i rapporti con gli Stati Uniti sono sempre più imprevedibili, mentre quelli con la Cina appaiono più stabili, al punto da spingere verso la costruzione di nuovi framework di sicurezza condivisi tra più ministeri cinesi e vietnamiti; quello che sta emergendo, insomma, è una rete diplomatica sempre più fitta, una trama che la Cina sta tessendo pazientemente. Di tutto questo parliamo in questo video!










