Il Marru
All’alba di stamattina, Teheran è tornata a colpire altre infrastrutture energetiche dell’area:


Washington cerca di costruire una rete di alleanze che permetta di moderare l’impatto dello shock petrolifero; Bruxelles, ovviamente, fa tutto il poco che è in suo potere per permettere alla Casa Bianca di portare avanti la sua nuova strategia imperiale:

Nel frattempo, USraele insiste anche nel tentativo di riprendere il controllo sullo Stretto di Hormuz:

“Gli Stati Uniti e i loro alleati”, riporta il Wall Street Journal, “hanno intensificato la battaglia per riaprire lo Stretto di Hormuz, inviando aerei da attacco a bassa quota sulle rotte marittime per colpire le navi da guerra iraniane e elicotteri Apache per abbattere i micidiali droni iraniani”: “L’intensificazione delle operazioni fa parte di un piano a più fasi del Pentagono volto a ridurre il pericolo rappresentato da imbarcazioni armate, mine e missili da crociera iraniani, che hanno bloccato il traffico navale attraverso lo stretto dall’inizio di marzo”; “Se il pericolo potrà essere ridotto, gli Stati Uniti potrebbero inviare navi da guerra attraverso lo Stretto e, in futuro, scortare le imbarcazioni in entrata e in uscita dal Golfo Persico”. ”L’A-10 Warthog è ora impegnato sul fianco meridionale, prendendo di mira le imbarcazioni d’attacco rapido nello Stretto di Hormuz, ha dichiarato il generale Dan Cain ai giornalisti. Ha aggiunto che gli Apache si sono uniti alla lotta sul fianco meridionale“, ma “nonostante gli attacchi, si ritiene che l’Iran possieda ancora un vasto arsenale di mine, missili da crociera trasportati su camion e centinaia di imbarcazioni intatte in strutture nascoste con tunnel scavati in profondità lungo la costa e sulle isole”; ”Credo che ci vorranno settimane prima di raggiungere un punto in cui si possano svolgere operazioni sicure nello stretto”, ha affermato Farzin Nadimi, esperto di sistemi di difesa iraniani presso il Washington Institute for Near East Policy, e ”anche in quel caso, molte delle infrastrutture iraniane sopravvivranno”. Questo significa una cosa: per riaprire lo Stretto, gli USA saranno probabilmente costretti a concedere qualcosa all’Iran: ”In pratica, questo crea una forma di interdipendenza forzata: gli Stati che cercano di accedere alle risorse energetiche del Golfo potrebbero trovarsi costretti a venire incontro all’Iran, direttamente o indirettamente”, ha affermato Danny Citrinowicz, esperto di sicurezza nazionale presso l’Atlantic Council, un think tank di Washington; e anche quando i combattimenti finiranno, se finiranno, “ci sono seri dubbi sul fatto che questa dinamica cambierà radicalmente”.
Per quanto possa sembrare paradossale, le concessioni USA a Teheran sono già sul tavolo:

”Nei prossimi giorni potremmo revocare le sanzioni contro il petrolio iraniano presente in quelle acque”, ha dichiarato Bessent alla Fox Business Network: ”Si tratta di circa 140 milioni di barili”; le dichiarazioni di Bessent giungono una settimana dopo che l’amministrazione ha revocato le sanzioni sul petrolio russo già presente nelle petroliere, consentendo, così, l’immissione sul mercato di ben 130 milioni di barili di petrolio di quel Paese. ”Gli Stati Uniti hanno impiegato anni a costruire un’architettura sanzionatoria specificamente progettata per limitare l’azione di Russia e Iran”, ha affermato Brett Erickson, managing principal di Obsidian Risk Advisors, una società di consulenza specializzata in reati finanziari e questioni normative: “Nel giro di tre settimane dall’inizio di questo conflitto, la stiamo distruggendo. Non si tratta di un aggiustamento a breve termine, ma di un completo collasso strategico.”
Il Soddu
Ancora soia tra Cina e USA. Gli armatori e gli esportatori statunitensi stanno inviando grandi carichi di soia verso i porti cinesi per anticipare possibili nuove barriere commerciali: il rinvio del summit Trump-Xi ha creato forte incertezza sul futuro degli accordi bilaterali, spingendo le aziende americane a saturare il mercato prima che vengano introdotte ulteriori tariffe; i futures della soia hanno comunque chiuso in calo.
La Cina impone restrizioni su esportazioni di carburante e fertilizzanti. La Cina sta limitando fortemente le esportazioni di jet fuel, diesel e fertilizzanti per tutelare le riserve nazionali durante la crisi dello Stretto di Hormuz: il Financial Times riferisce che questa decisione sta generando forti preoccupazioni in Asia, aggravando la scarsità globale di questi prodotti e colpendo settori chiave come trasporti e agricoltura; Pechino giustifica la mossa come necessaria per la sicurezza energetica interna.
Alibaba e Tencent perdono 66 miliardi di dollari in azioni a causa del fallimento di AI Vision. I due colossi tecnologici cinesi hanno perso in totale 66 miliardi di dollari di valore di mercato in poche ore; il mercato ha punito duramente Alibaba e Tencent per non aver presentato una visione chiara e convincente sulla redditività futura dei loro progetti di intelligenza artificiale: si registra il calo più pesante degli ultimi mesi per entrambi i titoli.
Il caos scatenato da Trump spinge gli europei a costruire ponti con la Cina. Le politiche imprevedibili e protezioniste di Donald Trump stanno spingendo i governi europei a riavvicinarsi rapidamente a Pechino: con i nuovi dazi americani che colpiscono anche l’Europa e l’instabilità energetica in crescita, diversi leader del Vecchio Continente stanno intensificando i contatti diplomatici e gli accordi commerciali con la Cina per ridurre i rischi.
Il Giappone valuta la possibilità di costruire proprie navi metaniere nel contesto della crisi energetica iraniana. Con la crisi energetica provocata dalla guerra in Iran, il Giappone sta valutando di riprendere la costruzione nazionale di navi per il trasporto di GNL, un settore abbandonato da anni: Tokyo vuole ridurre la dipendenza da Cina e Corea del Sud nella produzione di questi vettori strategici; gli analisti avvertono che il progetto non sarà semplice né rapido da realizzare.
La Cina può di nuovo mediare la pace per l’Iran? Il 2023 è stato diverso, dicono gli analisti. Teheran ha segnalato disponibilità a lasciare a Pechino un ruolo di mediazione nel conflitto con Stati Uniti e Israele; tuttavia, gli analisti avvertono che replicare il successo del 2023 nella riconciliazione tra Arabia Saudita e Iran sarà molto più difficile a causa del coinvolgimento diretto americano e delle attuali dinamiche regionali.
La mentalità da “padrone coloniale“ di Australia e Nuova Zelanda è al tempo stesso assurda e pietosa: editoriale del Global Times. Il Global Times attacca duramente la mentalità da padrone coloniale di Australia e Nuova Zelanda dopo le recenti dichiarazioni congiunte sui diritti umani e il Mar Cinese Meridionale: secondo il quotidiano di Stato cinese, Canberra e Wellington mostrano ancora un atteggiamento arrogante e anacronistico tipico dell’era coloniale.
Lo yuan Hormuz iraniano colpisce direttamente il petrodollaro. L’Iran starebbe valutando di permettere il passaggio delle petroliere nello Stretto di Hormuz solo se i pagamenti vengono effettuati in yuan cinesi invece che in dollari: questa mossa rappresenterebbe un colpo diretto al sistema petrodollaro e accelererebbe gli sforzi di Pechino per internazionalizzare la propria valuta nel commercio energetico globale.
Seul sfrutta la guerra con l’Iran per porre fine allo “sconto tra Coree”. La Corea del Sud sta sfruttando la crisi in Medio Oriente per negoziare condizioni migliori sulle forniture energetiche e superare lo sconto Corea applicato da alcuni fornitori: la forte dipendenza da importazioni di petrolio e gas rende Seul particolarmente vulnerabile, ma anche in posizione per rinegoziare accordi strategici a proprio vantaggio.
L’intelligenza artificiale OpenClaw diventa virale in Cina, alimentando i timori per la sicurezza informatica. L’agente AI open-source OpenClaw sta diventando virale in Cina grazie anche alle campagne promozionali di Tencent e Alibaba: milioni di utenti lo utilizzano per compiti quotidiani, ma le autorità esprimono crescente preoccupazione per i rischi di sicurezza informatica e la possibile fuga di dati sensibili.















