Il Marru
La questione si complica – o, forse, si chiarisce. Partiamo dal Capocomico:

Trump nega il coinvolgimento degli USA nellβattacco al gigantesco giacimento iraniano di South Pars; a versione di ieri di Axios, perΓ², era leggermente diversa:

Secondo quanto riportato da Barak Ravid, βLe autoritΓ israeliane hanno affermato che l’attacco Γ¨ stato coordinato e approvato dall’amministrazione Trumpβ, e βun funzionario della Difesa statunitense lo ha confermatoβ: ora, puΓ² essere tranquillamente che questa ricostruzione da parte di Axios e Ravid sia un pezzetto della Info War dellβentitΓ sionista per costringere lβisolazionista Trump a impantanarsi in una grande guerra – come, dβaltronde, puΓ² essere che Biden, in realtΓ , fosse un pacifista e a trasformare lβUcraina in un pantano sia stato Zelensky; oppure, puΓ² essere che sia Zelensky che Bibi contino come il due di picche quando briscola Γ¨ quadri e che tutto ciΓ² che conta davvero non venga deciso in qualche angolo delle periferie dellβImpero, ma al centro. Proviamo a vederla dal punto di vista dei mercati finanziari: lβindice MSCI World Γ¨ lβindice che viene preso come riferimento per monitorare lβandamento dei mercati dellβOccidente collettivo, partendo dallβandamento dei titoli di 1500 aziende del Nord globale; lβindice MSCI World Ex USA, invece, Γ¨ la stessa cosa, ma senza i mercati azionari USA dentro. Il giorno prima dellβinizio della guerra ha chiuso a 3.244 punti; ora, Γ¨ a quota 2.946: significa aver perso circa il 9,2%.

LβMSCI Emerging Markets, invece, come si evince dal nome, monitora lβandamento dei mercati emergenti; il 27 febbraio ha chiuso a 1610 punti:

Ora viaggia verso quota 1475 – e, cioΓ¨, un bel -8.3%. Lo S&P500, il principale indice di riferimento dei mercati azionari USA, il 27 febbraio ha chiuso a 6.878 punti e ora viaggia verso quota 6.624 – e, cioΓ¨, ha perso 3,7 punti percentuali:

In termini relativi, i mercati azionari USA hanno guadagnato terreno sia rispetto al Sud globale che, in maniera ancora piΓΉ incisiva, rispetto ai vassalli del Nord, e la questione Γ¨ ancora piΓΉ chiara se, invece che lo S&P500, guardiamo il Nasdaq Composite, che Γ¨ lβindice dei titoli tecnologici USA: il 27 febbraio aveva chiuso a 22.668 punti; oggi viaggia verso quota 22.152 – che, tradotto, significa un calo di appena il 2,2%.

Un’inversione di rotta macroscopica; il primo gennaio del 2025, prima che il mondo venisse travolto dalla trumponomics, lβindice MSCI World Ex USA apriva a quota 2.302:

Come abbiamo giΓ visto, alla vigilia dellβaggressione imperialista di USraele contro lβIran, era arrivato a quota 3.244 punti, registrando, cosΓ¬, un impressionante +41%. LβMSCI Emerging Markets, invece, sempre il 30 marzo 2025, chiudeva a 1087 punti:

Come abbiamo giΓ visto, alla vigilia dellβaggressione imperialista di USraele contro lβIran, era arrivato a quota 1610 punti, registrando, cosΓ¬, un ancora piΓΉ impressionante +48%. Il primo gennaio 2025, invece, lo S&P500 apriva a 5903 punti:

Come abbiamo giΓ visto, il 27 febbraio, invece, chiudeva a 6.878 punti, che significa un guadagno di 16,5 punti percentuali: un terzo. Il Nasdaq aveva inaugurato il 2025 a quota 19.403:

Come abbiamo visto, il 27 febbraio aveva chiuso a 22.668 punti – tradotto: +14,4%. Ora, comprensibilmente, tutti si sono concentrati sui costi enormi di questa guerra per gli USA di Trump; probabilmente, perΓ², hanno sottovalutato i costi per gli USA di quel che Γ¨ successo nei mesi precedenti e,Β soprattutto, hanno sottovalutato un aspetto fondamentale: nellβera dellβimperialismo finanziario, i soldi non sono il fine. Sono un mezzo: il fine Γ¨ il potere, e, per difendere il tuo potere, devi essere disposto anche a perdere soldi; lβimportante Γ¨ che gli altri ne perdano, proporzionalmente, piΓΉ di te. Trump non Γ¨ un incidente della storia: è la risposta, razionale, dellβimperialismo USA al suo inesorabile declino relativo. Durante la prima fase del mandato, ha cercato di invertire la rotta intrapresa dai predecessori ricorrendo a un uso spregiudicato del potere statunitense come mercato di sbocco per le merci e per i capitali in cerca di una rendita finanziaria. Non ha funzionato, e non ha fatto altro che accelerare a dismisura la perdita di potere relativo degli USA; ora, Γ¨ costretto a ricorrere allβultima arma a disposizione: il bullismo, che ha dei costi – enormi – ma che, ahimΓ¨, al momento (al contrario di tutti gli altri tentativi), sembra dare esattamente i frutti sperati. Gli USA non saranno piΓΉ il porto sicuro che sono stati allβapice della proiezione egemonica globale di Washington, ma per le oligarchie finanziarie internazionali rimangono la scelta meno peggio, e piΓΉ scatenano lβinferno, piΓΉ il loro potere relativo rispetto a vassalli e competitor, aumenta. Quando parliamo di portare lβItalia fuori dalla terza guerra mondiale, dobbiamo parlare di questo: intervenire sul flusso di capitali che permette agli USA di ristabilire con la forza i rapporti gerarchici che li mantengono alla leadership dellβOccidente collettivo, a prescindere dal livello di imbarbarimento che impongono al pianeta.
Gridiamolo forte insieme sabato prossimo a Roma; e che sia solo lβinizio di un percorso di rinascita senza il quale siamo letteralmente fottuti!

Il Soddu
La Cina accelera le importazioni di petrolio russo via terra per aggirare la crisi di Hormuz. Pechino ha aumentato del 28% le forniture via pipeline e ferrovia dalla Russia nelle ultime 48 ore, riducendo la dipendenza dalle rotte marine bloccate; gli analisti di Bloomberg indicano che questa mossa rafforza la resilienza energetica cinese, mentre lβIndia continua a dirottare carichi marittimi.
Trump minaccia nuovi dazi del 60% sulla Cina se non aiuta a riaprire Hormuz. Il presidente americano ha dichiarato che imporrΓ tariffe aggiuntive del 60% su tutti i beni cinesi se Pechino non invierΓ navi per scortare le petroliere nello Stretto di Hormuz; il Financial Times scrive che questa escalation rischia di far saltare definitivamente il summit di aprile.
Pechino rifiuta ufficialmente la richiesta USA di navi per Hormuz. La Cina ha risposto no alla richiesta americana di contribuire con la propria marina allo sblocco dello Stretto; Pechino definisce la mossa interferenza esterna e rafforza le proprie riserve strategiche.
Tokyo attiva il piano di emergenza e libera 12 milioni di barili di riserve petrolifere. Il Giappone ha iniziato ieri a rilasciare riserve strategiche per la prima volta dal 2022; Nikkei Asia riporta che il governo sta negoziando accordi urgenti con Arabia Saudita e Brasile per compensare la perdita di forniture iraniane.
Taiwan ordina altri 8 droni suicidi e accelera la produzione locale di missili. Taipei ha approvato un nuovo ordine da 340 milioni di dollari per droni kamikaze e ha aumentato del 40% la produzione nazionale di missili antinave; la mossa arriva mentre la Cina intensifica gli addestramenti di blocco navale.
La guardia costiera cinese completa il piΓΉ grande pattugliamento dellβanno intorno a Taiwan. Oltre 40 navi della Guardia Costiera hanno circondato Taiwan per 36 ore consecutive; il South China Morning Post scrive che lβesercitazione Γ¨ stata definita routine, ma ha coinciso con lβarrivo di due portaerei americane nel Pacifico occidentale.
LβIndia invia due cacciatorpediniere nello Stretto di Hormuz per proteggere le proprie petroliere. Nuova Delhi ha dispiegato la flotta per scortare i suoi carichi di petrolio russo e mediorientale; il Global Times nota che questa Γ¨ la prima volta che lβIndia invia navi da guerra cosΓ¬ a ovest senza coordinamento con gli USA.
Nuova Delhi accelera il piano di stoccaggio sotterraneo di petrolio da 10 milioni di tonnellate. LβIndia sta triplicando la velocitΓ di costruzione dei depositi sotterranei per portare le riserve strategiche a 90 giorni di consumo; The Hindu riporta che il governo Modi teme un prolungamento della guerra in Iran oltre lβestate.
La Thailandia dichiara βstato di emergenza energeticaβ e raziona il diesel per camion. Bangkok ha introdotto limiti di rifornimento per i veicoli pesanti e ha chiesto ai cittadini di ridurre gli spostamenti non essenziali; il Bangkok Post scrive che lβinflazione alimentare potrebbe salire al 6,8% entro giugno.















