Il Marru
Chi guadagna e chi perde con lβescalation in Medio Oriente?

Come riporta Asia Nikkei, La guerra in Iran sconvolge lβallontanamento dellβIndia dal petrolio russo: βIl conflitto tra Stati Uniti e Iranβ, sottolinea lβarticolo, βrischia di sconvolgere la diversificazione dell’India rispetto al greggio russo, dopo che Teheran ha dichiarato che avrebbe chiuso lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale passa oltre la metΓ delle importazioni di greggio della nazione sud-asiatica, aumentando potenzialmente i prezzi del carburante in India e spingendola a rivolgersi nuovamente verso le forniture russeβ; βI Paesi del Medio Oriente come Arabia Saudita, Iraq, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Qatar hanno rappresentato insieme circa due terzi delle importazioni totali di petrolio greggio dell’India a febbraio, poichΓ© l’India ha ridotto drasticamente le importazioni di petrolio greggio russo piΓΉ economico in risposta alla domanda degli Stati Uniti negli ultimi mesiβ. βGli 1,04 milioni di barili al giorno di greggio russo importati dall’India a febbraio hanno rappresentato circa il 19% delle importazioni totali del Paese, rispetto al picco del 44% registrato a giugno dello scorso anno. A febbraio, le importazioni indiane di greggio dall’Arabia Saudita hanno raggiunto 1,01 milioni di barili al giorno, mentre quelle dall’Iraq hanno raggiunto i 980.000 barili al giorno. Questo cambiamento ha portato a un aumento del 56% della quantitΓ di greggio importata dall’India attraverso lo Stretto di Hormuz a febbraio rispetto ad agosto dello scorso anno, quando gli Stati Uniti hanno aggiunto un ulteriore dazio del 25% all’India, a un’imposta giΓ esistente del 25%, per fare pressione sulla nazione sud-asiatica affinchΓ© riducesse i suoi acquisti di petrolio russo. A febbraio, l’India ha importato 2,7 milioni di barili di greggio al giorno attraverso lo Stretto di Hormuz, pari al 52% delle sue importazioni totaliβ; βLe raffinerie indiane sono ben configurate per il greggio acido medio-pesante prodotto dai paesi del Medio Oriente, ha affermato Priya Walia, vicepresidente dei mercati delle materie prime petrolifere presso la societΓ di analisi energetica Rystad Energy, facilitando il passaggio dal greggio russo Urals, che ha una composizione simileβ: βAd esempio, secondo i dati di Kpler, Reliance ha ridotto le sue importazioni di greggio russo dell’82%, portandole a 124.000 barili al giorno a febbraio rispetto ad agosto dell’anno scorso, mentre le sue importazioni di greggio saudita sono quasi raddoppiate da agosto, arrivando a 363.000 barili al giorno il mese scorsoβ.
Ieri, i principali indici azionari indiani hanno perso circa lβ1,2%; quelli russi hanno guadagnato lβ1,4:

La guerra di Trump contro lβIran ha messo i trader di fronte a una crisi energetica,Β titola Bloomberg:
βNegli ultimi tre giorniβ, ricorda lβarticolo, βi trader di petrolio e gas hanno assistito allo scenario peggiore per le forniture energetiche globali. Il traffico di petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz , attraverso il quale scorre un quinto della produzione di petrolio, si Γ¨ praticamente bloccato. Gli attacchi missilistici e con droni iraniani hanno costretto alla chiusura sia il piΓΉ grande impianto di gas naturale liquefatto al mondo sia la piΓΉ grande raffineria di petrolio dell’Arabia Sauditaβ; βEppure, nonostante l’impennata dei prezzi, l’entitΓ delle variazioni Γ¨ stata molto piΓΉ contenuta rispetto alle crisi precedenti. Il greggio Brent ha raggiunto i massimi solo da giugno, mentre l’impennata del 39% del gas naturale europeo non Γ¨ stata un’anomalia rispetto alle drammatiche variazioni della crisi energetica del 2021-22. La scommessa del presidente degli Stati Uniti Donald Trump secondo cui una mappa energetica globale ridisegnata avrebbe potuto garantirgli una maggiore autonomia militare in Medio Oriente rispetto ai suoi predecessori sta dando i suoi frutti: finora, gli operatori economici scommettono che il conflitto sarΓ relativamente breve. Tuttavia, la portata quasi senza precedenti della crisi implica che una crisi energetica si avvicina sempre di piΓΉ quanto piΓΉ si protrae. Se la crisi dovesse protrarsi per piΓΉ di qualche giorno, hanno avvertito gli operatori, potrebbe causare caos nei mercati, sconvolgendo le catene di approvvigionamento e facendo salire l’inflazione. Il regime iraniano Γ¨ sotto minaccia esistenziale e quindi Γ¨ pronto a fare qualsiasi cosa per attirare l’attenzione del mondo e fermarlo, ha affermato Gary Ross, un veterano consulente petrolifero diventato gestore di hedge fund presso Black Gold Investors LLC. Abbiamo avuto una risposta piuttosto tiepida, ma piΓΉ a lungo si protrae, maggiore Γ¨ il rischio di prezzi piΓΉ altiβ.
Rispetto alle crisi passate, comunque, per ora lβoscillazione dei prezzi Γ¨ stata, tutto sommato, contenuta: βDa quando la CIA ha redatto il suo rapporto nel 1979, sono stati costruiti oleodotti per dare ai principali produttori una certa capacitΓ di bypassare Hormuz, mentre la Cina ha accumulato una riserva di oltre un miliardo di barili di petrolio in stoccaggio. L’Arabia Saudita puΓ² deviare parte delle sue esportazioni di petrolio dal Golfo Persico utilizzando l’oleodotto est-ovest lungo 1.200 chilometri che attraversa il regno fino a un terminale sul Mar Rosso ed Γ¨ in grado di trasportare 5 milioni di barili di greggio al giorno. Allo stesso modo, gli Emirati Arabi Uniti possono in una certa misura aggirare lo Stretto di Hormuz, appoggiandosi all’oleodotto Habshan-Fujairah che collega i loro giacimenti petroliferi al porto di Fujairah, sul Golfo di Oman, e ha la capacitΓ di trasportare 1,5 milioni di barili di greggio al giornoβ; ma soprattutto, ricorda Bloomberg, a cambiare tutta la geopolitica dellβenergia cβΓ¨ la trasformazione degli USA da importatore netto a esportatore di fonti fossili – che, ricordiamo, Γ¨ essenzialmente opera del compagno Obama e, quindi, non si capisce cosa cβabbiano Trump e i talebani MAGA sempre da frignare. Se gli Obama sono delle scimmie, come nel video postato e poi cancellato da Trump, lo sono in quanto veri baluardi del suprematismo a stelle e strisce.
La ciliegina sulla torta poi Γ¨ arrivata quando Trump, in poche ore, Γ¨ riuscito a mettere le mani sul petrolio venezuelano: βGli Stati Uniti sono in una situazione piuttosto buona. C’Γ¨ il petrolio venezuelano, la produzione statunitense Γ¨ ancora ai massimi storici e il mercato Γ¨ in rialzoβ, ha affermato Woods di Northern Trace Capital: βPenso che stiano pensando: ok, proviamo a fare questi strike adessoβ. Eβ una guerra contro il tempo – allβincirca 3 settimane, stimano gli analisti di Citigroup e di JP Morgan, oltre le quali si potrebbe andare verso quota 120 dollari al barile. Per il gas potrebbe bastare decisamente meno: βPer il mercato del gas trasportato via mare, la chiusura dell’enorme impianto del Qatar a Ras Laffan, che rappresenta circa un quinto dell’approvvigionamento globale, rappresenta uno shock piΓΉ immediato. Questo non ha precedenti nella storia del GNL, ha affermato Richard PrattΒ di Precision LNG Consulting LLC. PoichΓ© la capacitΓ di stoccaggio globale del GNL Γ¨ molto inferiore a quella del petrolio, un forte aumento dei prezzi spot del GNL Γ¨ inevitabile. La filiera del GNL ha un margine di manovra limitatoβ.
Quelli messi peggio, come sempre, sono gli europei: βLe scorte in Europa sono prossime al minimo stagionaleβ, sottolinea Bloomberg, βmentre gli acquirenti asiatici, come Taiwan, Giappone e Corea del Sud, dispongono di scorte sufficienti per giorni o settimane, qualora le spedizioni si bloccassero completamenteβ; inoltre, βA differenza del mercato petrolifero, che ha una capacitΓ produttiva repressa da parte dei produttori OPEC+, gli esportatori di GNL stanno tutti operando quasi a piena capacitΓ , persino gli Stati Uniti, il principale fornitore al mondoβ. βLa cruda realtΓ Γ¨ che non c’Γ¨ praticamente alcuna capacitΓ di liquefazione di GNL inutilizzata al mondo, ha affermato James O’Brien, responsabile del GNL presso D.Trading, una divisione della societΓ energetica privata ucraina DTEK. Nel peggiore dei casi, in cui il GNL del Qatar e degli Emirati Arabi Uniti non potesse essere esportato, il TTF non solo si impenna, ma potrebbe anche aumentare bruscamente, mentre Asia ed Europa entrano in una guerra di offerte in stile 2022 per la restante fornitura atlantica, ha affermato, riferendosi al benchmark europeo del gasβ.
Rispetto al 2022, quando lo scoppio della fase 2 della guerra in Ucraina ha fatto letteralmente esplodere il mercato del gas, la situazione sarebbe comunque nettamente migliorata: βGli Stati Uniti hanno aumentato la capacitΓ di esportazione fino a raggiungere un record mondialeβ, sottolinea sempre Bloomberg; βla Cina ha sviluppato le proprie risorse di gas e sta acquistando maggiori quantitativi di gasdotti dalla Russia, il Giappone ha riavviato i reattori nucleari e i Paesi emergenti hanno a disposizione molto piΓΉ carbone come riservaβ. Il problema Γ¨ il costo delle assicurazioni, che rischia di decuplicarsi ed oltre. L’ironia Γ¨ che gli Stati Uniti sono in gran parte isolati da uno shock globale dei prezzi del gas a causa della loro produzione interna. Trump non sentirΓ il dolore energetico interno che sentirebbe, ad esempio, con un picco dei prezzi della benzina, ha affermato O’Brien di D.Trading. Il punto di pressione colpisce prima e piΓΉ duramente gli alleatiβ.
Che gli USA, per ora, potrebbero ancora una volta riuscire a scaricare il prezzo – almeno di questa prima fase della guerra – sugli altri, sembra essere confermato anche dallβandamento degli indici azionari: mentre tutto il mondo Γ¨ in profondo rosso, Nasdaq e S&P500 ieri hanno tenuto botta, chiudendo sostanzialmente in pareggio; merito soprattutto di NVIDIA e un poβ anche di Microsoft, che hanno chiuso rispettivamente a +2.73 e +1.37. E visto che, da sole, capitalizzano quasi 8 mila miliardi (e, cioΓ¨, circa 8 volte lβintera capitalizzazione di borsa italiana, per fare un confronto), un poβ pesano. God Save the Big Tech, sarebbe il caso di dire, anche perchΓ©, nel frattempoβ¦

Come rifugio dalla guerra in Iran, gli investitori si rivolgono allβoro, non alle obbligazioniβ: nelle ultime 24 ore, il rendimento dei titoli di Stato decennali USA Γ¨ passato dal 3,92% al 4,07; sono 15 punti base. Nel frattempo, lβoro tornava a superare quota 5.400 dollari lβoncia troy: βI grandi investitori si sono rivolti all’oro e al dollaro statunitense anzichΓ© alla tradizionale sicurezza dei titoli di Statoβ, sottolinea il Financial Times, βmentre cresce l’ansia per uno shock inflazionistico minacciato dalla guerra in Iranβ.















