Il Messico è sull’orlo di una guerra civile? La presidenta messicana Claudia Sheinbaum è passata all’artiglieria pesante con un’operazione militare in grande stile; il governo ha fatto fuori uno dei principali narcotrafficanti del pianeta: si chiamava Nemesio Ruben Oseguera Cervantes, detto El Mencho, ed era il capo indiscusso del cartello Jalisco Nueva Generacion, una delle reti criminali in più rapida espansione del Messico e del pianeta. Sul Mencho pendeva una taglia da 15 milioni di dollari della Drug Enforcement Administration statunitense; l’operazione sarebbe stata condotta militarmente dalle sole forze speciali messicane, ma con il supporto dell’intelligence USA. La reazione non si è fatta attendere: in circa 20 dei 32 Stati messicani, si sono registrate rappresaglie violente che, secondo Reuters, avrebbero causato la morte di “almeno 25 soldati”; e potrebbe essere solo l’inizio. Il cartello di Jalisco si è diramato con una rapidità senza precedenti negli ultimi anni, grazie a un modello federativo tenuto insieme dal carisma del Mencho: secondo quanto riportato da Al Jazeera, se non si riuscisse a trovare un successore all’altezza, esisterebbero “5, 6 comandanti, tutti con soldi, potere e uomini a sufficienza per tentare di creare il loro regno criminale”. Insomma: una guerra civile tra bande che rischia di insanguinare ulteriormente il Messico, a partire dalla città di Guadalajara, capitale dello stato di Jalisco e una delle sedi designate per lo svolgimento della Coppa del Mondo della prossima estate. Ne abbiamo parlato con Massimo Modonesi, studioso di movimenti politici e sociali dell’America Latina, professore presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università Nazionale Autonoma del Messico e uno dei più noti e apprezzati studiosi di Gramsci del mondo.















