Dopo il Venezuela sarà il turno dell’Iran? Da quando gli USA hanno scioccato il mondo con l’attacco terroristico contro la rivoluzione bolivariana, è la domanda che riecheggia in ogni analisi geopolitica nelle ultime settimane; infatti, l’Iran è stato attraversato da importanti contestazioni, proprio mentre Tel Aviv lanciava l’allarme sui progressi del programma missilistico e andava a chiedere alla corte di Mar-a-Lago di approfittare della situazione per provare a chiudere la partita una volta per tutte. Ma qual è la reale portata e la natura di queste manifestazioni? Riuscirà Luca Casarini a convincere i progressisti occidentali che il nemico principale della democrazia non sta a Washington, ma nei palazzi del potere di Teheran? E, soprattutto, USA e Tel Aviv sono in grado di indurre un cambio di regime in Iran? Ne abbiamo parlato con qualcuno che ha avuto l’occasione di vedere da vicino cosa stava succedendo: l’ex ambasciatrice Elena Basile.
















Carissimi amici e compagni, scegliete voi la categoria a cui appartenere, io sono un compagno. Sono un vostro follower e, per quanto possibile, vi aiuto anche economicamente. Sono, meglio, sono stato un abbonato al FQ; ho disdetto l’abbonamento, non riuscendo più a tollerare quanto scrivono Iaccarino e De Carolis, e devo ammettere che, se non ci foste voi, vivrei in un limbo informativo che, specie in questo momento, sarebbe come una malattia. La guerra in Ucraina, giustamente, ha perso parte del suo interesse considerato quanto sta succedendo nel mondo, ma questo mi dispiace: vedo Francesco Dall’Aglio distaccato e lontano, eppure potrebbe dirci molto sull’Europa dell’Est e sull’Europa in generale, al di fuori della Bolla che sta diventando anche un po’ noiosa con mappe e conquiste di territori limitate. Un aggiornamento settimanale ma più rapido, meno dettagliato e che fa riferimento a quanto cambia o non cambia in Europa sarebbe gradito da parte mia. Un abbraccio