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La Cina vince la gara dell’AI. ​OpenAI chiede a Trump di salvarla quando la bolla scoppierà

OttolinaTV by OttolinaTV
12/11/2025
in Cina, Economia, In evidenza, U.S.A.
0

La sopravvivenza del capitalismo statunitense – e, quindi, di tutto il mondo libero e democratico – dipende ormai, in larga parte, dalla bolla dell’intelligenza artificiale, di gran lunga la più grande bolla speculativa della storia del capitalismo globale che, nonostante tutto, continua ad attirare una quantità senza precedenti di capitali a fronte di una sola, grande promessa: l’intelligenza artificiale rappresenterà la più grande rivoluzione industriale di sempre, e le grandi corporation statunitensi non solo saranno le prime della classe, ma, alla fine del giro, le uniche, un monopolio globale sulla più grande macchina da soldi della storia umana; quindi venghino signori, venghino! Peccato sia una scommessa a dir poco azzardata: secondo il capo di NVIDIA Jensen Huang, infatti, “a vincere la gara dell’AI sarà la Cina”, che per gli USA significherebbe, letteralmente, perdere la guerra, la Nuova Guerra Fredda che non si combatte a suon di deterrenza nucleare, ma di chip e di algoritmi; ma, per fortuna, gli oligarchi dell’AI hanno una soluzione: “Data l’entità dell’impatto economico che mi aspetto dall’intelligenza artificiale, credo che il governo finirà per essere una sorta di assicuratore di ultima istanza”.

Tradotto: finché la bolla va, lasciami guadagnare una montagna di miliardi; se poi la bolla esplode, mica penserai che ci rimettiamo noi… Non si può! L’AI ormai è too big to fail, troppo grossa per fallire: si porterebbe dietro tutta l’economia; e allora, caro governo, cosa fare già lo sai. Mica è la prima volta: prendi i soldi dei contribuenti e ci salvi il culo, e lo devi dire chiaramente, tipo subito, perché se non lo dici subito, la gente mica è scema; lo sa che la Cina rischia di asfaltarci, e i soldi nella bolla non ce li mette più. E se non ce li mette più, lo schema Ponzi salta; se, invece, sa che anche se (come probabile) perdiamo la gara, comunque a rimetterci saranno i contribuenti e non chi investe, continuerà a considerarlo un investimento sicuro. D’altronde, caro Donald, non è che hai tante alternative: se non fai così, la Nuova Guerra Fredda manco la combatti; l’hai persa in partenza. Almeno un tentativo fallo, che poi magari dei soldi che continuo a fare sulla pelle dei contribuenti USA qualcosa t’allungo pure a te, come quando ti ho dato un milione per la festa d’inaugurazione del secondo mandato. Insomma: in qualche modo, tra amici, ci si arrangia…

Facciamo un brevissimo ripassino. La bolla dei mercati finanziari USA è senza precedenti: i mercati azionari USA capitalizzano quasi 2 volte e mezzo il PIL USA e, da soli, pesano per circa il 60% di tutti i mercati azionari globali; e circa un terzo di questa mole spaventosa di quattrini è concentrata in appena 7-8 titoli, tutti legati alla bolla dell’intelligenza artificiale. NVIDIA da sola, nei giorni scorsi, ha superato i 5 mila miliardi di capitalizzazione: più degli interi mercati tedesco, spagnolo, olandese, belga e italiano messi assieme; ne valeva la metà giusto 6 mesi fa. Oltre 2 mila miliardi in 6 mesi: come aver fondato, in 6 mesi, 100 Stellantis. Una fiducia nel futuro che, ad oggi, nei conti delle singole aziende ha pochi riscontri, come ha sottolineato Bloomberg che ha pubblicato questo grafico qui: dimostra che una bella fetta dei soldi che gonfiano i conti dei colossi dell’intelligenza artificiale, in realtà, sono fittizi. Praticamente, NVIDIA investe 100 miliardi in OpenAI: con quei 100 miliardi, OpenAI commissiona a Oracle la costruzione di alcuni mega datacenter e, con i soldi di OpenAI, Oracle compra i chip da NVIDIA; nei conti di tutte e 3 risultano un sacco di ordini, ma, in realtà, hanno fatto tutto tra loro, in famiglia. Ora, io con i miei 18 euri di risparmi investiti alla cazzo di cane posso essere serenamente raggirato; chi gestisce decine di miliardi, orientativamente, dovrebbe avere qualche strumento in più: sono tutti rincoglioniti? Non lo possiamo escludere, ma è più probabile che ci sia qualcos’altro in ballo. In ballo c’è un’idea precisa di come funziona il capitalismo USA, che con quello che ci racconta la propaganda liberaloide non c’azzecca niente; scordatevi il mercato, la concorrenza, e le regole: è fuffa per bamboccioni.

Il capitalismo USA si fonda su due semplici principi, che sono agli antipodi della vulgata: il primo è che la concorrenza è per perdenti. Non è una battuta; è esattamente quello che ha dichiarato il guru per eccellenza del nuovo capitalismo statunitense, il boss della PayPal Mafia, mister Peter Thiel: “Quando si tratta di affari, io ho una specie di chiodo fisso che mi ossessiona completamente ed è che se fondi un’azienda il tuo obiettivo dovrebbe sempre essere quello di costruire un monopolio e evitare in ogni modo ogni competizione. La competizione è per i perdenti”. Indovinate un po’ chi aveva invitato Thiel a Stanford a parlare della sua teoria? Esatto, proprio lui: Sam Altman, che ha imparato la lezione. L’obiettivo di Altman, e della cricca dell’AI made in USA, è proprio quello: non creare aziende innovative e competitive, ma creare, con ogni mezzo necessario, un monopolio. E non negli USA, ma in tutto il mondo: come impossessarsi di tutta l’acqua del pianeta, o l’energia; e ti credo che gli arrivano una quantità di quattrini che non hanno niente a che vedere con il giro di affari di oggi… I monopoli funzionano che prima perdono un sacco di soldi per impossessarsi di tutto un mercato, e quando poi l’hanno conquistato e non ci sono alternative, aumentano i prezzi a piacere, ed è lì che fanno i soldi veri; il problema quindi è: riusciranno a seguire le indicazioni di Peter Thiel e a costruire un monopolio dell’intelligenza artificiale?

Nel mondo cosiddetto sviluppato il problema non si pone: all’interno degli USA quello dell’AI è un vero e proprio cartello, che si muove in modo coordinato con la mediazione della Casa Bianca. E dai vassalli non c’è niente da temere: l’Europa e gli alleati asiatici hanno completamente abdicato e a costruire competitor c’hanno rinunciato a priori; un vero e proprio atto d’amore e di devozione verso il centro imperiale. Peccato, però, che ormai al mondo non ci sono più solo vassalli e la Cina sembra determinata a rompere le uova nel paniere della nuova aristocrazia tecnologica; e ha deciso di farlo nel modo più fastidioso possibile: puntando tutto sull’open source – cioè, ti dà le stesse cose delle corporation USA, ma gratis. E come fai a consolidare un monopolio in un mercato dove hai competitor che regalano gratis il tuo stesso prodotto? La vedo dura…

E non è ancora finita, perché l’AI non è solo questione di chip e di algoritmi: è questione di energia elettrica e, da questo punto di vista, non c’è partita.

In questo grafico è rappresentata la produzione di energia elettrica negli USA e in Cina dal 1985 ad oggi: gli USA sono il tratto rosso, che sta esattamente dove stava nel 1995; la Cina è quello blu che, dal ‘95 ad oggi, è decuplicato e ora è abbondantemente il doppio che negli USA. Merito, in buona parte, anche della transizione ecologica e del ricorso alle rinnovabili che negli USA, per fare un favore ai petrolieri miliardari, hanno abbandonato; e non è tutto, perché il problema non è solo la quantità, ma anche il prezzo: in Cina la rete elettrica, come ogni monopolio naturale, è in mano ai colossi statali, che hanno come unico obiettivo fornire la maggior quantità possibile di elettricità al minor costo possibile. Negli USA se la compra BlackRock per costruire un altro monopolio da cui ricavare il massimo della rendita, a discapito di tutti gli altri; ora, se tu sei un azienda che sta ricevendo una quantità senza precedenti da tutto il pianeta di capitali in base alla promessa che costruirai il più grande monopolio di sempre, anche se sai tutte queste cose, di solito che fai? Neghi, minimizzi, la butti in caciara, no?

E, invece, qua è andata diversamente: “La Cina vincerà la corsa dell’AI”; lo ha affermato direttamente la persona che in assoluto ha più da perdere, il capo di NVIDIA, Jensen Huang. E’ impazzito? Anche qui, più probabile ci siano ragioni più razionali; e veniamo al secondo pilastro del capitalismo USA, che è di nuovo agli antipodi della vulgata – e, cioè, che a garantire la rendita degli aspiranti monopolisti, stringi stringi, c’è sempre lo Stato: è lui che deve garantire alle corporation USA di poter sempre sbaragliare la concorrenza e consolidare un regime monopolistico con ogni mezzo necessario. Un paio li ha indicati lo stesso Huang e sono, appunto, la garanzia di avere tutta l’energia che serve a prezzi competitivi (ma chissà se BlackRock è d’accordo) e, poi, di rendere più flessibili le regole, che non so cosa possa significare perché più flessibili di così negli USA, dove le aziende private possono saccheggiare liberamente i dati rubati in qualsiasi modo per scopi commerciali, non so cosa potrebbero inventarsi.

Ma poi c’è molto altro che il governo può – e quindi deve – fare, e qui entra in gioco Altman; nel marzo scorso, quando con l’uscita dell’ultima versione di DeepSeek la Cina dimostrò di poter sviluppare modelli d’intelligenza artificiale competitivi con quelli USA, la richiesta di Altman fu molto semplice e diretta: chiudetela. La motivazione era esilarante: DeepSeek, secondo Altman, andava chiusa perché era stata sostenuta dal governo cinese; il bue che dal del cornuto all’asino. Comunque, Altman è stato parzialmente soddisfatto e, con delle motivazioni demenziali, il governo e gli amici di Corporate America hanno cercato in ogni modo di ostacolare la diffusione di DeepSeek, ma ovviamente non è bastato. Insomma: dall’elettricità, alle regole, alla chiusura del mercato, alla fine non sembra che il governo USA abbia gli strumenti per garantire agli oligarchi dell’AI una posizione monopolistica, e questo è un bel problema perché se il monopolio non è garantito, tutti i soldi che continuano a gonfiare la bolla AI non sono giustificati e qualcuno potrebbe cominciare a cercare delle alternative. E, allora, c’è bisogno di un salto di qualità, che è esattamente quello che ha annunciato Altman: “Credo che il governo finirà per essere una sorta di assicuratore di ultima istanza“.

Una rappresentazione più plastica di così di come il capitalismo USA non c’entri niente con nessuno dei fantomatici valori con cui ci sfrucugliano le gonadi per convincerci ad arruolarci per difendere il giardino ordinato dalle orde barbariche, non poteva esistere; uno schema Ponzi fondato sulla rendita monopolistica garantita dal monopolio della forza da parte dello Stato: Adam Smith sarebbe il primo a tirar su qualche barricata. Qui non si tratta più semplicemente di prendersi a pizze tra liberali e socialisti; qui si tratta, molto semplicemente, di un regime criminale in nome degli interessi dello 0,1% contro tutti gli altri. Ed è a tutti gli altri che dovremmo riuscire a ridare un po’ di voce e, per farlo, abbiamo bisogno del tuo sostegno: metti mi piace a questo video, condividilo, ma (soprattutto) aderisci alla campagna di sottoscrizione di Ottolina Tv su GoFundMe e su PayPal.

E chi non aderisce è Matteo Renzi

Tags: aiblackrockbolla dell'AIcinaconcorrenzadeepseeki pipponi del Marrucciil pippone del marrumonopolioOpenAIpaypal mafiapeter thielSam Altmanschema Ponziusa
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