Il Marru

Non solo terre rare. Quanto della Silicon Valley è costruito sull’intelligenza artificiale cinese?, si chiede Bloomberg: “Da mesi si vociferava che i modelli di intelligenza artificiale cinesi open source e a basso costo potessero distogliere gli utenti globali dalle offerte statunitensi. Ora sembra che stiano silenziosamente conquistando anche la Silicon Valley”; “Il capitalista di rischio Chamath Palihapitiya ha recentemente dichiarato nel suo influente podcast All-In, co-condotto dal capo dell’intelligenza artificiale della Casa Bianca David Sacks, che un’azienda con cui collabora ha trasferito gran parte del suo carico di lavoro a Kimi K2, sviluppato da Moonshot AI con sede a Pechino. Il modello open source, ha affermato, è francamente molto più economico di OpenAI e Anthropic“. “Poco dopo, il CEO di Airbnb Inc. Brian Chesky ha ammesso di non aver integrato la sua app di viaggio con ChatGPT di OpenAI perché gli strumenti di connessione non erano ancora pronti”; al suo posto, “stanno facendo molto affidamento sulla gamma Qwen di Alibaba Group Holding Ltd”: ”È molto buona. È anche veloce ed economica”, ha affermato Chesky, che è particolarmente indicativo perché Chesky ha un rapporto personale molto stretto con Altman di OpenAI. I modelli cinesi hanno superato quelli statunitensi in termini di download cumulativi da parte degli sviluppatori; il cambiamento è avvenuto lentamente, poi all’improvviso: all’inizio del 2024, Llama di Meta Platforms Inc. aveva 10,6 milioni di download, contro il misero mezzo milione di Qwen di Alibaba. Il mese scorso, Qwen aveva registrato 385,3 milioni di download cumulativi, rispetto ai 346,2 milioni di Llama.

Anche Asia Times insiste sull’argomento:

Lo Tsunami dell’intelligenza artificiale open source cinese, titola: “L’intelligenza artificiale cinese supera i rivali occidentali grazie all’adozione di tecnologie Mixture of Experts che riducono i costi e aumentano l’efficienza”; “L’innovazione non segue mai un copione. Accelera, inciampa e sorprende. Due anni fa, una nota di Google trapelata avvertiva che i modelli open source avrebbero un giorno eroso il fossato che sembrava proteggere gli sviluppatori proprietari di LLM. Per un po’, gli sviluppatori proprietari hanno sfidato questa profezia, continuando a crescere in termini di capacità e reputazione”. Ma, due anni dopo, la realtà sembra più chiara delle peggiori previsioni dell’epoca: ancora “un anno fa, l’idea di una leadership cinese nell’intelligenza artificiale sembrava inverosimile”; e anche dopo il momento Sputnik di DeepSeek, la propaganda a sostegno della bolla AI made in USA è riuscita a imporre l’idea “che i modelli cinesi fossero derivati o copie, con affermazioni esagerate e indimostrabili, e che i suoi laboratori fossero vincolati da sanzioni e costi”. “Questa visione ora sembra superata. Entro la metà del 2025, gli sviluppatori cinesi hanno rilasciato più LLM pubblici di chiunque altro. Hanno iniziato a dominare le classifiche dei download. DeepSeek, Qwen, MiniMax e Kimi non sono più nomi marginali”: “Quando abbiamo iniziato a scrivere l’articolo all’inizio della settimana, otto dei dieci modelli open source con il punteggio più alto erano cinesi”.
Al centro di questa nuova fase della competizione tra AI Made in USA o in China, c’è il ruolo degli MoE, i Mixture of Experts; si tratta di una serie di tattiche che permettono di “fare di più con meno”: “Il MoE trasforma un singolo modello di grandi dimensioni in una federazione di modelli più piccoli. Invece di attivare tutti i parametri per ogni query, il MoE attiva solo gli esperti necessari per un determinato compito. Il resto rimane inattivo, riducendo i costi senza ridurre la scala complessiva”. Questa logica può essere applicata in decine e decine di modi diversi: “L’unica certezza è che laddove si esplorano più metodi, la probabilità di una svolta è maggiore. E la Cina, in questo momento, è il centro di questa esplorazione”.
Intanto, l’amministrazione Trump continua a concentrarsi sul ritorno della dottrina Monroe, a partire dal Venezuela di Maduro: qui il buon Vijay Prashad fa un sintetico, ma efficace, riassunto dei 5 scenari possibili: dallo scenario Panama a quello iracheno, dal golfo del Tonchino all’opzione Soleimani. Il mainstream globalista e liberal-progressista sostiene l’aggressività neocoloniale di Trump:

“Trump dovrebbe cacciare Maduro”, sottolinea il democratico e progressista Matthew Kroenig di Foreign Policy; l’unico distinguo, appunto, è che non è detto sia necessario inviare truppe.
Intanto, come se niente fosse…

“Non si ferma il trend di crescita delle procedure concorsuali. Nel primo semestre di quest’anno, gli iter in materia di crisi d’impresa sono aumentati del 29%, passando dai 5.505 registrati nel periodo gennaio-giugno 2024 ai 7.116 dello stesso periodo del 2025. In tutto il 2024 le procedure concorsuali erano state 11.701, in crescita del 22% rispetto all’anno precedente”: “L’incremento, infatti, prosegue ininterrottamente da quattro anni e segnala le difficoltà delle imprese in una congiuntura che continua a essere caratterizzata da instabilità geopolitica, guerre e aumento dei costi energetici. Se si proiettano i dati del primo semestre 2025 sull’intero anno, l’aumento rispetto al 2022 supera il 61%: si passa dalle 8.828 procedure del 2022 alle 14.232 stimate per il 2025 (ma potrebbero essere di più poiché molti iter si concentrano nel l’ultima parte dell’anno)”.















