Il piano di pace di Trump-Netanyahu per Gaza non è un vero piano di pace, ma un accordo su un cessate il fuoco che sancirebbe la definitiva sconfitta di Hamas e certificherebbe lo status di colonia della Palestina. Fondamentalmente, al di là delle questioni più contingenti affrontante nei vari punti dell’accordo, le uniche concessioni fatte (per il momento) al popolo palestinese grazie alla mediazione dei Paesi arabi riguardano la momentanea non annessione della Cisgiordania e della striscia di Gaza allo stato sionista: la Grande Israele dovrà, insomma attendere, e questo ha fatto naturalmente infuriare i più nazi-sionisti dei nazi-sionisti israeliani, i quali chiedevano, invece, a gran voce la conclusione dei lavori (del genocidio) e l’annessione delle terre che il loro Dio gli ha promesso. Nessuno di noi ha il diritto di dire cosa la Resistenza palestinese dovrebbe o non dovrebbe fare, se accettare o non accettare il piano presentatogli con la pistola fumante alla testa, visto che ai palestinesi soltanto spetta il diritto di decidere – se hanno ancora le forza e le armi per portare avanti la loro eroica battaglia per la salvezza del loro popolo e della loro terra. Tanti finti analisti hanno sprecato il fiato in questi 2 giorni per discutere di questo o quel punto del piano, magari rallegrandosi di essere più vicini di prima a un cessate il fuoco; noi, invece, non abbandoneremo mai l’idea che un piano di pace non sarà mai veramente un piano di pace fino a che Israele non si ritirerà immediatamente da tutti i territori occupati, abbandonerà per sempre i propri progetti coloniali, consegnerà la propria classe dirigente alla giustizia internazionale per crimini commessi negli ultimi decenni e riconoscerà la nascita di uno Stato palestinese.















