La guerra commerciale mondiale di Trump ha troppi obiettivi, tutti in contraddizione tra loro, e si vede: doveva servire a mandare a casa gli agenti delle élite globaliste e ha finito per farli trionfare, contro ogni pronostico, sia in Australia che in Canada; e, poi, doveva servire a incutere timore ai BRICS, ma finirà per rafforzarli. Negli ultimi 16 mila anni, la propaganda sinofoba non ha fatto altro che esaltare il ruolo dell’India come alleato di ferro dell’imperialismo a guida USA per contrastare l’inarrestabile ascesa di Pechino; alla fine del giro, l’India esce dai negoziati con un fardello insostenibile del 25%: evidentemente, non si è adeguata a sufficienza alle sue richieste, cioè darci un taglio col petrolio russo e disaccoppiarsi dalla Cina, ma difficilmente questa mossa avvicinerà Modi all’agenda della Casa Bianca.
Nel frattempo, Forrest Trump alza il tiro anche contro altri due fondatori dei BRICS: Sudafrica e Brasile, che – molto probabilmente – si troveranno con le tariffe più alte del pianeta; se cercava un modo per fortificare l’alleanza più importante del nuovo ordine multipolare, ci sta riuscendo benissimo. Gli unici che potrebbero pagare una tassa imperiale comparabile a quella dei BRICS sono i canadesi, una punizione esemplare voluta dalla lobby israeliana: Ottawa aveva annunciato la volontà di riconoscere ufficialmente lo stato di Palestina – che, in realtà, significa poco o niente, ma con Israele ormai circondata dall’opinione pubblica internazionale, evidentemente, è comunque troppo. Ne parliamo in questo nuovo, imperdibile episodio del nostro Non Talk con Hagi e Nicola Melloni.











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