Cosa ha a che fare la visita a Roma di re Carlo III d’Inghilterra ad aprile di questβanno con il sequestro Matteotti di un secolo fa? In apparenza proprio nulla, e questo perchΓ© il tragico omicidio del deputato socialista viene spesso descritto nei libri di storia come un fatto di politica interna nellβItalia proto-fascista del 1924: la tesi dominante individua come unica causa del delitto Matteotti il suo discorso dβaccusa al fascismo alla Camera il 30 maggio 1924, idea ribadita – peraltro – in alcune parti del romanzo dello scrittore premio Strega, Antonio Scurati, M. Il figlio del secolo, che cerca di attualizzare il passato nella maniera piΓΉ piddina (e quindi ridicola) possibile; il Mussolini scuratiano sfoggia, infatti, qualcosa di salviniano-meloniano, oppure di grillino, mentre Matteotti rappresenta retrospettivamente il baluardo liberal-democratico alle derive populiste nostrane. Per dare unβaltra piccola scossa a questa lettura della storia che piΓΉ semplificatoria non si puΓ², il collettivo Ottosofia vi racconterΓ unβaltra straordinaria, ma documentatissima, versione dellβomicidio Matteotti. Se non fosse una storia tragica sotto il profilo politico, storico e umano, quella che ci apprestiamo a raccontare sarebbe una vicenda appassionante, un giallo o un thriller politico-affaristico scritto da Frederick Forsythe, John Grisham o Ken Follett, da leggere sotto lβombrellone: un intrigo internazionale fra tangenti, concessioni petrolifere, servizi segreti, faccendieri e la lunga mano di Londra dietro al movente dellβassassinio del deputato socialista.
Giacomo Matteotti Γ¨ noto per essere uno dei primissimi martiri politici dellβantifascismo, ucciso subito dopo lβomicidio in Puglia del deputato socialista Giuseppe Di Vagno. La vicenda Γ¨ stata raccontata in una pellicola del 1973, Il delitto Matteotti, diretta da Florestano Vancini: nonostante il messaggio di lotta politica antifascista, il film non rivelava al pubblico il vero movente del delitto, interpretandolo come una rappresaglia fascista a seguito del discorso appassionato pronunciato da Matteotti alla Camera dei Deputati; fino a qualche decennio fa, infatti, lβunico movente per il sequestro del deputato socialista era rintracciato nella repressione di ogni dissenso interno da parte del governo Mussolini. Studi piΓΉ recenti, sorprendentemente, vanno in unβaltra direzione e puntano i riflettori direttamente sulla permeabilitΓ del regime fascista a ogni forma di corruzione, interna o estera. Andare a fondo delle cause del delitto Matteotti, oltre ad aprire nuove prospettive di ricerca storica, serve anche a smontare lβidea, sfruttata dalle destre neo e postfasciste, che sotto la dittatura mussoliniana vigessero la legge e lβordine e, soprattutto, lβonestΓ . Naturalmente questo Γ¨ falso: il regime fascista, come ogni tipo di regime – compreso quello democratico – Γ¨ stato soggetto a forme di corruzione simili in tutto e per tutto a quelle che hanno caratterizzato la Prima Repubblica e quella vigente.
Ma che cβentra tutto ciΓ² col delitto Matteotti? Cβentra, nella misura in cui il delitto Matteotti, in base a una mole di saggi documentati, sarebbe collegato a un caso eclatante di corruzione e di trasferimento di sovranitΓ nazionale a favore delle tanto odiate plutocrazie che coinvolse direttamente Mussolini, allora presidente del Consiglio: tra le ricerche piΓΉ interessanti a sostegno di questa tesi troviamo Il delitto Matteotti. Affarismo e politica nel primo governo Mussolini, di Mauro Canali, Il golpe inglese, di Giovanni Fasanella e Lβoppositore. Matteotti contro il fascismo di Mario JosΓ© Cereghino e Mirko Rossi; scandagliando questi saggi, ci si trova di fronte a una necessaria revisione delle analisi in corso in grado di riscrivere la storia del delitto Matteotti alla luce di nuove scoperte documentali. Vediamo i fatti: il 30 maggio 1924, lβonorevole Giacomo Matteotti alla Camera contesta, con parole di fuoco, i risultati delle elezioni appena concluse, denunciando violenze e brogli perpetrati dalle squadracce fasciste; la richiesta viene ovviamente respinta dallβassemblea neoeletta, ma non manca di fare rumore e creare un certo scalpore. Il 10 giugno Matteotti esce di casa per recarsi alla biblioteca della Camera e ultimare il testo del discorso previsto per il giorno successivo, un testo che, in base alle testimonianze, avrebbe avuto un effetto dirompente sul governo Mussolini; sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, forse immerso nei pensieri su come ultimare il discorso, Matteotti viene raggiunto da un commando della Ceka fascista capitanata da Amerigo Dumini: gli squadristi caricano a forza Matteotti su una Lancia Kappa e partono a gran velocitΓ verso la periferia romana. In auto scoppia un violento alterco e il fascista Giuseppe Viola accoltella Matteotti, uccidendolo; il corpo verrΓ ritrovato dopo due mesi, il 12 agosto, da un cantoniere che lavora lungo la via Flaminia. Lβuccisione di Matteotti non rimane del tutto senza conseguenze: nel 1926 si svolgerΓ a Chieti un processo farsa in cui le accuse di sequestro e omicidio non vengono collegate e, quindi, chi ha dato lβordine del sequestro (Mussolini) non puΓ² risultare colpevole dellβuccisione del deputato, giudicata βinvolontariaβ. Prova ulteriore della farsa processuale saranno le condanne agli squadristi: tra assoluzioni e riduzioni di pena favorite dallβamnistia del 31 luglio 1925, nessuno dei criminali sconterΓ piΓΉ di qualche mese in carcere prima di tornare in libertΓ come nulla fosse. Il regime supera cosΓ¬ un momento critico, avviandosi su quella via italiana al totalitarismo che, col tempo, guardΓ² sempre piΓΉ al Terzo Reich.
Ma cosa conteneva di tanto dirompente il discorso che Matteotti non riuscΓ¬ a tenere? Eβ possibile che fosse il contenuto di quelle bozze – e non tanto le accuse di brogli elettorali – ad aver imposto al partito fascista di agire rapidamente con il sequestro e lβomicidio del loro autore? Per trovare una risposta dobbiamo tornare indietro di qualche anno, quando, nel 1921, il Movimento dei fasci di combattimento, nato a Milano due anni prima, si costituisce in partito; un partito che abbandona lβiniziale fase populista e movimentista, con tesseramento, sedi e squadracce armate di tutto punto. Si fonda quello che lo storico Emilio Gentile definisce Partito-Milizia, che, per strutturarsi, ha un bisogno disperato di capitali: i finanziamenti da parte degli imprenditori e degli agrari, che trasformano in senso conservatore e padronale lβasse ideologico del PNF, si accompagnano a una grande varietΓ di introiti illeciti; non Γ¨ un caso, ad esempio, che diversi quadri del neonato Partito Nazionale Fascista si dedichino al traffico dei residuati bellici. Tra questi, spicca il giΓ citato Amerigo Dumini, legato a filo doppio con il futuro sequestro Matteotti. I soldi, comunque, non bastano, tanto piΓΉ che la concorrenza nel traffico dβarmi in quegli anni Γ¨ molto forte e praticata anche dalle formazioni non fasciste. Filippo Filippelli, giornalista e faccendiere poi implicato nel caso Matteotti, capisce che bisogna pescare capitali in altri ambiti – come quello dei grandi appalti sul commercio petrolifero -, appalti sui quali Benito Mussolini, arrivato al governo nel 1922, puΓ² finalmente mettere le mani.
Nel 1922, lβanno in cui Mussolini forma il suo governo, lβ80% del mercato petrolifero del Regno dβItalia era gestito dagli americani della Standard Oil, mentre il restante era fornito dalla filiale italiana della britannica Royal Dutch Shell: in questo teatro di spartizione energetica, Gelasio Caetani, ambasciatore italiano a Washington, spariglia le carte facendosi portavoce di unβaltra azienda statunitense, la Sinclair Oil, sostenuta da alcuni dei principali gruppi finanziari di New York. La Sinclair Oil ottiene cosΓ¬, grazie a un decreto del 4 maggio 1924, lβesclusiva per la ricerca e lo sfruttamento di tutti i giacimenti petroliferi presenti sul territorio italiano, una concessione di novantβanni e, per non farsi mancare niente, lβesenzione dalle imposte; risultati fantastici, ottenuti a suon di tangenti passate al partito fascista per mezzo di alcuni suoi alfieri, come il fratello del Duce, Arnaldo Mussolini, ricompensato dalla Sinclair Oil con una tangente di un milione di lire. Poco prima delle elezioni del 1924, decisive per la definitiva affermazione del governo Mussolini, rischia di saltare tutto: la Sinclair Oil viene coinvolta in uno scandalo internazionale di corruzione che arriva a far condannare il presidente, Harry Ford Sinclair; lβinchiesta-terremoto viene efficacemente silenziata dalla stampa italiana, sempre piΓΉ sottomessa al potere fascista, consentendo uno svolgimento tranquillo delle elezioni, ma causa comunque lβentrata in gioco del governo britannico. Londra interpreta gli accordi fra il governo Mussolini e gli americani della Sinclair Oil come un attacco diretto ai propri interessi economici, mettendosi allβopera con ogni mezzo per frenare lβaccordo tra il colosso petrolifero e lβesecutivo fascista: in questo contesto si inserirebbe, secondo queste ricostruzioni, il deputato socialista Matteotti.
Segretario del Partito Socialista Unitario, Matteotti era di casa in Inghilterra, tanto che, nel 1924, poco prima della sua morte, il deputato aveva fatto tradurre in inglese il suo libro Un anno di dominazione fascista pubblicato per la Independent Labour Party Publication department, una cronaca delle violenze perpetrate dalle camicie nere e dalla polizia fascistizzata col benestare del primo ministro Benito Mussolini. In pieno scandalo Sinclair Oil, con le trattative del governo Mussolini in corso, Matteotti intraprende quindi un viaggio a Londra, forte delle connessioni tra PSU e Independent Labour Party: Γ¨ durante questa visita, come documentato dallo storico Mauro Canali, che il deputato socialista si sarebbe appropriato delle prove della corruzione presente nellβaffare Sinclair; carte che scottano, quelle di provenienza britannica, e che potrebbero essere costate la vita allo stesso Matteotti. Non Γ¨ un caso che, a pochi giorni dallβomicidio, il giornale del Labour Party inglese, Daily Herald, sostiene apertamente il legame tra lβomicidio dellβonorevole Matteotti e il timore che questi, ritornato in Italia, denunciasse la corruzione dei vertici governativi alla Camera, attaccando anche Arnaldo Mussolini, destinatario – come detto – di una tangente pari a 30 milioni di lire pagate dalla Sinclair: una pista promettente, rimbalzata sulla stampa a tal punto da forzare il governo italiano a cancellare ogni accordo con Sinclair Oil giΓ nel novembre 1924. Come ricorda sempre Mauro Canali, βI familiari di Matteotti hanno sempre sospettato che mandante dellβomicidio fosse re Vittorio Emanuele, secondo loro proprietario di quote della Sinclair. Invece, io sono giunto alla conclusione che fu proprio Mussolini, che aveva intascato tangenti direttamente da questa operazione, a ordinare lβeliminazione del suo avversario politicoβ; infatti il quotidiano filofascista Il Nuovo Paese di venerdΓ¬ 13 giugno 1924, riporta in prima pagina il legame fra lβonorevole Matteotti e lβaffare Sinclair.
Seppur indigesta allβestrema destra contemporanea, la tesi che vede Mussolini finanziato dal capitalismo inglese Γ¨ provata da unβinfinitΓ di fonti dβarchivio: tra queste, persino un ricercatore indipendente fascista, Maurizio Barozzi, in un articolo intitolato Il golpe inglese. Oltre due secoli di ingerenza britannica nel nostro Paese, pubblicato il 16 settembre del 2011, scrive che il delitto Matteotti βebbe una triplice finalitΓ : 1. eliminare un uomo (Matteotti) in procinto di denunziare una serie di scandali che avrebbero coinvolto vari settori dellβindustria e della finanza; 2. sbarazzarsi di un capo di governo (Mussolini) che con il suo dirigismo nella prassi di governo, non consentiva ai grandi gruppi speculativi, alcuni sorti anche allβombra della presidenza del Consiglio, di trafficare in ogni campo; 3. far saltare certi progetti, che giΓ nel 1923 si delineavano nella mente di Mussolini, circa una apertura ai socialisti e ai confederali e verso la Chiesa, prospettiva questβultima alquanto temuta dalla massoneriaβ. Il libro Il golpe inglese, del giornalista Giovanni Fasanella, aggiunge dettagli interessanti su uno dei protagonisti dellβomicidio, Amerigo Dumini: uomo della Ceka fascista che ha guidato il commando dei rapitori e degli assassini di Matteotti, massone iscritto alla Gran Loggia nazionale di piazza del GesΓΉ col grado di Maestro e fortemente legato al mondo politico anglosassone, Dumini sarebbe stato la perfetta cinghia di trasmissione tra gli interessi britannici e americani e il neonato Partito Fascista. Una pista che attirerebbe senzβaltro accuse di complottismo, se non fosse che, giΓ dal 1966, il biografo di Mussolini Renzo De Felice, nel libro Mussolini il fascista. La conquista del potere 1921-1925, accennΓ² a possibili legami tra politica e affari che “non possono essere lasciati cadere a priori”.
A partire dagli anni β80, poi, le ricerche che illuminano i legami tra Matteotti, esponenti fascisti come Dumini e la Sinclair Oil diventano sempre piΓΉ diffuse: il ricercatore fiorentino Paolo Paoletti, ad esempio, ritrovΓ² nell’Archivio Nazionale di Washington una lettera inviata nel β33 dello stesso Dumini ad alcuni legali americani; nella lettera-testamento, dal contenuto clamoroso, Dumini ammette di aver ricevuto l’ordine di uccidere Matteotti poichΓ© ai vertici del fascismo si temeva che il deputato socialista, col discorso annunciato per l’11 giugno 1924 in Parlamento, avrebbe scoperchiato il vaso di Pandora delle tangenti Sinclair Oil al governo italiano, coinvolgendo- come detto tra gli altri Arnaldo Mussolini, fratello di Benito. L’assassinio di Matteotti, proprio alla vigilia del suo importante discorso alla Camera, quello in cui avrebbe denunciato le tangenti legate alla convenzione con la Sinclair, avrebbe quindi risolto diversi problemi: il governo Mussolini rimase al riparo dagli scandali, gli interessi geopolitici e geoeconomici degli inglesi legati al petrolio vennero insabbiati e la lobby inglese dentro il PNF potΓ© continuare a far discorsi autarchici di cartone, favorendo al contempo gli interessi di Londra. Questa nuova lettura storica, ripresa anche dal saggio di Fasanella e Cereghino, La maledizione italiana, inserisce il delitto Matteotti in una trama piΓΉ complessaΒ che lega pezzi del Partito Fascista con potenti interessi politici ed economici su scala internazionale; secondo Fasanella e Cereghino, infatti, il regime fascista dal 1924 sarΓ sempre attraversato da due anime: la prima, filo-tedesca, che spinse per far entrare lβItalia in guerra al fianco del Terzo Reich, e la seconda, filo-britannica, emersa platealmente con il golpe del 1943Β – il famoso Ordine del Giorno Grandi – che, avendo uomini nel Gran Consiglio del Fascismo, cerca di spingere lβItalia verso la neutralitΓ sul modello della Spagna di Franco o lβingresso al fianco degli Alleati, seguendo la via del Brasile e di alcuni regimi militari di destra sudamericani dellβepoca.
In conclusione, possiamo dire che stiamo certamente scalfendo la punta dellβiceberg, un iceberg che sotto il pelo dellβacqua nasconde ancora diversi misteri e trame oscure che legano in modo molto piΓΉ solido le dinamiche politiche interne dellβItalia fascista ai grandi interessi imperialisti europei, inglesi e americani. De-costruire la storia convenzionale dellβomicidio Matteotti non depotenzia lβimmenso valore simbolico e morale e, anzi, in un certo senso gli rende giustizia: Γ¨ il momento di avviare finalmente ricerche storiche approfondite al di lΓ della patina mainstream, contro la retorica della sinistra ZTL Γ la Scurati da un lato e le nostalgie neofasciste dallβaltro. E se anche tu vuoi aderire a questo progetto di approfondimento storico-filosofico, aderisci alla campagna di sottoscrizione a Ottolina Tv donando il 5×1000 allβassociazione Multipopolare e venendo a trovarci sui nostri social.
E chi non aderisce, Γ¨ Mr. Harry Ford Sinclair!










