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Contro-storia del delitto Matteotti: la lunga mano di Londra e il ruolo del petrolio

OttolinaTV by OttolinaTV
14/06/2025
in 8Storia, Cultura
0

 

Cosa ha a che fare la visita a Roma di re Carlo III d’Inghilterra ad aprile di quest’anno con il sequestro Matteotti di un secolo fa? In apparenza proprio nulla, e questo perchΓ© il tragico omicidio del deputato socialista viene spesso descritto nei libri di storia come un fatto di politica interna nell’Italia proto-fascista del 1924: la tesi dominante individua come unica causa del delitto Matteotti il suo discorso d’accusa al fascismo alla Camera il 30 maggio 1924, idea ribadita – peraltro – in alcune parti del romanzo dello scrittore premio Strega, Antonio Scurati, M. Il figlio del secolo, che cerca di attualizzare il passato nella maniera piΓΉ piddina (e quindi ridicola) possibile; il Mussolini scuratiano sfoggia, infatti, qualcosa di salviniano-meloniano, oppure di grillino, mentre Matteotti rappresenta retrospettivamente il baluardo liberal-democratico alle derive populiste nostrane. Per dare un’altra piccola scossa a questa lettura della storia che piΓΉ semplificatoria non si puΓ², il collettivo Ottosofia vi racconterΓ  un’altra straordinaria, ma documentatissima, versione dell’omicidio Matteotti. Se non fosse una storia tragica sotto il profilo politico, storico e umano, quella che ci apprestiamo a raccontare sarebbe una vicenda appassionante, un giallo o un thriller politico-affaristico scritto da Frederick Forsythe, John Grisham o Ken Follett, da leggere sotto l’ombrellone: un intrigo internazionale fra tangenti, concessioni petrolifere, servizi segreti, faccendieri e la lunga mano di Londra dietro al movente dell’assassinio del deputato socialista.

Giacomo Matteotti Γ¨ noto per essere uno dei primissimi martiri politici dell’antifascismo, ucciso subito dopo l’omicidio in Puglia del deputato socialista Giuseppe Di Vagno. La vicenda Γ¨ stata raccontata in una pellicola del 1973, Il delitto Matteotti, diretta da Florestano Vancini: nonostante il messaggio di lotta politica antifascista, il film non rivelava al pubblico il vero movente del delitto, interpretandolo come una rappresaglia fascista a seguito del discorso appassionato pronunciato da Matteotti alla Camera dei Deputati; fino a qualche decennio fa, infatti, l’unico movente per il sequestro del deputato socialista era rintracciato nella repressione di ogni dissenso interno da parte del governo Mussolini. Studi piΓΉ recenti, sorprendentemente, vanno in un’altra direzione e puntano i riflettori direttamente sulla permeabilitΓ  del regime fascista a ogni forma di corruzione, interna o estera. Andare a fondo delle cause del delitto Matteotti, oltre ad aprire nuove prospettive di ricerca storica, serve anche a smontare l’idea, sfruttata dalle destre neo e postfasciste, che sotto la dittatura mussoliniana vigessero la legge e l’ordine e, soprattutto, l’onestΓ . Naturalmente questo Γ¨ falso: il regime fascista, come ogni tipo di regime – compreso quello democratico – Γ¨ stato soggetto a forme di corruzione simili in tutto e per tutto a quelle che hanno caratterizzato la Prima Repubblica e quella vigente.

Ma che c’entra tutto ciΓ² col delitto Matteotti? C’entra, nella misura in cui il delitto Matteotti, in base a una mole di saggi documentati, sarebbe collegato a un caso eclatante di corruzione e di trasferimento di sovranitΓ  nazionale a favore delle tanto odiate plutocrazie che coinvolse direttamente Mussolini, allora presidente del Consiglio: tra le ricerche piΓΉ interessanti a sostegno di questa tesi troviamo Il delitto Matteotti. Affarismo e politica nel primo governo Mussolini, di Mauro Canali, Il golpe inglese, di Giovanni Fasanella e L’oppositore. Matteotti contro il fascismo di Mario JosΓ© Cereghino e Mirko Rossi; scandagliando questi saggi, ci si trova di fronte a una necessaria revisione delle analisi in corso in grado di riscrivere la storia del delitto Matteotti alla luce di nuove scoperte documentali. Vediamo i fatti: il 30 maggio 1924, l’onorevole Giacomo Matteotti alla Camera contesta, con parole di fuoco, i risultati delle elezioni appena concluse, denunciando violenze e brogli perpetrati dalle squadracce fasciste; la richiesta viene ovviamente respinta dall’assemblea neoeletta, ma non manca di fare rumore e creare un certo scalpore. Il 10 giugno Matteotti esce di casa per recarsi alla biblioteca della Camera e ultimare il testo del discorso previsto per il giorno successivo, un testo che, in base alle testimonianze, avrebbe avuto un effetto dirompente sul governo Mussolini; sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, forse immerso nei pensieri su come ultimare il discorso, Matteotti viene raggiunto da un commando della Ceka fascista capitanata da Amerigo Dumini: gli squadristi caricano a forza Matteotti su una Lancia Kappa e partono a gran velocitΓ  verso la periferia romana. In auto scoppia un violento alterco e il fascista Giuseppe Viola accoltella Matteotti, uccidendolo; il corpo verrΓ  ritrovato dopo due mesi, il 12 agosto, da un cantoniere che lavora lungo la via Flaminia. L’uccisione di Matteotti non rimane del tutto senza conseguenze: nel 1926 si svolgerΓ  a Chieti un processo farsa in cui le accuse di sequestro e omicidio non vengono collegate e, quindi, chi ha dato l’ordine del sequestro (Mussolini) non puΓ² risultare colpevole dell’uccisione del deputato, giudicata β€œinvolontaria”. Prova ulteriore della farsa processuale saranno le condanne agli squadristi: tra assoluzioni e riduzioni di pena favorite dall’amnistia del 31 luglio 1925, nessuno dei criminali sconterΓ  piΓΉ di qualche mese in carcere prima di tornare in libertΓ  come nulla fosse. Il regime supera cosΓ¬ un momento critico, avviandosi su quella via italiana al totalitarismo che, col tempo, guardΓ² sempre piΓΉ al Terzo Reich.

Ma cosa conteneva di tanto dirompente il discorso che Matteotti non riuscΓ¬ a tenere? E’ possibile che fosse il contenuto di quelle bozze – e non tanto le accuse di brogli elettorali – ad aver imposto al partito fascista di agire rapidamente con il sequestro e l’omicidio del loro autore? Per trovare una risposta dobbiamo tornare indietro di qualche anno, quando, nel 1921, il Movimento dei fasci di combattimento, nato a Milano due anni prima, si costituisce in partito; un partito che abbandona l’iniziale fase populista e movimentista, con tesseramento, sedi e squadracce armate di tutto punto. Si fonda quello che lo storico Emilio Gentile definisce Partito-Milizia, che, per strutturarsi, ha un bisogno disperato di capitali: i finanziamenti da parte degli imprenditori e degli agrari, che trasformano in senso conservatore e padronale l’asse ideologico del PNF, si accompagnano a una grande varietΓ  di introiti illeciti; non Γ¨ un caso, ad esempio, che diversi quadri del neonato Partito Nazionale Fascista si dedichino al traffico dei residuati bellici. Tra questi, spicca il giΓ  citato Amerigo Dumini, legato a filo doppio con il futuro sequestro Matteotti. I soldi, comunque, non bastano, tanto piΓΉ che la concorrenza nel traffico d’armi in quegli anni Γ¨ molto forte e praticata anche dalle formazioni non fasciste. Filippo Filippelli, giornalista e faccendiere poi implicato nel caso Matteotti, capisce che bisogna pescare capitali in altri ambiti – come quello dei grandi appalti sul commercio petrolifero -, appalti sui quali Benito Mussolini, arrivato al governo nel 1922, puΓ² finalmente mettere le mani.

Nel 1922, l’anno in cui Mussolini forma il suo governo, l’80% del mercato petrolifero del Regno d’Italia era gestito dagli americani della Standard Oil, mentre il restante era fornito dalla filiale italiana della britannica Royal Dutch Shell: in questo teatro di spartizione energetica, Gelasio Caetani, ambasciatore italiano a Washington, spariglia le carte facendosi portavoce di un’altra azienda statunitense, la Sinclair Oil, sostenuta da alcuni dei principali gruppi finanziari di New York. La Sinclair Oil ottiene cosΓ¬, grazie a un decreto del 4 maggio 1924, l’esclusiva per la ricerca e lo sfruttamento di tutti i giacimenti petroliferi presenti sul territorio italiano, una concessione di novant’anni e, per non farsi mancare niente, l’esenzione dalle imposte; risultati fantastici, ottenuti a suon di tangenti passate al partito fascista per mezzo di alcuni suoi alfieri, come il fratello del Duce, Arnaldo Mussolini, ricompensato dalla Sinclair Oil con una tangente di un milione di lire. Poco prima delle elezioni del 1924, decisive per la definitiva affermazione del governo Mussolini, rischia di saltare tutto: la Sinclair Oil viene coinvolta in uno scandalo internazionale di corruzione che arriva a far condannare il presidente, Harry Ford Sinclair; l’inchiesta-terremoto viene efficacemente silenziata dalla stampa italiana, sempre piΓΉ sottomessa al potere fascista, consentendo uno svolgimento tranquillo delle elezioni, ma causa comunque l’entrata in gioco del governo britannico. Londra interpreta gli accordi fra il governo Mussolini e gli americani della Sinclair Oil come un attacco diretto ai propri interessi economici, mettendosi all’opera con ogni mezzo per frenare l’accordo tra il colosso petrolifero e l’esecutivo fascista: in questo contesto si inserirebbe, secondo queste ricostruzioni, il deputato socialista Matteotti.

Segretario del Partito Socialista Unitario, Matteotti era di casa in Inghilterra, tanto che, nel 1924, poco prima della sua morte, il deputato aveva fatto tradurre in inglese il suo libro Un anno di dominazione fascista pubblicato per la Independent Labour Party Publication department, una cronaca delle violenze perpetrate dalle camicie nere e dalla polizia fascistizzata col benestare del primo ministro Benito Mussolini. In pieno scandalo Sinclair Oil, con le trattative del governo Mussolini in corso, Matteotti intraprende quindi un viaggio a Londra, forte delle connessioni tra PSU e Independent Labour Party: Γ¨ durante questa visita, come documentato dallo storico Mauro Canali, che il deputato socialista si sarebbe appropriato delle prove della corruzione presente nell’affare Sinclair; carte che scottano, quelle di provenienza britannica, e che potrebbero essere costate la vita allo stesso Matteotti. Non Γ¨ un caso che, a pochi giorni dall’omicidio, il giornale del Labour Party inglese, Daily Herald, sostiene apertamente il legame tra l’omicidio dell’onorevole Matteotti e il timore che questi, ritornato in Italia, denunciasse la corruzione dei vertici governativi alla Camera, attaccando anche Arnaldo Mussolini, destinatario – come detto – di una tangente pari a 30 milioni di lire pagate dalla Sinclair: una pista promettente, rimbalzata sulla stampa a tal punto da forzare il governo italiano a cancellare ogni accordo con Sinclair Oil giΓ  nel novembre 1924. Come ricorda sempre Mauro Canali, β€œI familiari di Matteotti hanno sempre sospettato che mandante dell’omicidio fosse re Vittorio Emanuele, secondo loro proprietario di quote della Sinclair. Invece, io sono giunto alla conclusione che fu proprio Mussolini, che aveva intascato tangenti direttamente da questa operazione, a ordinare l’eliminazione del suo avversario politico”; infatti il quotidiano filofascista Il Nuovo Paese di venerdΓ¬ 13 giugno 1924, riporta in prima pagina il legame fra l’onorevole Matteotti e l’affare Sinclair.

Seppur indigesta all’estrema destra contemporanea, la tesi che vede Mussolini finanziato dal capitalismo inglese Γ¨ provata da un’infinitΓ  di fonti d’archivio: tra queste, persino un ricercatore indipendente fascista, Maurizio Barozzi, in un articolo intitolato Il golpe inglese. Oltre due secoli di ingerenza britannica nel nostro Paese, pubblicato il 16 settembre del 2011, scrive che il delitto Matteotti β€œebbe una triplice finalitΓ : 1. eliminare un uomo (Matteotti) in procinto di denunziare una serie di scandali che avrebbero coinvolto vari settori dell’industria e della finanza; 2. sbarazzarsi di un capo di governo (Mussolini) che con il suo dirigismo nella prassi di governo, non consentiva ai grandi gruppi speculativi, alcuni sorti anche all’ombra della presidenza del Consiglio, di trafficare in ogni campo; 3. far saltare certi progetti, che giΓ  nel 1923 si delineavano nella mente di Mussolini, circa una apertura ai socialisti e ai confederali e verso la Chiesa, prospettiva quest’ultima alquanto temuta dalla massoneria”. Il libro Il golpe inglese, del giornalista Giovanni Fasanella, aggiunge dettagli interessanti su uno dei protagonisti dell’omicidio, Amerigo Dumini: uomo della Ceka fascista che ha guidato il commando dei rapitori e degli assassini di Matteotti, massone iscritto alla Gran Loggia nazionale di piazza del GesΓΉ col grado di Maestro e fortemente legato al mondo politico anglosassone, Dumini sarebbe stato la perfetta cinghia di trasmissione tra gli interessi britannici e americani e il neonato Partito Fascista. Una pista che attirerebbe senz’altro accuse di complottismo, se non fosse che, giΓ  dal 1966, il biografo di Mussolini Renzo De Felice, nel libro Mussolini il fascista. La conquista del potere 1921-1925, accennΓ² a possibili legami tra politica e affari che “non possono essere lasciati cadere a priori”.

A partire dagli anni β€˜80, poi, le ricerche che illuminano i legami tra Matteotti, esponenti fascisti come Dumini e la Sinclair Oil diventano sempre piΓΉ diffuse: il ricercatore fiorentino Paolo Paoletti, ad esempio, ritrovΓ² nell’Archivio Nazionale di Washington una lettera inviata nel β€˜33 dello stesso Dumini ad alcuni legali americani; nella lettera-testamento, dal contenuto clamoroso, Dumini ammette di aver ricevuto l’ordine di uccidere Matteotti poichΓ© ai vertici del fascismo si temeva che il deputato socialista, col discorso annunciato per l’11 giugno 1924 in Parlamento, avrebbe scoperchiato il vaso di Pandora delle tangenti Sinclair Oil al governo italiano, coinvolgendo- come detto tra gli altri Arnaldo Mussolini, fratello di Benito. L’assassinio di Matteotti, proprio alla vigilia del suo importante discorso alla Camera, quello in cui avrebbe denunciato le tangenti legate alla convenzione con la Sinclair, avrebbe quindi risolto diversi problemi: il governo Mussolini rimase al riparo dagli scandali, gli interessi geopolitici e geoeconomici degli inglesi legati al petrolio vennero insabbiati e la lobby inglese dentro il PNF potΓ© continuare a far discorsi autarchici di cartone, favorendo al contempo gli interessi di Londra. Questa nuova lettura storica, ripresa anche dal saggio di Fasanella e Cereghino, La maledizione italiana, inserisce il delitto Matteotti in una trama piΓΉ complessaΒ che lega pezzi del Partito Fascista con potenti interessi politici ed economici su scala internazionale; secondo Fasanella e Cereghino, infatti, il regime fascista dal 1924 sarΓ  sempre attraversato da due anime: la prima, filo-tedesca, che spinse per far entrare l’Italia in guerra al fianco del Terzo Reich, e la seconda, filo-britannica, emersa platealmente con il golpe del 1943Β  – il famoso Ordine del Giorno Grandi – che, avendo uomini nel Gran Consiglio del Fascismo, cerca di spingere l’Italia verso la neutralitΓ  sul modello della Spagna di Franco o l’ingresso al fianco degli Alleati, seguendo la via del Brasile e di alcuni regimi militari di destra sudamericani dell’epoca.

In conclusione, possiamo dire che stiamo certamente scalfendo la punta dell’iceberg, un iceberg che sotto il pelo dell’acqua nasconde ancora diversi misteri e trame oscure che legano in modo molto piΓΉ solido le dinamiche politiche interne dell’Italia fascista ai grandi interessi imperialisti europei, inglesi e americani. De-costruire la storia convenzionale dell’omicidio Matteotti non depotenzia l’immenso valore simbolico e morale e, anzi, in un certo senso gli rende giustizia: Γ¨ il momento di avviare finalmente ricerche storiche approfondite al di lΓ  della patina mainstream, contro la retorica della sinistra ZTL Γ  la Scurati da un lato e le nostalgie neofasciste dall’altro. E se anche tu vuoi aderire a questo progetto di approfondimento storico-filosofico, aderisci alla campagna di sottoscrizione a Ottolina Tv donando il 5×1000 all’associazione Multipopolare e venendo a trovarci sui nostri social.

E chi non aderisce, Γ¨ Mr. Harry Ford Sinclair!

Tags: 8storiagiacomo matteottiottosofiaottostoria
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