In mezzo alla più grande tempesta economica e geopolitica degli ultimi – minimo – 50 anni, l’Italia e gli italiani avrebbero bisogno come il pane di un governo serio e autorevole; si ritrovano in mano a una banda di boomer e di hater che farebbero tenerezza anche nelle bacheche buongiornissime su Facebook, figuriamoci nelle istituzioni. I rosiconi titola a caratteri cubitali La Verità: travaso di bile dopo il viaggio di Meloni. Libero rilancia: Triplo travaso di bile; un’altra dura giornata per la sinistra. La stampa mondiale celebra la mediazione del premier. Ma, proprio come ieri, di tutte queste celebrazioni in realtà non c’è traccia; ancora oggi l’unica testata internazionale a dedicare alla nostra Georgie un titoletto in prima pagina è Bloomberg Europa, un trafilettino scusso scusso che ignora totalmente la visita di Vance e torna sulla missione di Georgie a Washington con un tono che non definirei esattamente celebrativo: “Meloni riceve gli elogi di Trump” scrivono, “ma se ne va con poca sostanza”.
Nel frattempo, il centro studi di Confindustria pubblica l’ormai consueto bollettino di guerra: la produzione industriale a febbraio è crollata di un altro bel 0,9% e l’indice PMI è sceso da 47,4 a 46,6; per provare a tamponare (almeno temporaneamente) il declino, dovremmo superare i 50 punti. La fiducia è ai minimi storici e, secondo Confindustria, tra il 2025 e il 2026 causerà una minore crescita dello 0,3% del PIL. Alla corte di Re Donald la nostra Georgie ha garantito nuovi investimenti italiani negli USA: peccato che in Italia, invece, gli investimenti in macchinari – già ai minimi dopo la fine di industria 4.0 e il flop totale di transizione 5.0 – continuano a diminuire; d’altronde, tenere aperto l’accesso ai consumatori USA è la priorità assoluta. Peccato, però, che l’export verso gli USA sia crollato di quasi 10 punti ancora prima che sugli USA si abbattesse una recessione che ormai più o meno tutti danno per scontata. In generale, il volume delle esportazioni italiane è crollato di oltre 4 punti; un segnale inquietante: in vista della guerra commerciale, nel resto del mondo c’è stata la corsa a rimpinguare i magazzini. Lo sa bene la Cina che, nonostante il bullismo di Trump, proprio per questa ragione in marzo ha registrato una crescita anno su anno del 12,4%; e di sicuro, per ora, nonostante la favoletta meloniana del milione di nuovi posti di lavoro, i mercati internazionali non potranno essere sostituiti dai consumi interni: nell’ultimo trimestre del 2024, certifica Confindustria, il reddito reale delle famiglie italiane è sceso di un altro 0,6%. Lavorare di più per essere più poveri e più sottomessi: questo sì che è il vero patriottismo come ai vecchi tempi! Un piano perfetto per rilanciare l’Italia Potenza del Mediterraneo.
E gli altri invidiosoni cosa fanno? Rosicano! Quanto a lungo Georgie potrà godere di questo assegno in bianco per distruggere l’economia nazionale limitandosi semplicemente a bullizzare quegli scappati di casa che stanno oggi all’opposizione e che, giustamente, non riescono a raccogliere nemmeno i voti dei parenti più stretti? Comunque, per chi ha ancora qualche dubbio che la sfilata della tenera Georgie non abbia comportato nessunissimo beneficio per il suo portafoglio, basta vedere chi la considera un successo: a parte la solita ola di baciaculi in secondo grado – i baciaculi dei baciaculi, diciamo – tra gli entusiasti si aggiunge oggi dalle pagine del Corriere una firma che è una garanzia: CarCarlo Cottarelli, l’economista più cringe della seconda Repubblica, che parla esplicitamente di “doppio successo”. Una parte fondamentale di questo doppio successo è l’adesione dell’Italia allo sviluppo del Corridoio economico India – Medio Oriente – Europa, una vera svolta: per 30 anni abbiamo tenuto spalancate le nostre porte nei confronti della Cina, una Cina povera, alla disperata ricerca di un riscatto attraverso l’esportazione di merci a basso costo e priva di un mercato interno; questa apertura incondizionata, dettata dagli architetti della globalizzazione neoliberista, ci ha devastati. Da allora, la Cina ha sviluppato un gigantesco mercato interno, ha ridotto il peso delle esportazioni sul PIL da oltre il 30 a meno del 20%, ed è intenzionata ad andare ben oltre, rendendo davvero great again la sua sconfinata classe media. Ed è alla disperata ricerca di amici per tenere botta al bullismo di Washington; insomma: letteralmente, a sapersela giocare, l’occasione del secolo. E cosa fa la nostra Georgie ? Diventa l’avanguardia europea dell’asse atlantico contro la Cina e si apre all’India, cioè un Paese che, per imitare la Cina, nei prossimi decenni tenterà di invadere i nostri mercati con prodotti a basso costo.

Ma quanti soldi avranno per comprare le nostre merci? Secondo questo grafico del Financial Times, pochini: i salari reali della classe media sono rimasti fermi al 2013; quelli della classe media cinese, a seconda delle stime, sono cresciuti tra il 70 e l’80%. Insomma: tutto quello che fa Georgie è esclusivamente in virtù degli interessi imperiali di Washington e contrario all’interesse nazionale. Chi se ne rallegra è un vero patriota e chi si lamenta, un rosicone: cosa mai potrebbe andare storto?















