Energia รจ potere, non solo in senso fisico, ma anche politico ed economico: lo sapeva bene Lenin che nel 1920, interrogato su cosa fosse la nuova struttura sociale che si andava edificando in Russia, rispose che รจ il potere del popolo attraverso i Consigli piรน lโelettrificazione di tutto il Paese; questa frase, pronunciata da Lenin nel 1920, sottolinea il ruolo fondamentale dellโenergia nella costruzione di una societร basata sullโeguaglianza. Le cose non sono cambiate: lโelettrificazione non รจ solo una questione tecnica, ma una condizione essenziale per lo sviluppo economico, lโautosufficienza e il miglioramento delle condizioni di vita del 99%; chi controlla la produzione e la distribuzione dellโenergia determina le regole del gioco, orienta le scelte strategiche e condiziona il destino delle comunitร . Cosรฌ la transizione energetica, spesso presentata come una necessitร tecnica per ridurre le emissioni di COโ, รจ in realtร un terreno di scontro tra due modelli sociali di sviluppo contrapposti: da un lato la centralizzazione delle risorse nelle mani di pochi, dallโaltro la possibilitร di una gestione democratica e diffusa dellโenergia.
Lo sanno bene i sardi che su questo stanno conducendo una battaglia senza esclusione di colpi: lโisola, giร segnata da decenni di sfruttamento industriale e militare, rischia di diventare il laboratorio di una nuova forma di colonizzazione. Mentre si moltiplicano i progetti per mega-impianti eolici e fotovoltaici, le comunitร sarde hanno dato vita ad uno dei movimenti popolari piรน significativi della storia della Sardegna, arrivando perfino ad occupare il Consiglio Regionale: lo scorso novembre, un gruppo di donne della Rete Pratobello 24 hanno fatto ingresso nellโaula consiliare della Regione Sardegna per contestare la mancata discussione dellโassemblea sarda dellโomonima proposta di legge di iniziativa popolare.
In questo video, Mariagrazia Demontis, volto noto del movimento sardo nonchรฉ una delle occupanti del Consiglio Regionale, racconta le ragioni profonde della mobilitazione, tra cui lโiscrizione della crisi climatica in un contesto piรน ampio di quello meramente ambientale, strettamente legato ad una crisi economica e democratica globale; questa crisi non รจ frutto del caso o della sfortuna, ma ha una causa ben precisa ed รจ dovuta alla gestione forsennata di precisi gruppi di interesse, un pugno molto limitato di individui che controllano risorse e decisioni lasciando ai margini la maggioranza della popolazione. La rappresentante della Rete Pratobello 24 arriva a conclusioni che possono essere condivisibili o meno (per noi la decrescita non รจ, per esempio, una strada cosรฌ felice), ma coglie il fuoco del problema: la crisi climatica non รจ dovuta allโessere umano di per sรฉ o a quella fase evolutiva dellโuomo che solitamente viene definito antropocene, bensรฌ รจ il diretto risultato di un sistema estrattivista e predatorio che considera la natura come un oggetto da sfruttare e le comunitร umane come un ingranaggio funzionale a questo stesso meccanismo; in questa logica perversa, il capitale non solo depreda lโambiente, ma sfrutta anche lโessere umano riducendolo a mero strumento di produzione.
Che il movimento che in Sardegna si oppone alla speculazione energetica sia contrario alle rinnovabili e legato agli interessi delle lobbies del petrolio e del carbone, รจ una delle tante fake news che hanno circolato nel mainstream; uno dei passaggi piรน significativi del video che vi presentiamo รจ lโanalisi della transizione energetica come opportunitร mancata: le energie rinnovabili avrebbero potuto rappresentare una svolta democratica, decentralizzando la produzione di energia e restituendo il controllo delle risorse alle comunitร . Invece, il modello attuale ripropone le stesse dinamiche di accentramento del potere: grandi impianti industriali gestiti da multinazionali continuano a escludere le popolazioni locali, perpetuando un sistema di ingiustizia energetica. Viene inoltre fatto notare come lโespansione del fotovoltaico e dellโeolico industriale stia avvenendo in modo diseguale, concentrandosi nelle regioni del Nord Italia, dove le comunitร beneficiano di modelli energetici decentralizzati, mentre il Sud, ancora una volta, viene relegato a un ruolo subalterno; questo divario non รจ solo geografico, ma รจ anche simbolico di una questione meridionale mai risolta che si amplifica sempre di piรน ad ogni giro di boa della storia.
La critica al gigantismo industriale รจ comprensibile se letta dallโottica di chi subisce da sempre decisioni e modelli esogeni e impositivi; il punto, perรฒ, non รจ tanto se il modello energetico “micro e diffuso”, basato su piccoli impianti gestiti localmente e a beneficio delle comunitร , sia compatibile con le reali esigenze della transizione energetica: non รจ necessario, infatti, condividere ogni dettaglio tecnico o conclusione sui micro-modelli per riconoscere l’urgenza di una democrazia energetica che parta dai bisogni del 99%, ponendo al centro le comunitร e i loro territori. In sintesi: perchรฉ i costi della transizione li devono pagare gli oppressi di sempre, senza alcun loro coinvolgimento? Questo cambio di prospettiva รจ essenziale per costruire un futuro energetico che non sia solo sostenibile, ma anche rispettoso dei diritti del 99%, altrimenti non ci sarร alcuna transizione perchรฉ, semplicemente, transitare da un modello di sfruttamento e di rapina basato sulle fossili ad uno basato sul vento e sul sole (semplicemente) transizione non รจ.
La transizione deve essere nellโinteresse della maggioranza e, per fare questo, cโรจ bisogno di ascoltare la volontร popolare; e non ci sembra che questa sia una dote della classe politica attualmente al potere: da Draghi a Meloni, nonostante gli ululati alla luna sui valori democratici del primo e sullโintoccabilitร della sovranitร della seconda, ci sembra che a decidere siano sempre gli stessi e, cioรจ, oligarchi e speculatori.










