Siamo al quinto giorno delle proteste nella città sul Bosforo, dopo l’arresto nel carcare di Silivri del sindaco Ekrem Imamoglu per vari crimini, tra cui sostegno al terrorismo del PKK e corruzione. L’arresto è arrivato dopo che in precedenza era stata sospesa al politico anche la laurea, per via di un cambio di università. Il Partito Popolare Repubblicano, cercando di capitalizzare la mobilitazione popolare, ha proposto delle primarie in cui l’arrestato è risultato il candidato più votato con quindici milioni di voti; si punta dunque ad anticipare il voto di governo previsto per il 2028. Nella notte scontri di piazza in cui sono state lanciate anche granate e lacrimogeni: il leader dell’opposizione ha comunicato tramite X “non mi arrenderò mai”. Torna dunque a scaldarsi la politica interna di Ankara, dopo che precedentemente era stato raggiunto un accordo con il leader del PKK Ocalan sul processo di disarmo e scioglimento della formazione terroristica curda. Nelle prime ore del mattino è giunta la notizia dello stato di fermo per nove giornalisti che negli ultimi giorni hanno seguito i manifestanti. La nomina a leader dell’opposizione per Imamoglu è di carattere simbolico-politico, poiché per candidarsi è necessario possedere un titolo di laurea, precedentemente annullato all’ex sindaco.











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