Mentre prepara l’incontro con Putin, il presidente Trump si scatena in una furiosa polemica con Zelensky, prendendolo letteralmente a pesci in faccia in una raffica di dichiarazioni affidate, come d’abitudine, ai post di Truth Social. Lo accusa di essere un comico mediocre che avrebbe convinto gli Stati Uniti a “spendere 350 miliardi di dollari per entrare in una guerra che non poteva essere vinta”, soldi che, per sua stessa ammissione, sarebbero spariti. Lo definisce un dittatore senza elezioni che farebbe meglio a indire subito il voto o “non avrà più un Paese”, parole che rimbombano come una minaccia per il presidente ucraino, che affronta il momento più buio dall’inizio della guerra diretta con la Russia.Inutili le proteste di Kiev che rivendica la propria autonomia e sovranità: all’orizzonte appare uno spettro spaventoso, quello di sanzioni imposte da Washington contro il presidente Zelensky ed il suo intero staff: è questa l’ipotesi adombrata dal suo ex consigliere, nonché suo rivale politico, Alexey Arestovich, che si ritiene parli direttamente dagli Stati Uniti dove si sarebbe rifugiato dopo aver lasciato l’Ucraina.
Dalle stelle alle stalle: l’eroe coraggioso che aveva guidato la resistenza del popolo ucraino dall’attacco russo, secondo la stampa occidentale è diventato il capro espiatorio su cui addossare le responsabilità della disfatta dell’Occidente contro la Russia in Ucraina, da presentare come il parassita che ha sperperato il denaro pubblico degli americani e che adesso non vuole porre fine alla guerra per mantenere in vita la gallina dalle uova d’oro. A stretto giro, contro Zelensky si sono scatenati gli uomini più vicini a Trump, nel silenzio attonito dei suoi ex amici che avevano giurato di difendere l’Ucraina fino alla vittoria, a partire da Giorgia Meloni. Il più spietato è Elon Musk, che lascia intendere che avvierà le verifiche del DOGE per scoprire che fine abbiano fatto i finanziamenti inviati a Kiev; accusa Zelensky dell’omicidio del giornalista statunitense Gonzalo Lira e gli chiede di ripristinare la libertà di stampa in Ucraina e indire le elezioni, altrimenti non potrà dire di rappresentare il popolo ucraino. Interviene anche il figlio del presidente Barron Trump, annunciando su X l’imminente arresto di Zelensky.
Più moderato il richiamo del vicepresidente JD Vance, che in un’intervista esclusiva al tabloid britannico Mail aveva invitato Kiev ad usare toni più moderati nei confronti di Trump: “L’idea di far cambiare idea al presidente parlando male di lui sui media pubblici è un modo atroce di trattare con questa amministrazione”; il riferimento è alle proteste di Zelensky per l’esclusione dell’Ucraina dal vertice di Riad, ma dietro lo scontro feroce con la Casa Bianca c’è la partita per l’accaparramento delle terre rare in Ucraina. Trump non ha digerito il rifiuto del presidente ucraino di firmare l’accordo presentato dal capo del tesoro Bessent in missione a Kiev la scorsa settimana: “Scott Bessent in realtà è andato lì ed è stato trattato piuttosto maleducatamente, perché sostanzialmente gli hanno detto no” ha detto Trump ai giornalisti sull’Air Force One, aggiungendo che Zelensky non lo ha ricevuto perché dormiva, nonostante Bessent avesse affrontato un pericoloso viaggio in treno, ha sottolineato Trump.
Il rifiuto di Bankova è comprensibile: secondo quanto riportato dal Telegraph, Washington avrebbe chiesto a Kiev compensazioni maggiori alle riparazioni di guerra chieste alla Germania nel 1945. L’accordo di “compensazione” economica presentato da Bessent comprenderebbe più del semplice controllo dei minerali essenziali del Paese: consentirebbe agli USA di mettere le mani su tutto, dai porti e dalle infrastrutture al petrolio e al gas, nonché la più ampia base di risorse del Paese. Secondo la bozza preliminare, Stati Uniti e Ucraina dovrebbero costituire un fondo di investimento congiunto per garantire che “le parti ostili al conflitto non traggano vantaggio dalla ricostruzione dell’Ucraina”. Per gli USA è previsto il 50% dei ricavi derivanti dall’estrazione delle risorse e il 50% del valore finanziario di “tutte le nuove licenze rilasciate a terze parti” per la futura monetizzazione delle risorse; è prevista una “garanzia per tale reddito” a favore degli Stati Uniti: “Questa clausola significa prima pagateci e poi date da mangiare ai vostri figli” ha detto al Telegraph una fonte vicina alle trattative. Se il disegno di legge fosse adottato, le richieste di Trump avrebbero rappresentato “una quota maggiore del PIL ucraino rispetto alle riparazioni imposte alla Germania in base al Trattato di Versailles”, afferma l’articolo.















