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Tag: volpi

Meloni nel panico per i conti fuori controllo punta tutto su BlackRock e sulla sudamericanizzazione

Con il ritorno del patto di instabilità e decrescita e con i tassi di interesse che non accennano ad abbassarsi, Meloni si ritrova con la gigantesca patata bollente dei conti fuori controllo da gestire e la soluzione che si intravede è la peggiore possibile: svendere pezzi di paese a BlackRock e ai fondi speculativi e concentrare tutto il potere nelle mani dell’esecutivo come una piccola Pinochet qualsiasi per garantire l’ordine mentre gli avvoltoi finiscono di sbrandellare la carcassa del belpaese. Ne abbiamo parlato con Alessandro Volpi.

Quest’estate torna FEST8LINA, la festa del 99%, dal 4 al 7 luglio al circolo ARCI di Putignano a Pisa: quattro giornate di dibattiti e di convivialità con i volti noti di Ottolina Tv. Facciamo insieme la riscossa multipopolare! Per aiutarci ad organizzarla al meglio, facci sapere quanti giorni parteciperai
e le tue esigenze di alloggio compilando il form e, se vuoi aiutarci ulteriormente, partecipa come volontario.

Fest8lina, perché la controinformazione è una festa!

La guerra commerciale degli USA contro la Cina accelera la fine della dittatura del dollaro

Rimbambiden ormai ha lanciato la rincorsa alle boutade trumpiane sui dazi stellari su qualsiasi cosa prodotta in Cina, a partire ovviamente dall’auto elettrica dove i produttori occidentali sono indietro di decenni rispetto a Pechino. Ma potrebbe essere una mossa avventata: costretta a rinunciare al mercato USA, infatti, la Cina sarebbe incentivata ad accelerare il processo di dedollarizzazione e, visto il suo peso nel commercio globale, questo comporterebbe necessariamente un crollo dell’egemonia globale del dollaro stesso. L’attivismo di Macron che ha recentemente rafforzato la sua narrazione sulla creazione di una sorta di autonomia strategica finanziaria europea invocando la nascita di campioni bancari continentali grazie a processi di fusione e acquisizione, potrebbe essere quindi spinta anche dalla consapevolezza dell’imminente crollo dell’egemonia del dollaro. Ne abbiamo parlato con Alessandro Volpi, il cicerone preferito di Ottolina Tv quando si tratta di seguire il denaro e cercare di capire cosa aspettarci dalla grande rivoluzione dell’architettura finanziaria globale. Buona visione!

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Draghi l’americano vs Letta il francese: la guerra per decidere a chi vendere i lavoratori italiani

La fase terminale dell’imperialismo e le manovre messe in campo da Washington per prolungarla, causano danni giganteschi alle economie di tutti i paesi vassalli. Per rispondere ai crescenti mal di pancia del mondo produttivo europeo, le istituzioni hanno deciso di mettere in campo due pesi massimi della politica europea: Mario Draghi ed Enrico Letta, il futuro dell’Europa come ha affermato la Von der Leyen, ma sebbene entrambi propongano sostanzialmente di scaricare il costo della ristrutturazione capitalistica radicale necessaria per tenere in vita un sistema ormai decotto, le ricette potrebbero rivelarsi non facilmente conciliabili: Mario Draghi l’americano continua ad immaginare un Europa a trazione tedesca completamente subalterna alle oligarchie finanziarie USA, delle quali San MarioPio da Goldman Sachs è sempre stato un umile servitore; Enrico Mitraglietta, invece, espressione delle oligarchie finanziarie francesi, immagina un processo di feroce finanziarizzazione dell’economia europea nel tentativo di creare un polo finanziario subordinato geopoliticamente agli USA, ma autonomo e incentrato, appunto, sugli interessi concreti dei suoi mandanti. Chi prevarrà? Riusciranno a trovare una sintesi? E sarà sufficiente per tenere a bada l’insofferenza del mondo produttivo?

Ne abbiamo parlato con Alessandro Volpi.

ALESSANDRO VOLPI – da Agnelli a Moratti, la fuga dei capitalisti dall’Italia per campare di rendita

Ritorna, inesorabile, la chiacchierata con il nostro prof preferito, Alessandro Volpi, su come la finanza le escogiti tutte pur di perpetuarsi. Preparate il solito anti – acido e buona visione.

Alessandro Volpi: perchè oggi la fine del Mercato Tutelato per Luce e Gas è una Follia

Intervist8lina: benvenuti a questo nuovo appuntamento con le interviste di OttolinaTV. Il nostro ospite oggi è Alessandro Volpi, professore all’università di Pisa e attento osservatore di tutti quei processi che mirano alla finanziarizzazione della nostra disastrata economia e comportano sia un attacco sempre più feroce alle condizioni di vita della stragrande maggioranza del popolo italiano, sia a una devastazione totale del suo tessuto produttivo. La fine del mercato tutelato delle bollette energetiche delle famiglie italiane è un obiettivo che il partito unico degli affari e della guerra persegue orami da anni. Per compiere il passo definitivo però, evidentemente, serviva proprio il Governo di quelli che con sprezzo del pericolo si autodefiniscono patrioti e sovranisti, e che hanno deciso di fare il salto definitivo della staccionata nel peggiore dei momenti possibili, con  tutti i dati sull’economia nazionale in caduta libera, e sopratutto con le famiglie che non riescono più a risparmiare un euro e ricorrono sempre di più all’indebitamento selvaggio, come se fossimo ormai degli americani qualsiasi.

Alessandro Volpi – come le banche ci hanno fregato tutto e hanno registrato profitti mai visti

Il punto di partenza è rappresentato dagli straordinari risultati che stanno avendo le banche poi realtà non soltanto le banche. In realtà numerose società sono stanno registrando profitti che sono di natura veramente stellare e per usare questo senso Stella Antiseri è una e una di queste. Ma mi concentrerei sul fenomeno intanto delle banche perché secondo me è rilevante per capire alcuni aspetti della situazione nella quale ci troviamo. I dati sono oggettivamente impressionanti. Partiamo dal caso degli Stati Uniti. Ci sono appunto grosso modo sei banche che in maniera diversa nelle sei principali banche hanno fatto in nove mesi profitti per quasi 100 miliardi di dollari. Tenuto conto del fatto che escono da un anno precedente altrettanto significativo, quindi stiamo parlando veramente di un boom che queste banche hanno avuto in termini di risultato. Le banche Sappiamo quali sono gli episodi, anche la più importanti, la più significativa. Ormai banca di questo pianeta Wells Fargo, Citigroup, Morgan Stanley, Goldman Sachs e Bank of America, quindi queste banche, sia pure ripeto con risultati tra loro un po diversi, ma alla fine hanno partorito in sei per nove mesi profitti per 100 miliardi è una cifra di assoluto rilievo se vogliamo considerare il caso italiano come elemento di confronto, per cui non si tratta di fare i confronti, ma di conferma di questo quadro generale e anche della sostanziale globalizzazione finanziaria che ormai si è venuta a determinare. Nel caso italiano abbiamo profitti per 15 16 a seconda di come si calcolano le banche più importanti del Paese per una quarantina di miliardi 43 miliardi, tra l’altro con un dato anche qui secondo me interessante, che vediamo. Cioè ricordiamoci che alcuni di queste banche avevano perso una decina di miliardi dopo l’annuncio di capitalizzazione dopo l’annuncio dell’imposta sugli extraprofitti.

Beh, quei 10 miliardi sono ampiamente recuperati. Anzi, dalla seduta. Se noi facciamo un confronto fra ieri, l’altro ieri e la seduta successiva al tracollo hanno riguadagnato 7 miliardi. Quindi evidentemente ormai imposero gli extraprofitti, è stata ampiamente digerita. Io resto dell’idea che quell’operazione fosse stata un’operazione di tipo speculativo, di serie trading di tipo speculativo. E però le banche viaggiano con degli dei profitti che sono assolutamente straordinari negli Stati Uniti, come come da noi. Quindi un dato chiaro ora. La prima domanda che si farebbe chiunque, diciamo così, con un minimo di ragionevolezza. Ma le banche crescono così tanto? Ma l’economia reale che tipo di riflesso ha? Perché noi, almeno per quelli che hanno un minimo di conoscenza di storia economica in genere le banche si sono quantomeno correlate. Non dico sempre perché poi sono stati i finanziamenti, soprattutto a partire dagli anni 80. Però una relazione con l’andamento reale dell’economia c’è sempre stato. Ecco noi, per esempio, nel caso italiano sappiamo che abbiamo 43 miliardi di utili nelle banche, con una crescita complessiva del Paese che se ci togliamo l’inflazione è pari allo zero. Quindi è evidente che non esiste un rapporto diretto fra i profitti delle banche e la crescita del Paese. È evidente che le ragioni dei profitti delle banche non sono riconducibili alla crescita del Paese. Ma questo vale anche per gli Stati Uniti, sia pure in maniera diversa. Gli Stati Uniti hanno attraversato una fase decisamente meno sfavorevole di quella europea. Però ugualmente la natura dei profitti delle banche non si giustifica con la crescita dell’economia reale. Quindi sgombriamo il campo dal dire che le banche crescono perché l’economia cresce e che le banche danno un contributo reale alla crescita dell’economia reale. Ecco, questo mi sembra che questi numeri siano tangibilmente e forse mai come oggi chi ha chiaramente espliciti del fatto che non esiste una correlazione diretta fra l’aumento dei profitti e quello che è invece l’andamento dell’economia? E allora vengo al secondo punto, al di là del dato numerico. Ma allora da cosa dipende questa forte crescita dei profitti delle banche negli Stati Uniti? E ripeto, non voglio fare troppe differenze con l’Europa, dove certamente il fenomeno è meno polarizzato, ma è altrettanto altrettanto marcate e di cui l’Italia rappresenta uno dei pochi, uno dei possibili elementi di esemplificazione da cosa dipende, ma intanto dipende certamente dalle politiche delle banche centrali. Questo ormai lo scrivono in tutte le salse i rapporti, lo scriveva con grande chiarezza persino il Giornale di Confindustria, Il Sole 24 Ore di domenica, perché alla fine questo sta diventando un dato eclatante. E cioè gli alti tassi praticati dalla banca centrale determinano appunto il fatto che si genera un divario fra quanto le banche fanno, chiedono di remunerazione, cioè quindi quanto i tassi di interesse chiedono quando fanno un prestito e quale è invece il tasso di interesse che utilizzano per remunerare i loro risparmiatori? C’è il famoso differenziale, quello che avrebbe dovuto essere considerato della famosa imposta profitti. I tassi sono molto alti nel momento in cui faccio un prestito io banca e quando io invece io banca devo remunerare i miei clienti. Il tasso è decisamente molto più basso e quindi c’è un differenziale decisamente decisamente forte e quindi anche questa è una fonte, è una fonte molto, rilevante. Una delle considerazioni che spesso si fa è rappresentata dal fatto che sia aumentata nel momento in cui aumentano i tassi, aumenta certamente il margine. Per quanto riguarda le banche, in termini di prestiti, però, si svalutano i titoli di cui sono in possesso e il prezzo dei titoli di cui sono in possesso, magari in questo caso anche delle loro stesse azioni. Beh, ciò che abbiamo visto nel corso degli ultimi mesi in maniera sempre più crescente. Vedremo nei prossimi mesi, proprio in virtù di questa enorme liquidità determinata dai profitti maturati e che le banche riescono a fare operazioni di buy back, cioè si comprano buona parte dei titoli che rischiavano di essere svalutati in maniera tale che danno immediatamente un segnale agli operatori finanziari che quei titoli sono titoli protetti e quindi con quel tipo di operazione impedisce che, come si può dire, il dato negativo dell’aumento dei tassi? Voglio essere ancora più chiaro aumentano i tassi, hanno dei margini che sono significativi rispetto a quanto pagano ai loro clienti, quindi hanno un utile, come si diceva, di un centinaio di miliardi. Destina una parte di quello utile, quello che non viene destinato direttamente al dividendo lo destinano a ricomprare una parte dei titoli che rischierebbero di perdere valore, a cominciare dai loro. Questo gonfia ulteriormente il valore del titolo e ovviamente fa sì che la forza di quella banca diventi in termini finanziari ancora più marcata. Ma aggiungerei ancora altri due elementi dentro questo ragionamento perché fanno molti, fanno molti, molti soldi. E intanto certamente è evidente, come dicevo prima, che questo tipo di profitti vengono tradotti in dividendi, quindi diventano una remunerazione finanziaria. Non vengono investiti se non in misura molto limitata nelle attività delle imprese e comunque certamente non nella remunerazione dei dipendenti di queste imprese che anzi di queste imprese bancarie. Perché poi a tutti gli effetti stiamo parlando nel caso dei sei big degli Stati Uniti di banche con numero di dipendenti molto significativo le banche italiane sono oggi di strutture Usa questo termine produttive in termini di industria finanziaria che hanno un maggior numero di dipendenti. Cioè qui non è che in Italia noi abbiamo più le grandi industrie manifatturiere con migliaia di dipendenti oggi in Italia. Se andate a vedere che la grande occupazione si lega ad Eni ed Enel e poi si lega appunto ai dipendenti dei colossi bancari, beh che cosa stanno facendo? Stanno licenziando, stanno drasticamente riducendo il numero dei loro dipendenti, stanno utilizzando i prepensionamenti in maniera massiccia, stanno utilizzando tutte le forme di digitalizzazione di informatizzazione e di riduzione dei servizi territoriali.

Quindi alla fine, sul piano dei costi hanno un contenimento radicale dei costi che passa attraverso quello che ormai viene dato anche per scontato e forse persino dai sindacati, cioè di una riduzione di un dimagrimento del numero del personale e degli occupati del settore del settore bancario, del settore bancario, come poi abbiamo visto nel caso anche di altri, di altri settori dove appunto l’aumento dei profitti non significa più un tentativo di mantenere in vita la manodopera o di remunerare maggiormente. Per cui si può dire paradossale. Io ho provato anche a scriverlo che i salari sono diventati una variabile indipendente al contrario. Cioè una volta c’era la grande battaglia per dire che il salario va difeso, anche perché ha a che fare con il potere d’acquisto dei lavoratori, anche in condizioni di criticità. Qui si penserà ai dipendenti. Perché anche quando le cose vanno benissimo, i salari si riducono e sono indipendenti dall’andamento complessivo dei profitti dell’azienda e si determina un forte, direi fortissimo, processo di dimagrimento organico di questi grandi gruppi vari. Negli Stati Uniti vale per le banche, vale per le big tech, vale nell’automotive. Vale per i caso, per caso europeo e italiano. Poi c’è un altro aspetto ancora che è di cui abbiamo accennato anche nei nostri colloqui, che è rappresentato dal fatto che una parte significativa, se andate a vedere i bilanci di queste banche, una parte significativa di questi, diciamo profitti, deriva da attività che non sono l’attività di prestito in senso stretto, ma sono l’attività di gestione del risparmio che viene indirizzato alle banche attraverso società di cui le banche sono sostanzialmente proprietarie e che è il risparmio di coloro che si affidano alla previdenza complementare e alla sanità complementare.

È cresciuto in maniera esponenziale nel corso degli ultimi cinque anni, il volume di risorse destinate alle società che si occupano di risparmio gestito. Le società di risparmio gestito sono per il 90% dei casi in Italia, ma con percentuali analoghe in giro per il mondo un pochino più basse, legate o di proprietà delle banche. Le banche ricevono quindi la liquidità che sono i risparmi di coloro che ovviamente non riescono più ad avere una pensione soddisfacente o si immaginano di non avere più una pensione soddisfacente. Sanno che il sistema contributivo è certamente molto punitivo, sanno che il sistema sanitario si sta progressivamente riducendo e quindi destina una parte del loro salario, della loro retribuzione a forme di risparmio gestito. Le forme di risparmio gestito finiscono inevitabilmente attraverso queste società, appunto, che sono di risparmio gestito nelle mani delle banche, le quali utilizzano questa enorme liquidità per fare scelte di natura finanziaria. Comprano titoli, vendono titoli, comprano se serve titoli di Stato con questa liquidità e beneficiano del fatto che il rendimento sui titoli di Stato è più alto di quanto non lo fosse qualche anno fa. Per chi poi alla fine è la quota parte di debito, nel caso italiano, per esempio, nelle mani delle banche è ancora altissimo. Quindi è evidente che se le banche hanno comprato il debito e ora non lo comprano più con le risorse della Bce ma con il risparmio gestito degli italiani, maturano comunque interessi significativi su cui vengono riscosse commissioni. Quindi, alla fine della fiera questa trasformazione profonda che sta subendo il sistema bancario per cui non è più un erogatore di credito per il sistema produttivo o lo è sempre meno o se lo è lo è, ha costi che sono significativamente alti e quindi che escludono parti importantissime del sistema micro produttivi, cioè delle imprese più piccole e per certi versi anche delle famiglie che non hanno garanzie di tipo immobiliare sufficientemente adeguate. Qui le banche, invece che fare questo mestiere che storicamente hanno svolto, diventano soggetti che si ricordano i propri titoli che operano sul margine dei tassi di interesse e che si affidano, affidano molti dei loro destini. In questo caso direi decisamente positivo all’attività di bancassicurazione, quella che si chiama la bancassicurazione, cioè io mi Lego con grandi assicurazioni che raccolgono risparmio gestito e risparmio gestito, è cresciuto perché è tutta una serie di servizi non sono più garantiti dallo Stato, quindi bisogna auto prodursi e per autoprodursi e bisogna affidare i propri magri o grandi risparmi a soggetti finanziari che appunto poi hanno come terminale le banche, le quali su questi di questo tipo di con questo tipo di liquidità fanno dei margini che sono dei margini significativi. Quindi, paradossalmente, la banca si sgancia dal sistema produttivo e quindi perde il rapporto con l’andamento del Paese, diventa una sorta di sostituzione di uno stato sociale che è però estremamente oneroso per i risparmiatori, perché ovviamente se lo devono pagare e contestualmente favorisce dei margini per le banche stesse che prima le banche non avevano, Dal momento che quel tipo di attività, dalla sanità alla previdenza erano affidate, erano affidati allo Stato.

Questo negli Stati Uniti è un fenomeno colossale, è un fenomeno gigantesco nel nostro Paese sta progressivamente rapidamente crescendo con dei numeri che ormai riguardano più di una decina di milioni di italiani. Vorrei aggiungere poi due ulteriori considerazioni. La prima mettiamo insieme gli Stati Uniti con l’Europa. C’è sicuramente il fenomeno della crescita dei tassi di interesse praticati dalla Federal Reserve negli Stati Uniti, la Banca centrale europea, sono all’origine della crescita del sistema dei sistema bancario e dei profitti del sistema bancario. C’è però una differenza importante e che serve a spiegare anche perché i numeri sono chiari alla fine l’economia americana cresca anche in queste condizioni. Se è vero, come dicevo prima, che la mole dei profitti è talmente grande che non può essere giustificata dalla crescita dell’economia americana. Però è altrettanto vero che l’economia americana non ha un andamento stagnante come l’economia europea. Ma allora perché Qui ecco, qui c’è un altro elemento che secondo me vale la pena di fare, su cui vale la pena riflettere e ragionare. Il che è sostanziale. Questo negli Stati Uniti, appunto. Gli alti tassi di interesse praticati dalla Banca centrale americana producono, come del resto in Europa, e spero di essere chiaro in questa esplicitazione producono un aumento dei tassi di interesse a cui viene con cui viene retribuito il debito pubblico. Cioè la Federal riserva aumenta il tasso di interesse e lo porta sostanzialmente intorno al 5%. È evidente che i titoli di Stato americani si devono allineare al tasso, come avviene in economia. Si devono allineare al tasso di interesse tradotto e determinato dalla banca centrale, cioè se la banca centrale applica un tasso di interesse che è appunto vicino al 5%, bisogna che anche i tassi del debito pubblico americano, cioè quanto il governo degli Stati Uniti, il governo federale li paga per in indebitarsi sia in linea con il tasso di interesse praticato dalla banca centrale. Ora per gli Stati Uniti, però, questo problema non esiste. Nel senso che lo sappiamo ormai dalla regola mix che questo maggiore quantitativo di interessi che sono pagati sul debito non sono pagati come in Europa attraverso l’aumento del carico fiscale attraverso la spending review sono pagati producendo nuovi dollari, cioè sono sostanzialmente quindi si alzano i tassi di interesse. Questo determinerebbe una criticità per gli Stati Uniti, che sarebbe quella di dover pagare i tassi di interesse più alti sul proprio debito.

Gli Stati Uniti che cosa fanno? Gli Stati Uniti producono una maggiore quantità di dollari per pagare quei tassi di interesse e questo alla fine ha due benefici. Il primo beneficio è che appunto non sentono l’effetto dell’aumento dei tassi, perché coprono quell’aumento dei tassi. Non ripeto con maggiori pressioni fiscali per avere le risorse per pagare il debito o con contrazioni e tagli di spesa, ma sostanzialmente stampando. Quindi non c’è un effetto recessivo e non solo e garantiscono tassi di interesse più alti a cui gli altri Paesi del mondo si devono adeguare. Perché è chiaro che se i tassi di interesse americani pagano i Treasury bond, pagano il 5%, il quattro e 90%, bisogna che anche gli altri Paesi, anche i titoli di Stato dei paesi europei, si adeguino. Allora è evidente che torno a dire che gli alti tassi di interesse sono lo strumento attraverso cui le banche traggono un chiaro beneficio nelle loro operatività e quindi hanno profitti significativi. Sono uno degli elementi. È chiaro che quegli alti tassi di interesse negli Stati Uniti praticati dalla Federal Reserve vengono coperti con i dollari e quindi non partoriscono l’effetto negativo della necessità di finanziare quella maggior spesa per gli interessi che nel caso di Stati Uniti sono quasi 1 miliardi di dollari, con tagli di spesa o con tasse e in più con quei tassi di interesse attraggono il capitale estero. Ora tutto questo in Europa non succede. Tutto questo in Europa non succede perché noi abbiamo una banca centrale che quando alza i tassi di interesse e quindi di fatto impone ai Paesi come nel caso italiano, di pagare interessi più alti sul proprio debito. Beh, quegli interessi che lo Stato italiano deve pagare, che sono 100 miliardi ormai già nel 2023 noi non li non li produciamo con nuovo euro ma producendo nuovi euro. Ma li paghiamo sostanzialmente facendo manovre finanziarie che taglino la spesa perché li dobbiamo pagare noi. Nel nostro bilancio dello Stato italiano ci scriviamo come voce di spesa, cioè di spesa corrente, 100 miliardi di euro. Quei 100 miliardi vanno coperti come la spesa sanitaria, come la spesa per le pensioni. Non possiamo ricorrere alla solarizzazione, appunto all’autorizzazione alla monetizzazione del debito. Cioè questo mi sembra un dato che dobbiamo avere chiaro nel confronto con il contesto. Il contesto americano è qui. Vengo all’ultimo punto perché l’ultimo punto, la famosa appunto differenza fra Stati Uniti ed Europa, la polarizzazione che consente agli Stati Uniti la monetizza del debito, quindi la copertura dei debito attraverso la produzione di cartamoneta di dollari americani. Ecco, è possibile negli Stati Uniti perché si è realizzata. E qui, lo abbiamo detto più volte, è la più formidabile concentrazione di ricchezza e di reddito finanziario. Mai conosciuta nella storia contemporanea. Perché se ancora una volta andiamo a vedere ma chi sono i proprietari delle sei banche che hanno fatto il botto di cui si parlava prima che hanno partorito 100 miliardi di profitti nel giro di nove mesi e che quindi i benefici erano in larga misura dei dividendi partoriti da questi 100 miliardi. La risposta è molto semplice noi troviamo in queste sei banche che la presidenza di tre fondi che sono i soliti mangia BlackRock ed è mediamente oscilla fra il 15 e il 20%. Cioè sono gli azionisti di riferimento. Per intenderci c’è un microchip per quanto riguarda Morgan Stanley. Perché Morgan Stanley per avere questo blocco dei soliti tre Big Three appunto, ha anche una presenza di Mitsubishi, che è intorno al 20%, e Bank of America che aggiunge ai tre principali fondi il fondo Berkshire Hathaway di Warren Buffett. Quindi alla fine noi abbiamo che queste grandi banche sono di proprietà di un numero limitatissimo di fondi, i quali fondi sono, come abbiamo detto più volte, i destinatari del risparmio di milioni di americani e sempre più diventeranno destinatarie di risparmi anche di milioni di europei e di altre parti del mondo, che peraltro sono gli stessi fondi che sono proprietari di gran parte del sistema produttivo e comunque, soprattutto del sistema societario delle principali società del mondo. Quindi questi signori hanno una infinita liquidità. Ora questa infinita liquidità, questi signori lo vorrei dire con chiarezza. Questi tre fondi hanno deciso che la tengono in dollari e la polarizzazione in sta nella misura in cui i fondi che hanno in mano qualcosa come 22 23.000 miliardi di dollari di liquidità che stanno cominciando in maniera sempre più pervasiva a comprare titoli di Stato americani che sono i soggetti che sono presenti in tutte le multiutility del nostro Paese, francesi e inglesi, che sono azioni bene, quindi hanno deciso che le transazioni del mondo si fanno in dollari e non ce ne sono le leggi internazionali che hanno deciso che la liquidità finanziaria va veicolata in dollari. Emettono titoli in dollari di derivati, fanno scommesse in dollari. Cioè questo vuol dire una montagna complessiva che peraltro è molto superiore all’economia reale. Cioè è dieci 23. Non sappiamo più neanche quale sia l’apporto reale, quindi una montagna di carta che può essere accresciuta a dismisura con l’effetto delle speculazioni che però ha un fine. Ha il fine che tutta questa roba continua a girare in dollari. Ma se gira in dollari vale il ragionamento di cui si parlava prima Vale il fatto che la Banca centrale europea, la Federal Reserve, a differenza della Banca centrale europea, può alzare i tassi di interesse. Il debito pubblico americano costa di più, ma alla fine se lo pagano stampando dollari perché essi lo possono pagare stampando dollari. Perché evidentemente i grandi player che ormai hanno nelle mani che è così, Perché se andate a vedere di chi sono le principali assicurazioni che fanno la raccolta del risparmio gestito, beh andate a vedere. Ci trovate dietro che ci sono i tre grandi fondi mondiali, le banche, così le imprese. Così Quindi questi signori hanno deciso che la liquidità è il dollaro. A questo punto, al pari di alti tassi e in qualche modo, appunto, un debito che costa di più negli Stati Uniti ma finanziato con il appunto con l’utilizzo di nuova produzione di dollari, è un volano formidabile di cui il resto del mondo non dispone.

E questo è il punto per cui gli Stati Uniti alla fine si possono permettere delle manovre monetarie, come dire studiando la storia. Noi siamo passati dal mondo di Bretton Woods, dove le grandi potenze si mettono intorno a un tavolo e prova a definire qual è lo strumento monetario col quale fare i pagamenti internazionali. Avendo piena consapevolezza di quanto fosse rilevante. Basti pensare alle posizioni che aveva maturato John Maynard Keynes in quella. In quella circostanza a un mondo nel quale oggi e Bretton Woods non serve, oggi serve che in qualche stanza di qualche mega lussuosissimo albergo degli Stati Uniti si riuniscano i come i difficili e difficilmente identificabili proprietari di questi. Di questi fondi, che sappiamo essere legati da partecipazioni incrociate e per partorire le strategie che sono le strategie, diciamo di natura, Prima di tutto torna a dire valutaria e di definizione delle transazioni per capire dove va, dove va, dove va il mondo.

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