Tra il 18 e il 20 settembre 2026, la Federazione russa voterà per rinnovare la Duma di Stato, la camera bassa dell’Assemblea federale, assieme a numerose amministrazioni regionali e municipali; queste elezioni cadono sicuramente in una delle fasi più delicate della storia russa: il conflitto strutturale con l’Occidente, il keynesismo militare che ha rilanciato il ruolo dello Stato nell’economia e ridotto le spaventose diseguaglianze sociali post-URSS, l’amicizia senza limiti con Pechino e poi, ovviamente, la guerra in Ucraina. Nelle ultime settimane si è tornati a parlare di negoziati, mentre gli attacchi alle raffinerie hanno colpito la produzione interna di benzina spingendo le autorità a vietarne l’ esportazione e a introdurre limiti regionali all’erogazione. Sul fronte elettorale, la Corte Suprema russa ha escluso dalla competizione Yabloko, il partito d’opposizione su posizioni critiche alla guerra. Insomma: le domande a cui cercheremo di risponder sono tante. Quanto contano veramente queste elezioni? Quali sono le forze in campo? E Putin ne uscirà indebolito o rafforzato? Ne parliamo insieme a Vincenzo Lorusso, giornalista di International Reporters e fondatore del canale Telegram Donbass Italia, e il professor Angelo d’Orsi, che sarà personalmente presente in Russia durante le elezioni nel ruolo di osservatore internazionale per conto dell’organizzazione IAPEE.










