“Le persone che sviluppano AI credono sinceramente che potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio”: è bastato un tweet catastrofista di un ricercatore meno che trentenne per scatenare un’ondata di isteria collettiva sulla prossima fine del mondo da blockbuster apocalittico anni ‘90; d’altronde, il terreno è fertile. Che l’intelligenza artificiale avrebbe bisogno di una governance globale Pechino lo sostiene ormai da anni; fino ad oggi, però, si era preferito buttare tutta la benzina possibile dentro al motore che avrebbe portato gli USA per primi a sviluppare un modello in grado di sostituirsi a Dio. Invece, si sono ritrovati con una montagna di debiti senza precedenti, talmente gigantesca da spingere il Financial Times a scrivere che se il rendimento dei Titoli decennali USA fosse salito oltre il 5%, sarebbe saltato tutto per aria; ma – nonostante l’attivismo senza precedenti di Scott Bessent – oggi il rendimento sta al 5,05, il momento giusto per dire che il mercato non basta più e che servono controlli e sussidi.










