Per anni gli Houthi sono stati raccontati come poco più che guerriglieri in ciabatte, espressione di uno dei Paesi più poveri del pianeta e destinati prima o poi a essere schiacciati dalla superiorità militare delle grandi potenze regionali; peccato che sia successo praticamente il contrario: dopo l’offensiva lanciata dalle forze filo-saudite, Ansar Allah ha contrattaccato, sfondato le linee avversarie, conquistato gran parte della fascia costiera e rafforzato il proprio controllo sullo strategico stretto di Bab el-Mandeb. Nel frattempo, ha colpito infrastrutture petrolifere saudite contribuendo a far schizzare il prezzo del greggio fino a 108 dollari al barile; e Riad? Ha chiesto nuovamente aiuto a Trump e Trump ha detto, ancora una volta, no; il punto è che continuare a considerarli semplicemente dei proxy iraniani impedisce di capire quello che sta succedendo davvero: Ansar Allah ha una propria strategia, propri interessi e una propria capacità autonoma di iniziativa, ed è proprio questa autonomia, unita alla capacità di colpire rotte commerciali, infrastrutture energetiche e interessi strategici occidentali, ad aver trasformato lo Yemen in uno dei punti più delicati dell’intero equilibrio regionale. Poi c’è l’Iran, la nuova strategia americana per strangolarlo economicamente e il ruolo dei BRICS, mentre sempre più Paesi cercano di sottrarsi all’uso del dollaro e delle sanzioni come strumenti di coercizione politica. Ne parliamo con l’immancabile Enrico Tomaselli.










