C’è un filosofo che Putin cita sempre nei suoi discorsi: si chiama Ivan Ilyn, e conoscere il suo pensiero è fondamentale per comprendere la cultura russa contemporanea e provare a prevederne anche le future mosse geopolitiche. Nel 2015, anche la rivista statunitense Foreign Affairs dedicò a Ilyn un articolo, facendo però il solito errore di interpretare il mondo russo attraverso le categorie occidentali, paragonando, ad esempio, Ilyn e Putin al fascismo, ai fascisti o ai conservatori di destra nostrani; ma è, invece, proprio nella contrapposizione al mondo occidentale – e, in primis, alla sua cultura sempre più nichilista e materialista – che Ilyn parte per definire la specificità dell’identità russa: al materialismo americano viene contrapposto il misticismo della religione ortodossa, all’edonismo la spiritualità che pervade ogni ambito della società e all’individualismo un senso della nazione, dello Stato, come di un unico organismo vivente impossibile da disintegrare, pena la distruzione – udite, udite – di tutto il pianeta. Grazie a questo libro, I miei compiti, il più importante di Ilyn e pubblicato per la prima volta in Italia da Ibex Edizioni, il pubblico italiano può finalmente conoscere Ilyn e farsi un’idea un po’ meno propagandistica e stereotipata del pensiero russo contemporaneo e anche di alcune delle idee che ispirano il Cremlino, anche perché ci riguarda da vicino; l’Europa, secondo Ilyn, non è l’Occidente; l’Europa viene identificata, anzi, con la cultura alta, con il genio dell’Illuminismo e con un modello umanistico e democratico e di sviluppo che è compatibile con l’idea russa. L’Europa però, negli ultimi anni, ha rinnegato se stessa: si è fatta sempre più occidentale, fino a diventare un’appendice dell’imperialismo nichilista dell’Occidente; tra poco sentirete la nostra intervista al filosofo e curatore di quest’opera, Flavio Menozzi, che ci ha spiegato anche come Ilyn avesse previsto la guerra in Ucraina e quale fosse il suo giudizio sul nazionalismo ucraino.









