Negli ultimi anni, la bè diventata uno dei campioni europei per crescita delle rinnovabili. Bravi! Peccato, però, che nel frattempo vent’anni di austerity abbiano contribuito a creare le condizioni per un’ondata spaventosa di incendi, che ha fatto sì che tutti questi sforzi non servissero sostanzialmente a una sega… Vi siete mai chiesti quanta CO₂ può emettere un cavo elettrico? In teoria, zero. In Grecia, però, a quanto pare, fino a mezzo milione di tonnellate. Fine luglio 2026: due incendi devastano l’Attica occidentale e l’isola di Creta; quattro morti e oltre 14.500 ettari di territorio bruciati. Secondo le prime indagini dei vigili del fuoco greci, entrambi gli incendi sarebbero stati causati da un guasto alla rete elettrica; e non sarebbero casi isolati: secondo l’unità specializzata che indaga sugli incendi dolosi, quest’anno circa il 75 per cento di tutta la superficie bruciata in Grecia sarebbe riconducibile a incendi collegati alla rete elettrica, una rete vecchia e fragile che, come ammettono gli stessi membri del governo greco, ha accumulato un gigantesco arretrato di investimenti durante gli anni della crisi del debito. La cosa meravigliosa è che, nel frattempo, Bruxelles celebra la Grecia come uno dei campioni europei della transizione energetica: nel solo 2025, sono stati collegati alla rete 1,84 gigawatt di nuovo fotovoltaico; miliardi di investimenti, mega-impianti, fondi europei, banche, multinazionali. Solo che abbiamo fatto due conti e abbiamo scoperto una cosa piuttosto imbarazzante: una parte enorme del beneficio climatico prodotto da quei pannelli rischia di essere letteralmente andata in fumo a causa di una rete che l’austerità ha obbligato a lasciare marcire. Benvenuti nella transizione ecologica con caratteristiche europee.










