Benvenuti alla seconda puntata della nuova rubrica di Desaparecinema, Desaparebrutti, sui film che pare che so’ brutti, e invece so’… popo bbrutti! Stavolta dissezionamo un altro cadavere cinematografico, un film di fantascienza e arti marziali turco del 1982: L’uomo che salvò il mondo, così brutto che se la batte con la media dei film di Hollywood e italiani degli ultimi 30 anni. Così brutto che è brutto anche il titolo del sequel: Il figlio dell’uomo che salvò il mondo, del 2006, un film conosciuto come il Guerre Stellari turco. Due piloti precipitano su un pianeta desertico (che poi è la Cappadocia); qui, scoprono che un mago malvagio vuole conquistare la Terra. E con chi combattono i nostri eroi? Non ci sono stormtrooper, non c’è Darth Vader o Jabba the Hutt, ma c’è qualcosa di ancora più spaventoso: stuntman turchi travestiti da mummie avvolte nella carta igienica, robot fatti di scatoloni di cartone ricoperti di carta stagnola, e creature di peluche giganti e coloratissime che aggrediscono i protagonisti (esatto, ci sono letteralmente degli yeti rosa e rossi che sembrano usciti dal Muppet Show). Insomma: aiutame a di’ brutto – come diciamo a Roma, dove ultimamente si fa il vero cinema brutto. Eppure, non è tutto qui: il film è parte di un momento floridissimo dell’industria cinematografica turca e, dietro questa remakesploitation, c’è una lezione di resistenza culturale che qui a Desaparecinema non possiamo non raccontare. E chi non vede il video intero è il fratello del figlio dell’uomo che salva il mondo!









