La Germania non sta passando un bel periodo. Il 4 giugno, ha incassato una delle sconfitte diplomatiche più cocenti della sua storia: l’Assemblea generale dell’ONU l’ha bocciata per il ruolo di membro non permanente del Consiglio di Sicurezza; la ragione, come riconosciuto anche dal ministro degli Esteri Wadephul, sta soprattutto nella posizione filo-israeliana e filo-genocida dimostrata in questi anni. Poi, Merz ha tentato di proporsi come interlocutore fondamentale della Russia per i negoziati in Ucraina, proposta rispedita al mittente da Mosca proprio per la mancanza di neutralità della Germania. Non solo: Putin ha indicato come possibile mediatore l’ex cancelliere Schröder, l’artefice del Nord Stream e di quella Ostpolitik che aveva reso grande la Germania, all’inizio di questo secolo, grazie ai buoni rapporti con la Russia e con la Cina. Insomma: una sconfessione totale delle politiche appiattite su Washington di Scholz e Merz. Proprio Merz, intanto, è in caduta libera nei sondaggi; il partito di estrema destra AfD è l’unico che parla convintamente di pace con la Russia, e si rischiano le elezioni anticipate. Intanto, l’economia va malissimo: 120 mila posti di lavoro persi dalla manifattura nel 2026 e prezzi dell’energia alle stelle; e nemmeno il tanto agognato riarmo – che, secondo Merz, dovrebbe rendere la Germania il Paese più forte d’Europa – riuscirà a convincere i giovani tedeschi ad arruolarsi, anche perché sono sempre di meno quelli che credono alla barzelletta della Russia pronta a invadere Berlino. Un disastro assoluto; e, invece di cambiare rotta, la Germania sostiene il ventunesimo pacchetto di sanzioni dell’Unione europea contro Mosca. Insomma, come si dice a Firenze: per i bischeri non c’è paradiso. O forse no, perché qualcosa, invece, si sta muovendo, anche se lontano dai riflettori dei media: ce lo racconta Claudio Celani, giornalista della testata tedesca EIR e dello Schiller Institute.










