E se la sanguinaria dittatura turbocapitalista cinese, in realtà, stesse affrontando la rivoluzione tecnologica dell’intelligenza artificiale in modo molto più democratico dell’Occidente? Hangzhou, gigantesca metropoli del sud della Cina e, grazie alla presenza di Alibaba, una delle principali capitali tecnologiche del Paese; Zhou è un project manager di 35 anni: grazie alle sue competenze e alla sua intraprendenza ha fatto una discreta carriera all’interno di un’azienda locale, fino ad arrivare a guadagnare circa 25 mila yuan al mese (più di 3 mila euro), fino a quando non è arrivata l’intelligenza artificiale. A gennaio del 2025, l’azienda decide di demansionarlo; il nuovo impiego verrà retribuito solo 15 mila yuan al mese, poco più della metà. A sostituirlo nelle vecchie mansioni, più complesse, ci penserà l’IA; Zhou rifiuta l’offerta e viene licenziato. Per tenerlo buono, gli riconoscono una buona uscita di una mensilità ogni anno passato in azienda – e cioè, nel suo caso, 11 anni; ma Zhou non ha intenzione di mollare: secondo lui, il licenziamento è illegittimo e fa ricorso presso il Tribunale intermedio del Popolo di Hangzhou che, in primo grado, gli dà ragione. L’azienda, allora, fa appello, ma perde pure quello; e, per levarsi dalle beghe, deve riconoscere a Zhou un’indennità doppia: circa 75 mila euro. Secondo la Corte, l’introduzione dell’intelligenza artificiale in azienda per migliore l’efficienza rappresenta un’innovazione tecnologica, ma non rientra nella categoria di significativo cambiamento delle circostanze oggettive riconosciuto dal diritto del lavoro come causa legittima di licenziamento; in soldoni: le aziende non possono godere delle riduzioni dei costi e degli aumenti del tasso di profitto derivanti dall’introduzione dell’intelligenza artificiale trattando i lavoratori come spese extra di cui ci si può serenamente sbarazzare, e i rischi di questa rivoluzione tecnologica non possono essere scaricati interamente sulle spalle dei lavoratori. Ne abbiamo parlato con Michelangelo Cocco, giornalista indipendente che da anni vive a Shanghai e curatore del blog su Substack https://rassegnacina.substack.com.















