Chissà se a Washington si erano davvero convinti della loro stessa propaganda e pensavano che Teheran si sarebbe fatta fregare; fatto sta che, come prevedibile, gli USA faranno ancora di tutto pur di tentare di impedire al Nuovo Ordine Multipolare di incassare una vittoria strategica epocale come quella di ufficializzare il monopolio dell’Iran su un chokepoint vitale come quello di Hormuz, elevandolo così allo status di egemone regionale e permettendo che l’Asia Occidentale, da protettorato dell’impero, ponga le basi per emanciparsi e diventare un polo del nuovo mondo policentrico. Che la scusa per far saltare il tavolo sarebbe stata il nucleare era evidente da quando la nostra premier Giorgia Meloni – già da tempo nominata capo-cameriera dell’imperialismo israelo-statunitense quando Fedez e Marra gli hanno concesso un rigore a porta vuota con quell’orami famigerato monologo elettorale – tirò fuori dal niente la carta della minaccia nucleare iraniana; la vera escalation, però, sta in un altro passaggio: Trump ha dichiarato che, come ritorsione, impedirà il passaggio dallo Stretto di Hormuz anche delle navi che, nelle ultime settimane, avevano ripreso a navigare dopo essersi accordate coi Pasdaran e aver versato un pedaggio. E, addirittura, ha minacciato di colpire in mare aperto le navi che sono già passate: un vero e proprio ricatto di stampo mafioso nei confronti degli alleati che hanno nicchiato fino ad oggi sull’ipotesi di aprire Hormuz con la forza e hanno di fatto riconosciuto il monopolio di Teheran sul controllo del traffico attraverso lo Stretto. Ne parliamo con l’infaticabile Enrico Tomaselli.















