Nell’immaginario imposto a noi abitanti della periferia dell’impero dalla propaganda di regime, l’Iran è un regime autarchico; in realtà, una parte consistente dei problemi economici che attanagliano Teheran sono dovuti al fatto che, contro il volere della Guida Suprema, ha reagito a uno dei regimi sanzionatori più feroci di sempre con ricette sostanzialmente di stampo neoliberista: questo ha esacerbato la crisi, ma oggi, paradossalmente, diventa una carta a favore, perché significa che l’Iran, prima di soccombere dal punto di vista economico, ha ancora da giocarsi la carta di una vera e propria economia di guerra, interamente pianificata e completamente dedicata a prolungare la resistenza contro l’aggressione imperialista. Se gli USA sperano, prolungando il conflitto, di ottenere via collasso economico interno quello che, ad oggi, non sono riusciti ad ottenere con la sola forza d’urto militare, potrebbero – insomma – trovarsi di fronte a un’altra sorpresina e scoprire, così, che ad avere il fiato corto, anche da quel punto di vista, sono più i vassalli dell’Occidente collettivo che non il nemico persiano. Ne abbiamo parlato con i nostri due economisti di fiducia: Nadia Garbellini e Roberto Lampa, professori associati di economia rispettivamente all’Università di Modena e Reggio Emilia e di Macerata.















