Tra Israele e Hamas è tregua, ma la pace resta lontana: l’accordo, annunciato nella notte, non scioglie tutti i nodi fondamentali che potrebbero portare davvero a un cessate il fuoco duraturo e, nonostante l’entusiasmo di molti commentatori, siamo dunque ben lontani dalla fine del genocidio e lontanissimi dall’inizio di un processo di decolonizzazione della Palestina, unico vero prerequisito per la fine della resistenza armata e la pacificazione della regione; al di là degli scambi di prigionieri – con i “big four” della Resistenza (Barghouti, Sa’adat, Salameh e Al-Sayed) che restano per adesso nelle carceri israeliane – e un parziale ritiro dell’IDF dalla linea del fronte a Gaza, tutto il resto rimane in ballo. Benjamin Netanyahu vorrebbe presentare l’esilio da Gaza dei leader di Hamas e il disarmo dell’organizzazione come simbolo per eccellenza della sua vittoria assoluta; Hamas rifiuta l’ipotesi e apre solo a un disarmo parziale (che riguarderebbe solo le armi pesanti) e pretende di continuare ad avere un ruolo politico importante nell’amministrazione futura della Striscia e nel movimento nazionale palestinese. C’è poi da capire cosa ne sarà della Cisgiordania, dell’ANP, della ricostruzione di Gaza etc etc; insomma: cosa ne sarà della Palestina. Domani, dopo lo scambio di prigionieri, probabilmente nessuno lo sa veramente. Insieme ai nostri esperti di Medio Oriente Enrico Tomaselli e Antonello Sacchetti parleremo di tutti i punti fondamentali dell’accordo e cercheremo di capire le strategie di medio-lungo periodo di Hamas, Netanyahu e di tutte le parti in gioco per provare a ipotizzare gli scenari futuri.
















Come mai da un po’ Clara Statello non appare nelle vostre produzioni?