Proprio mentre i volenterosi escogitano un piano per portare militari e equipaggiamento in Ucraina, Zelensky litiga con l’unico leader europeo che potrebbe ospitare il faccia a faccia con Putin: Viktor Orban. Dopo aver bombardato ripetutamente l’oleodotto Druzhba (dell’Amicizia), che trasporta il petrolio russo a Ungheria e Slovacchia, il leader ucraino, in un discorso pubblico in occasione del giorno dell’Indipendenza, ha dichiarato spudoratamente che gli attacchi sono una ritorsione al “no” ungherese all’adesione dell’Ucraina alla Ue; Budapest non l’ha presa bene e ha iniziato a rivolgersi a lui definendolo “ex attore”; a quanto pare, adesso, Mosca non è l’unico soggetto a non riconoscere Zelensky come presidente de jure dell’Ucraina. Le tensioni proseguono anche con la Polonia; quello tra la Kiev neo-banderista e Varsavia è un rapporto strano: la comune russofobia nasconde, in realtà, un odio atavico che affonda le sue radici nella seconda guerra mondiale, nei massacri compiuti contro i polacchi dai “patrioti” ucraini (patrioti per Zelensky, Zaluzhny e Poroshenko, per capirci). La Polonia vuole riconoscere il genocidio compiuto dai nazionalisti ucraini nel momento in cui più l’Ucraina ha bisogno di un supporto per “entrare nei negoziati da una posizione di forza” – o, quantomeno, per non subire un accordo di pace con conseguenze durissime. Approfondiamo questa situazione con il nostro Francesco Dall’Aglio e cerchiamo di capire anche a che punto sono le trattative fra Washington e i volenterosi per le garanzie di sicurezza e su quali punti Mosca potrebbe effettivamente cedere.
















come mai in Europa siamo nelle mani di imbecilli suicidi?
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