Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky accetta lo stop agli attacchi energetici e infrastrutturali, dopo l’ordine del presidente russo Vladimir Putin di fermare i bombardamenti contro le centrali elettriche ucraine: l’ok al silenzio parziale nei cieli arriva grazie alla mediazione della Casa Bianca. Dopo il colloquio con il capo del Cremlino, il presidente Donald Trump ha avuto ieri una conversazione telefonica di circa un’ora con Zelensky, su richiesta di quest’ultimo, per riferire i dettagli dei negoziati con Mosca; Trump ha detto che la telefonata è stata “molto buona” e ritiene che le discussioni stiano “andando secondo i piani”, cioè l’obiettivo di “allineare Russia e Ucraina”. Ha annunciato presto che verrà concordato un cessate il fuoco per porre fine alle morti dei soldati, oltre duemila a settimana ha sottolineato. L’inviato speciale Witkoff ritiene che con questi ritmi la fine dei combattimenti terrestri è questione di settimane.
Zelensky però fa di nuovo inversione ad U e rifiuta il cessate il fuoco: “Sarebbe come Berlino; nessuno tornerà più nelle città” ha detto ai giornalisti. Nella conversazione con Trump, il presidente ucraino ha chiesto un contingente straniero dei partner europei, maggiori sforzi per rimpatriare i bambini ucraini evacuati in Russia, oltre a forniture di armi e munizioni americane, in particolare Patriot per difendere gli impianti energetici.; il presidente Trump ha risposto che la migliore garanzia per le centrali elettriche ucraine è che diventino proprietà degli Stati Uniti: “La proprietà americana di queste centrali sarebbe la migliore protezione e il miglior supporto per la rete energetica dell’Ucraina” ha affermato la portavoce della Casa Bianca. A poco a poco si svela la strategia di Trump della pace in cambio delle infrastrutture ucraine: nelle sue ambizioni non più le terre rare, che potrebbero essere sfruttate solo dopo la fine della guerra, ma centrali elettriche, nucleari e probabilmente porti. Il segretario americano per l’energia, Chris Write, ha rilanciato la proposta: “Se può aiutare, nessun problema; possiamo farcela”.
Intanto la guerra prosegue ferocemente nonostante i negoziati: mercoledì Putin ha annunciato che le forze armate russe hanno condotto una serie di operazioni coraggiose e stanno completando la sconfitta degli ucraini nella regione russa di Kursk. L’esercito di Kiev ha lanciato un’offensiva in territorio russo tentando di sfondare in tre punti nella regione di Belgorod. Proseguono anche gli attacchi aerei, soprattutto con droni: gli ucraini hanno colpito infrastrutture civili nella città di Engels, provocando danni agli infissi di una scuola, due asili e un ospedale. Il ministero della difesa ha dichiarato che nella notte la contraerea russa ha intercettato oltre 130 droni in diverse regioni; i russi invece hanno attacco la regione di Kirovgrad con 200 Shaed.















