Il premier britannico Keir Starmer ha annunciato l’incremento delle spese militari al 2,5% dal 2027 e aumenti successivi anno per anno, spese destinate a toccare il 2,6% aggiungendo stanziamenti extra per l’intelligence. Starmer ha poi indicato l’obiettivo del 3% nella prossima legislatura (dopo il 2029) e ha incoraggiato anche gli alleati europei della NATO a fare lo stesso; lo stesso annunciano di fare quasi tutti i Paesi europei, Germania in primis, addirittura paventando che questo piano di riarmo continentale sia necessario per diventare militarmente più indipendenti dagli Stati Uniti. Farebbe piangere, se non facesse ridere, visto che sono proprio gli stati uniti di Donald Trump a non volersi più sobbarcare le spese per la difesa convenzionale del Continente e preferisce che se lo facciano gli europei comprando ancora più gas e armi americane. Insomma: potrebbe trattarsi tranquillamente di una finta dialettica tutta interna al campo imperialista per giustificare alla pubblica opinione il riarmo europeo per interessi americani mascherandolo come riarmo necessario alla riconquista della sovranità.
Prendiamo il caso della Germania: Merz e Olaf Scholz si sono incontrati per oltre un’ora a Berlino martedì; secondo un rapporto di Bloomberg, Merz si è avvicinato all’SPD per negoziare un pacchetto speciale di spesa per la difesa da 200 miliardi di euro. Quando gli è stato chiesto martedì, Merz ha detto che non poteva non confermare né negare quella somma: il problema è il cosiddetto freno del debito della Germania scritto nella Costituzione da Angela Merkel nel 2009 che limita il deficit di bilancio strutturale allo 0,35% del prodotto interno lordo; per modificarlo ci vorrebbe la maggioranza di due terzi del Bundestag, complicata da raggiungere in vista del prossimo insediamento del nuovo parlamento. Anche passasse, difficile pensare che tutto questo possa portare a una qualche indipendenza strategica: per cominciare, la Germania ospita circa 50.000 soldati statunitensi in cinque guarnigioni dell’esercito e due basi dell’Air Force; gli Stati Uniti hanno recentemente preso il posto della Cina come principale partner commerciale e sempre gli USA, dopo le suicide sanzioni alla Russia, sono diventati il più importante partner energetico di GNL, che ha coperto circa il 9% del suo consumo totale di gas lo scorso dicembre. Non è quindi ben chiaro un aumento delle spese militari, in più continuando a stare nella NATO, a cosa potrebbe portare se non a non fare troppo infuriare l’imperatore atlantico esaudendo i suoi desideri di risparmiare soldi nella difesa dell’Europa.
In ogni caso, anche l’Unione europea sta per proporre un piano per un riarmo militare dell’Unione facendo debito comune, un piano basato su tre pilastri per aumentare significativamente le spese e gli investimenti nella Difesa con un livello nazionale, uno europeo (anche attraverso l’emissione di debito comune) e uno attraverso il coinvolgimento di una banca per mobilitare risorse private. Ursula von der Leyen aveva annunciato la presentazione del Libro Bianco sulla Difesa per il 19 marzo, ma ha deciso di bruciare le tappe e anticipare i contenuti essenziali del suo piano già la prossima settimana al tavolo dei leader; per quanto riguarda le risorse da mobilitare, una cifra esatta non c’è ancora, ma fonti a conoscenza del dossier prevedono che sarà nettamente superiore ai 500 miliardi stimati l’estate scorsa dalla Commissione per il prossimo decennio. Altre fonti spiegano che le necessità sono praticamente raddoppiate e che dunque servirebbero 500 miliardi da qui al 2030, il che vorrebbe dire 100 miliardi di euro in più ogni anno. Previsto anche l’aumento delle risorse stanziate a livello nazionale: lo scorso anno i Ventisette hanno speso in Difesa 326 miliardi di fondi pubblici, vale a dire l’1,9% del PIL: cento miliardi l’anno in più vorrebbe dire salire collettivamente quasi al 2,5% del PIL.
In tutto questo, ancora un paio di settimane fa sui giornali di tutta Europa era comparso un report dell’International Institute for Strategic Studies (IISS), think tank britannico finanziato soprattutto dall’industria della difesa: La spesa in difesa della Russia è superiore a quella dell’intera Europa messa insieme, riassumeva il titolo del Financial Times, non dissimile a quello di tanti altri media che avevano ripeso acriticamente il rapporto; bene: si trattava a tutti gli effetti di una spudorata manipolazione evidente a tutti quelli che sanno fare le tabelline (quindi esclusa la redazione di Ottolina Tv). L’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica, diretto da Carlo Cottarelli, ha rifatto i conti e la spesa militare europea nel 2024 risulta superiore del 58% rispetto a quella russa, nonostante Mosca sia impegnata da tre anni in una guerra che gonfia il bilancio delle sue forze armate.
















perchè parlate dell’Islanda come uno dei paesi europei che potrebbero inviare truppe in Ucraina anche se l’Islanda non ha forze armate?