Per decenni, abbiamo dato per scontato che esistesse un solo modo di essere moderni, un solo modello economico, un solo sistema politico, un solo percorso di sviluppo; l’Occidente non si limitava a essere la principale potenza del pianeta: pretendeva di rappresentare il futuro dell’umanità. Oggi questo monopolio si sta incrinando: gli Stati Uniti e i loro alleati conservano una forza militare, finanziaria e tecnologica straordinaria, ma non sono più gli unici in grado di innovare, costruire grandi sistemi industriali, orientare il commercio mondiale o dettare le regole della competizione globale. È da qui che parte la riflessione di Carlo Formenti e Alessandro Visalli nei due volumi di Oltre l’Occidente; per Visalli, il cuore dello scontro non riguarda soltanto mercati, materie prime o microchip: la vera posta in gioco è il controllo della tecnica. Ma la tecnica non è mai neutrale: ogni tecnologia incorpora una precisa idea del rapporto tra individuo e collettività, tra uomo e natura, tra economia e politica; in altre parole, una diversa visione del mondo. Da questo punto di vista, la Cina rappresenta qualcosa di molto più profondo di una semplice potenza economica emergente: sta dimostrando che è possibile costruire una modernità diversa da quella occidentale integrando pianificazione, industria, ricerca, finanza pubblica e infrastrutture dentro un progetto politico autonomo; non si tratta soltanto di produrre più automobili elettriche o più intelligenza artificiale, ma di decidere in modo indipendente quale direzione debba prendere lo sviluppo, ed è proprio questa possibilità (forse ancora più della sua crescita economica) a renderla così difficile da accettare per l’Occidente. Formenti affronta, invece, un’altra domanda decisiva: perché una parte così ampia della sinistra europea continua a leggere Cina, Russia e Sud globale attraverso categorie costruite durante l’egemonia occidentale? E come è stato possibile che, abbandonando l’analisi dell’imperialismo e del conflitto di classe, una parte della sinistra sia finita per condividere molti degli stessi presupposti del liberalismo che diceva di combattere? Ne abbiamo parlato a Fest8lina 2026 in una discussione che prova ad andare oltre gli slogan e a interrogarsi sul significato della transizione multipolare che stiamo vivendo.















