In questa conversazione con Vauro Senesi partiamo da una constatazione semplice: un tempo, la satira politica occupava il centro della scena pubblica, entrava nelle case degli italiani in prima serata e contribuiva a formare uno sguardo critico sulla realtà; oggi, sembra relegata ai margini. Ma cosa è cambiato davvero? Per Vauro il problema non è soltanto la censura; la censura peggiore è l’autocensura: quella che ti convince che certe cose “non siano opportune”. Da lì all’opportunismo il passo è brevissimo. Parliamo del rapporto tra linguaggio politicamente corretto e potere, di come, oggi, spesso ci si scandalizzi più per il modo in cui una denuncia viene espressa che per l’ingiustizia che quella denuncia mette a nudo, e riflettiamo sul ruolo dell’informazione in un’epoca in cui, più che di propaganda, Vauro parla apertamente di omertà. Infine, inevitabilmente, Gaza e la Palestina: dopo mesi di mobilitazioni oceaniche e milioni di persone in piazza, perché il tema sembra essere scomparso dal dibattito pubblico? È davvero finita, oppure sotto la superficie continua a maturare qualcosa? Un confronto ironico, amaro e profondamente politico sul ruolo della satira, sulla libertà di parola e sulla necessità di continuare a esercitare il senso critico, anche quando farlo diventa scomodo.











