Se anche voi vi stavate ancora chiedendo se l’Europa sia un soggetto autonomo o una vera e propria colonia delle oligarchie USA, il G7 di Evian potrebbe avervi fornito, una volta per tutte, la risposta che cercavate. Per mesi, Trump ha trattato i fedeli alleati europei come dei subumani; il messaggio era chiaro: siete miei sottoposti e, per farvi fare quello che voglio io, non ho più intenzione di usare il galateo. Mi basta minacciarvi. Qualcuno ha fatto finta di sbottare un po’, ma poi tutti a cuccia; ma non era ancora la dimostrazione definitiva della nostra totale sottomissione. D’altronde, l’Europa dipende dagli USA per la sua sicurezza, ci dicono; tocca ingoiare il rospo: è nel nostro interesse. Poi è arrivato l’Iran: la Resistenza ha inflitto agli USA forse la più grave sconfitta strategica dal secondo dopoguerra e, con la firma del memorandum, il primo grande tentativo trumpiano di mostrare i muscoli al nuovo ordine multipolare si è rivelato una disfatta. Per l’Europa, è un vero e proprio rigore a porta vuota, l’occasione d’oro per riportare i rapporti di forza indietro di vent’anni, prima della grande crisi, al 2003, quando, davanti alla guerra d’aggressione americana contro l’Iraq, Francia e Germania – guidate rispettivamente da Chirac e Schröder – erano ancora in grado di dire no. Non che fossero avanguardie antimperialiste, ovviamente, ma potevano ancora difendere una linea autonoma quando Washington prendeva una decisione strategica così palesemente contraria ai loro interessi; da allora, gli Stati Uniti hanno lavorato per impedire che quella scena potesse ripetersi: hanno convinto il mortadellone Prodi ad allargare l’Unione europea a est, hanno rafforzato il peso politico dei baltici, hanno fatto della NATO il vero ministero degli Esteri europeo e hanno trasformato la guerra contro la Russia nel cemento ideologico del vecchio continente. Evian poteva essere l’occasione per riportare indietro di vent’anni i rapporti di forza, l’occasione per dire basta alla Nuova Europa dei proxy baltici voluta da Bush, e basta con la distruzione dell’Europa che produce per trasformarla in un deserto economico dove andare a caccia dei risparmi che servono a tenere in vita la bolla speculativa statunitense: energia a basso costo, riapertura dei mercati, dialogo con le potenze emergenti, rapporti razionali con la Russia, meno risparmio europeo pompato dentro le bolle di Wall Street; e, invece, niente. I leader europei mandano la palla in tribuna e approfittano della debolezza di Trump per fare il contrario degli interessi dei popoli europei: rilanciano il conflitto contro la Russia, serrano le fila contro la Cina e accelerano su riarmo, minerali critici, guerra commerciale e subordinazione energetica.















