Ultimamente, su TikTok è pieno di video di ragazzi occidentali che fanno finta di essere vecchi zii maoisti, bevono birra Tsingtao e fumano sigarette cinesi, e su Instagram spopolano reel che mostrano città futuristiche e paesaggi mozzafiato: “Ti sembra New York? E invece questa è Chongqing”. Ora, anche se si trattasse soltanto di un trend passeggero, è comunque un altro piccolo segnale di un fenomeno epocale destinato a cambiare la nostra vita quotidiana nei prossimi anni: la morte del soft power statunitense. Contrariamente a quanto accaduto negli ultimi trent’anni, oggi, in Italia e in tutta Europa, sentiamo giornalisti, intellettuali e persino politici del cosiddetto mainstream condannare i crimini degli Stati Uniti e parlare apertamente di indipendenza strategica, come se fossimo in un qualsiasi circolo di vetero-comunisti; e non è soltanto una questione geopolitica, perché sembra che sia un po’ tutta l’American way of life a stare perdendo attrattiva agli occhi di sempre più persone, e quell’idea secondo cui la felicità consisterebbe in un frullato di individualismo, consumismo e retorica dell’“imprenditore di se stesso”, contro tutto e tutti… beh, si è rivelata semplicemente falsa. Ma, allora, che cosa sta succedendo? Come mai, oltre alla crisi dell’America fuori di noi, sembra stia morendo anche l’America dentro di noi? E, infine, perché questa potrebbe essere una bellissima notizia? Ne parliamo nella nuova puntata di Rethink Power!
















Gentilissimi, domanda: per demistificare una delle strategie con le quali la democrazia Usa esercita il suo potere imperiale, è proprio necessario utilizzare una nozioncina improvvisata e un po’ scema di un politologo Usa, che tra l’altro ha scoperto l’acqua calda, dopo Gramsci e Marx ed Engels? Non si finisce così per farsi catturare dalla mistificazione che si vorrebbe per l’appunto smontare?