La guerra si allunga, gli oligarchi USA incassano e gli italiani pagano il conto: mentre registriamo questo video, il petrolio è stabilmente sopra i 93 dollari, contro i 73 di prima della guerra, e il gas è sopra i 53 euro il megawattora, contro 32; il costo delle assicurazioni per le navi che trasportano petrolio e GNL è aumentato del 500% e quello di noleggio fino al 700%. Ed è solo l’inizio: il Kuwait, da ieri, ha iniziato a ridurre la produzione di greggio perché gli stoccaggi sono pieni e le navi sono ferme nello Stretto di Hormuz, e il ministro dell’Energia del Qatar ieri ha dichiarato al Financial Times che, di questo passo, nell’arco di poche settimane i Paesi del Golfo interromperanno del tutto la spedizione di petrolio e gas. E, come sempre, c’è chi paga e chi incassa: le compagnie USA, che ci hanno obbligato a comprare il loro gas al posto di quello russo, si stima che solo questa settimana abbiano incassato 1 miliardo in più rispetto a prima della guerra; ogni singola nave, invece che 25 milioni di profitto, ne genera oltre 50. Secondo alcune stime, durante il primo anno di guerra in Ucraina le compagnie USA incassarono 84 miliardi di extraprofitti; se il gas del Qatar sparisse dai mercati per un anno, si stima ne incasserebbero oltre 170.
Insomma: quando Trump afferma di volere una resa condizionata, costi quel che costi e impiegando tutto il tempo che serve, sa esattamente chi sta facendo felice, e anche chi pagherà il conto. È stata costretta ad ammetterlo pure La Verità: Tutti i rincari della guerra, titola; “I maxi rialzi di petrolio e gas si riversano sulle nostre tasche”. “Da inizio settimana”, ricorda, “circa +20% sul prezzo dei carburanti”; “Possibile aggravio di 300 euro per le bollette”; “Spesa alimentare a marzo su di 40 euro”. Il ministro Pichetto Fratin ha invitato alla calma, sottolineando che esistono “speculazioni buone e speculazioni cattive”; mi raccomando, quindi: quando non avrete i soldi per fare il pieno o per mettere a tavola la famiglia, evitate di fare facili populismi e ricordatevi che potrebbe essere il frutto di una speculazione buona. Nel frattempo, seguite il consiglio di Giorgia e concentratevi sul serial drama dell’anno: La vergogna del bosco, titola a sei colonne Libero; L’accanimento continua.
Il popolo dei patrioti sa riconoscere le priorità per l’interesse nazionale; per quelli che, invece, rimangono sempre i soliti, poveri comunisti, di fronte al succedersi incalzante degli eventi, vale forse la pena di approfittare di questo week end per cercare di capire le basi materiali che fanno sì che, anche a questo giro, gli USA abbiano deciso di provare a risolvere le loro contraddizioni bombardando un altro Paese e l’Italia abbia deciso di pagargli il conto. Per farlo, ci vengono in soccorso due importanti documenti freschi freschi di pubblicazione: il primo è il report della direzione studi della Banca del Fucino che prova a fare un bilancio economico del primo anno dell’amministrazione Trump; il secondo è il rapporto del Centro studi FIOM sullo stato del settore metalmeccanico italiano. Ne abbiamo parlato coi rispettivi autori: Vladimiro Giacchè e Matteo Gaddi.










