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La Cina si prepara a resistere all’ultimo attacco totale dell’imperialismo a guida statunitense

OttoParlante - La newsletter di Ottolina (5/03/26)

OttolinaTV by OttolinaTV
05/03/2026
in Americhe, Articoli, Cina, Europa, Medio Oriente, Russia, U.S.A.
1

Il Soddu

Oggi, nella Grande Sala del Popolo di Pechino, si è aperta la quarta sessione del quattordicesimo Congresso Nazionale del Popolo, parte delle Due Sessioni insieme al Comitato Consultivo Politico del Popolo Cinese; il Primo Ministro Li Qiang ha presentato il rapporto governativo, fissando un obiettivo di crescita del prodotto interno lordo al 4,5-5% (il più basso da decenni, perché si privilegia la qualità sull’innovazione), un aumento del 7% nel bilancio della Difesa e forte spinta all’autosufficienza tecnologica ad alto livello nel quindicesimo Piano Quinquennale 2026-2030: questo prevede avanzamenti decisivi nell’intelligenza artificiale incorporata, interfacce cervello-macchina, reti di sesta generazione e calcolo quantistico, per eliminare la dipendenza da tecnologie straniere nella guerra con gli Stati Uniti. Da prospettive cinesi (Global Times e Xinhua), si tratta di una mossa strategica per una innovazione originale e un’integrazione tra tecnologia e industria: il portavoce dell’Assemblea Nazionale del Popolo Lou Qinjian ha sottolineato progressi decisivi in settori critici contro un ambiente globale non discriminatorio, chiaro riferimento alle sanzioni statunitensi come strangolamento intenzionale per contenere la risalita cinese, vista come nuovo imperialismo; Global Times evidenzia la fiducia nell’esportazione di calcolo quantistico verso i Paesi della Via della Seta grazie a una catena industriale completamente auto-controllata, capace di resistere al disaccoppiamento imposto dagli Stati Uniti; il South China Morning Post nota il fuoco sulle industrie emergenti per ridurre la dipendenza dall’estero, ma avverte dei costi della lotta alla corruzione nelle università per le ambizioni scientifiche, fondamentali contro la concorrenza occidentale; il Financial Times parla di alta tecnologia ma crescita bassa, con Li Qiang che avverte di sfide e repressione sul separatismo taiwanese, letta come escalation contro interferenze esterne degli Stati Uniti; Nikkei critica l’aumento della Difesa, che supera quello di Tokyo, accusata di militarismo, mentre The Hindu sottolinea che le ambizioni economiche della Cina subiscono limiti con obiettivo modesto in mezzo alla crisi globale dopo la guerra Stati Uniti-Iran e la guerra tariffaria di Trump: Dawn lo definisce grande teatro politico per la mappa quinquennale, ma con crescita modesta. Il South China Morning Post collega il rimbalzo delle azioni di Hong Kong allo spostamento verso la crescita di qualità con enfasi sull’innovazione contro incertezze interne e globali. In sintesi, l’Assemblea Nazionale del Popolo segna una Cina fortificata contro l’imperialismo a guida statunitense, che mette l’autosufficienza tecnologica come scudo per la sovranità e per uno sviluppo vantaggioso per tutti a livello globale, nonostante critiche su sovracapacità produttiva e tensioni nello stretto di Taiwan.

Punti salienti dal rapporto di Li Qiang

Li apre l’Assemblea Nazionale del Popolo: qui il suo rapporto completo.

La Cina rafforza avanzamenti tecnologici nel quindicesimo Piano: il portavoce dell’Assemblea Nazionale del Popolo parla di innovazione originale e tecnologie essenziali contro pressioni statunitensi e progressi in settori chiave per autosufficienza e una cooperazione globale non discriminatoria contro il disaccoppiamento.

Bilancio della difesa cinese aumentato del 7%. Approvato l’aumento della spesa militare: è una risposta al separatismo taiwanese e alle interferenze statunitensi, mentre Xi Jinping traccia la prossima mappa quinquennale per la Difesa.

La Cina abbassa l’obiettivo di crescita al 4,5-5%: Li Qiang parla di prodotto interno lordo più basso in mezzo alle sparate di Trump, crisi immobiliare e guerra Stati Uniti-Iran, con un focus su sviluppo di qualità con autosufficienza tecnologica contro le incertezze globali.

L’Assemblea Nazionale del Popolo è per l’alta tecnologia e la crescita bassa. La Cina avverte le sue principali sfide: repressione sul separatismo taiwanese e contro le interferenze statunitensi; il Piano 2026-2030 prevede un progetto di autosufficienza tecnologica contro la repressione statunitense sullo sviluppo cinese.

La lotta alla corruzione nelle università è vitale per le ambizioni tecnologiche: la repressione della corruzione negli atenei per l’innovazione contro la competizione occidentale è vitale; vi sono difetti sistemici nella governance della ricerca che costano caro nella spinta all’autosufficienza.

Le azioni di Hong Kong rimbalzano con l’apertura delle Due Sessioni. I mercati asiatici rimbalzano dal calo del petrolio: l’obiettivo di prodotto interno lordo della Cina al 4,5-5% sposta il fuoco sull’innovazione tecnologica; per gli analisti, l’obiettivo più basso segnala priorità alla crescita di qualità contro le incertezze di Trump.

La Cina abbassa le ambizioni di crescita in mezzo ai limiti, ponendosi l’obiettivo del 4,5-5% contro i venti contrari nel settore immobiliare e nella disoccupazione; il Piano quinquennale sostiene sviluppo di qualità con un focus tecnologico (qui gli articoli di The Hindu e Dawn).

La Cina ribadisce che l’indipendenza di Taiwan è un vicolo cieco. Secondo un deputato taiwanese che ha parlato all’Assemblea Nazionale del Popolo, il Partito Democratico Progressista cerca indipendenza con le forze esterne e fallirà: la riunificazione è inevitabile perché le forze esterne sono inaffidabili.

La Cina mira alla competizione feroce interna: Li Qiang parla di repressione totale contro la competizione eccessiva; è la prima volta che questo concetto compare nel rapporto di lavoro delle Due Sessioni.

Il calcolo quantistico cinese si apre al mondo: la catena completamente auto-controllata permette esportazioni verso Via della Seta; un laboratorio di servizi globali, esempio di nuove forze produttive di qualità.

Due Sessioni diverse quest’anno, ma attenzione alla fiducia privata e alle riforme fiscali contro Trump.

Il Congresso traccia la rotta per le materie prime: in un contesto difficile, all’insegna di sovrapproduzione industriale (soprattutto acciaio), mercato immobiliare ancora in crisi e rischio di una guerra commerciale più dura con gli Stati Uniti, i leader di Pechino dovranno scegliere se ridurre l’eccesso di capacità produttiva, rilanciare l’edilizia o difendersi dai nuovi dazi americani. Queste scelte saranno decisive: un taglio deciso della produzione di acciaio o un nuovo stimolo edilizio possono far crollare o far salire i prezzi del ferro, del rame e del carbone in tutto il pianeta; è anche l’ultima occasione per raggiungere gli obiettivi del Piano Quinquennale iniziato nel 2021.

 

 

Il Marru

La variabile pakistana: come ricorda la testata indipendente libanese Al Akhbar, “In Pakistan, cresce la pressione sul governo di Shehbaz Sharif affinché eserciti una maggiore solidarietà con l’Iran di fronte al conflitto tra Stati Uniti e Israele. Questo avviene mentre il Pakistan cerca di mantenere un delicato equilibrio tra le sue relazioni con Teheran e le sue partnership con l’Arabia Saudita e gli stati del Golfo alleati di Washington” (  )

La variabile saudita: sempre Al Akhbar sottolinea come “Riad si trova indecisa tra la condanna degli attacchi iraniani e la cautela nel rischio di scivolare in una guerra che non serve ai suoi interessi, tra pressioni israeliane e americane e campagne di disinformazione che cercano di spingerla a un confronto aperto con Teheran”. In soldoni: diffidate di ogni notizia veicolata dalla propaganda imperialista sulle scelte di Riad; è in corso una colossale Psy-Op per rendere irreversibile la rottura tra sauditi e iraniani. (  )

La variabile “complesso militare industriale USA”: ancora una volta Al Akhbar sostiene che “Mentre Donald Trump afferma che il suo Paese possiede scorte di armi sufficienti per guerre infinite, stanno emergendo forti disaccordi tra la sua amministrazione e i principali produttori di armi. Questo avviene mentre gli osservatori avvertono che la crisi decennale dell’industria della difesa non può essere risolta da un giorno all’altro”

La variabile curda: “America e Israele attivano il Piano B: è il turno delle milizie curde”; “Washington e Tel Aviv stanno evitando una guerra di terra all’interno dell’Iran e stanno spingendo le organizzazioni curde a fungere da esercito sostitutivo per incendiare l’Iran occidentale, dopo che la scommessa sui disordini interni in seguito all’assassinio di Khamenei è fallita”. Amro Allan su Al Mayadeen sostiene che “La campagna USA-Israele non mira al crollo immediato del regime, ma a indebolire strutturalmente l’Iran e preparare le condizioni per il suo eventuale rovesciamento. Ma la controstrategia di Teheran mira a rimodellare la deterrenza e a uscire dalla guerra più forti, non semplicemente intatti”.

La variabile russa: secondo il Wall Street Journal, “La Russia è la grande vincitrice mentre la guerra con l’Iran prosciuga le forniture di cui l’Ucraina ha bisogno”; “Kiev si trova ad affrontare una carenza di missili intercettori per la sua difesa aerea, mentre l’impennata dei prezzi del petrolio sta stimolando l’economia russa”.

La variabile europea, che non varia mai:

“I nonni tedeschi di Donald Trump potrebbero aver conosciuto la parola che esprime ciò che alcuni funzionari europei provano ora, mentre lo guardano lamentarsi del fatto che gli alleati tradizionali dell’America lo abbiano deluso: Schadenfreude. Dopo aver trascorso un anno a criticare, insultare e minacciare i leader europei, Trump ora comprende il valore di avere amici in luoghi strategicamente importanti, sempre che abbiano risorse militari di cui può avvalersi. La guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran sarebbe stata molto più facile nei suoi primi giorni se il primo ministro britannico Keir Starmer non avesse negato ai bombardieri americani il permesso di decollare dalle basi aeree del Regno Unito, si è lamentato Trump questa settimana”.

La variabile venezuelana:

Scoop: i funzionari di Trump mediano un enorme accordo sull’oro tra Stati Uniti e Venezuela, titola Axios; “Lunedì la società mineraria statale venezuelana ha siglato un accordo multimilionario per la vendita di un massimo di 1.000 chilogrammi di oro destinati ai mercati statunitensi. L’accordo dimostra il rafforzamento dei legami commerciali tra Venezuela e Stati Uniti dopo che il presidente Trump ha detronizzato il dittatore socialista incriminato del Paese e ha esercitato di fatto il controllo sulla sua compagnia petrolifera ricca di petrolio. Secondo una delle fonti, l’accordo sull’oro prevede che la società statale Minerven fornisca da 650 a 1.000 chili di lingotti Gold Dore al commerciante di materie prime Trafigura. Questo contratto è il terzo accordo di estrazione stipulato sotto la supervisione dell’amministrazione Trump, da quando gli Stati Uniti hanno preso il controllo della risorsa più importante e abbondante del Venezuela: il petrolio”.

Tags: autosufficienza tecnologicacinaconflitto usa-irandue sessioni 2026economia cinesegeopoliticaguerra commercialela newsletter di ottolinamedio orienteottoparlantepiano quinquennalerelazioni internazionali
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A sinistra le bandiere di USA e Israele. In centro tre missili in volo. A destra Giorgia Meloni in divisa militare

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Comments 1

  1. Walter Martini says:
    5 mesi ago

    Gli americani, da quando possiamo così definirli ( degni eredi della peggiore europa) dopo aver sterminato 20.000.000 di indiani, hanno continuato a sterminare tutte quelle Genti, che a loro concetto sono poco più che bestie , ogni qual volta questo fosse il loro interesse economico.NON ne possiamo PIÙ , è l’ora di metterli a tacere, per sempre!!!! Hanno fatto la storia di questo nostro mondo per centinaia di anni, ora BASTA!!!!

    Rispondi

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