Il regime terrorista di Tel Aviv attacca cittadini europei in acque tunisine. Israele si conferma la piΓΉ grande organizzazione terroristica del pianeta e, come tale, andrebbe semplicemente smantellato; e, invece, gli continuiamo a fornire armi, come da 40 anni facciamo con tutti i peggiori tagliagole. Dβaltronde, per difendere i diritti fondamentali dei propri cittadini servirebbe uno Stato e in Europa di Stati non ce ne sono piΓΉ; ci sono i resti di organizzazioni statali, in mano a lobby di parassiti che si fanno la guerra tra loro per accaparrarsi quel che rimane prima che la nave finisca di affondare.
In Francia, per la prima volta in settantβanni di Quinta Repubblica, il governo Γ¨ caduto per non aver ottenuto la maggioranza al vote de confiance. In questi 70 anni, altri due governi sono stati fatti cadere dallβAssemblea Nazionale: il primo, guidato da Pompidou, nel β62, piΓΉ di 60 anni fa; il secondo, 9 mesi fa. E, in entrambi i casi, lo strumento adottato era diverso: la motion de censure, che viene votata se a proporla Γ¨ almeno 1 parlamentare su 10; il voto di fiducia, invece, avviene su iniziativa dello stesso governo. Della serie CosΓ¬ Γ¨ inutile governare: o mi dite chiaramente che mi sostenete, o meglio fare festa. Insomma: un evento storico e lβennesimo segnale che lβEuropa non Γ¨ in crisi. Non esiste piΓΉ come entitΓ statali in grado di esercitare la sovranitΓ , e anche proprio come civiltΓ ; basta vedere a chi affida lβeditoriale, in una situazione cosΓ¬ drammatica, il principale quotidiano italiano: Aldo Cazzullo. No, davvero, serio: ALDO CAZZULLO!!!

Eβ un poβ come far commentare la morte di Beethoven da Baby Gang, o la bolla dellβAI da un giornalista de Il Post.
Il Mediterraneo dovrebbe essere la nostra vera casa: Γ¨ sotto occupazione e, come tutti i domini coloniali, Γ¨ ridotto a un colabrodo. Potrebbe, e dovrebbe, essere uno dei cuori pulsanti piΓΉ vivaci del pianeta, un modello di vita sana, sostenibile, felice, il posto dove tutti ambiscono a trasferirsi; Γ¨ una ciofeca, un campo di morte: gente che muore affogata, rifiuti tossici, Stati fantoccio, stermini di massa, regimi guidati da psicopatici che fanno il cazzo che gli pare in barba a ogni regola, e quelle che dovrebbero essere le classi dirigenti, che stanno a guardare. Tanto, mica sono lΓ¬ per rappresentare chi nel Mediterraneo ci vive: sono lΓ¬ per gentile concessione dei Padroni del Mondo. Quando diciamo che andrebbero mandati tutti a casa mica Γ¨ uno sfogo idealistico! Eβ una constatazione, ma anche unβopportunitΓ , che diventa sempre piΓΉ concreta mano a mano che i Padroni del Mondo perdono pezzi.
Ieri pomeriggio, con Demostenes Floros ( Senior Energy Economist del CER e docente di Geopolitica dellβEnergia allβUniversitΓ di Padova), a partire dalla questione del Power of Siberia 2, abbiamo fatto una lunga chiacchierata sul Nuovo Ordine Energetico Multipolare, che potete rivedere qua: raramente ho imparato cosΓ¬ tante cose in una sola intervista. Tra i tanti temi affrontati, la questione del prezzo del petrolio e le ripercussioni che sta avendo sullβindustria energetica USA. La lobby del fossile Γ¨ una delle piΓΉ influenti in assoluto nellβamministrazione Trump 2, che, perΓ², si trova di fronte a una contraddizione enorme: da un lato ha bisogno di energia a basso costo per tenere a bada lβinflazione e per nutrire il sogno di Make America Great Again; dallβaltro, prezzi bassi per la filiera del cracking significa non riuscire a pareggiare i bilanci e non riuscire a trovare capitali per aumentare la produzione. Morale della favola: ecco il titolo del Financial Times che mi sono ritrovato in home page stamattina alle 5

Le grandi compagnie petrolifere tagliano posti di lavoro e investimenti a causa dei prezzi bassi del greggio: βI licenziamenti rappresentano un allarme rosso per il settoreβ e βi dirigenti si preparano a una recessione che potrebbe durare anniβ. La cura dimagrante del settore energetico, sottolinea il Financial Times, starebbe avvenendo βal ritmo piΓΉ veloce dal crollo del mercato dovuto al coronavirusβ: βMigliaia di posti di lavoro sono stati tagliati in tutto il settoreβ, a partire da colossi come βChevron e BPβ; lβobiettivo Γ¨ continuare a garantire i dividendi degli azionisti attraverso βrisparmi aggiuntivi per decine di miliardi di dollariβ. βI piani di spesa sono stati ridimensionatiβ, molti progetti βsospesiβ e molti asset βmessi in venditaβ. Una scelta obbligata: rispetto al picco del novembre 2024, Chevron ha perso oltre il 16%

Exxon Mobil oltre il 20

ConocoPhillips oltre il 26

Per evitare di vedere i capitali fuggire in massa e le azioni crollare del tutto, una bella cura dimagrante Γ¨ lβunica opzione, soprattutto perchΓ© siamo solo allβinizio: lβOPEC+ infatti βnegli ultimi 5 mesi Γ¨ passata da una strategia di contenimento della produzione e di sostegno dei prezzi, a una di riconquista di quote di mercatoβ; lβobiettivo Γ¨ distruggere i βrivali con costi piΓΉ elevati negli Stati Uniti e in altre nazioni non OPECβ. Il risultato, ad oggi, Γ¨ che il Brent, dal picco degli 82 dollari a gennaio, ora Γ¨ a 66, ma secondo Wood Mackenzie, societΓ di consulenza globale leader nellβanalisi dei mercati energetici e delle materie prime, βscenderΓ sotto i 60 dollari al barile allβinizio del 2026 e vi rimarrΓ alcuni anniβ e βa meno di 60 dollari, nessuna delle grandi compagnie petrolifere occidentali puΓ² coprire i propri piani di investimento, i dividendi e i riacquisti di azioni proprie che gli investitori si aspettanoβ. Sempre secondo Wood Mackenzie, nel 2025, per la prima volta dal 2020, gli investimenti in beni durevoli diminuiranno di oltre il 4% e il mese scorso, l’Energy Information Administration degli Stati Uniti ha affermato che questo calo degli investimenti porterΓ a un calo della produzione negli USA βper la prima volta dal 2021β. L’amministratore delegato di ConocoPhillips, Ryan Lance, ha dichiarato che entro Natale resteranno a casa oltre 3 mila dipendenti, uno su 4, e I tagli iniziati giΓ da febbraio in casa Chevron potrebbero arrivare a costare in tutto 8 mila posti di lavoro: altro che Drill Baby Drill; βIl problemaβ, sottolinea una fonte non proprio imparziale come lβamministratore delegato di Marauder Capital, un gruppo di private equity specializzato nel settore, βΓ¨ che la nostra produzione nazionale di petrolio potrebbe non essere piΓΉ sufficiente quando il Paese ne avrΓ bisogno in futuroβ.
Ed ecco cosΓ¬ che si torna a parlare di Intelligenza Artificiale: cosa comporti, in termini di consumi, la guerra per il predominio nellβAI lo racconta in modo superlativo questo bellissimo video del canale YouTube specializzato in tutto quello che ha a che vedere col Silicone High Yield. Vi faccio un riassuntino.
Primo punto: le GPU, i processori che si usano per lβAI; nellβarco di 5-6 anni, sono passate da consumare 300W, come tre lampadine vecchia scuola, a 1000, come un phon per la messa in piega e, a breve, arriveremo a quota 2000, come un forno elettrico ventilato acceso h24 365 giorni lβanno. In un datacenter tradizionale – quello che ci permette di guardare le minchiate su Netflix o TikTok, per intenderci – vengono impiegati processori diversi, le CPU, che consumano un quinto; i server tradizionali ne impiegano dalle 2 alle 4 e dentro a un rack (le strutture metalliche standardizzate che servono a ospitare in modo ordinato e sicuro i server) ci sono solitamente 20-30 server: quindi, in tutto, 40-60 CPU e, quindi, circa 10kW. In un server AI standard ci sono in media 8 GPU e in un rack ci sono una decina di server: fanno 80 GPU e, quindi, 80kW. Oggi. Nel mega-campus annunciato da Vantage in Texas, ogni singolo rack Γ¨ previsto ne consumi 250 di Kilowatt . Risultato: il piΓΉ grande datacenter tradizionale al mondo Γ¨ considerato lo Yotta NM1, vicino a Mumbai; ci sono oltre 7 mila rack e, per alimentarlo, servono 50 MW, quanto una cittadina da 100 mila abitanti in un paese sviluppato. Il progetto piΓΉ grande di datacenter AI invece Γ¨ proprio quello di Vantage in Texas e, per alimentarlo, serviranno 1,4 GW, quanto una metropoli da 2 milioni e mezzo di abitanti. Dβaltronde, per costruire qualcosa che assomiglia a Dio, mica puoi badare a spese…
Ma a qualcuno sta venendo qualche dubbio: secondo lβEconomist, infatti, βla fede nei grandi modelli linguistici simili a Dio sta diminuendoβ. LβEconomist sottolinea come tra gli operatori del settore sia in voga unβanalogia con lβindustria degli smartphone: βI primi giorni di Chat Gpt sono stati rivoluzionari come il lancio dellβiPhone di Apple nel 2007β, ma ultimamente βi progressi dellβAI, piΓΉ che a vere innovazioni hanno iniziato ad assomigliare a noiosi aggiornamenti dei telefoniβ; ed ecco, cosΓ¬, che GPT-5, lβultimo modello di Open AI, βha generato ancora meno entusiasmo di quello che si presta ad accogliere il prossimo 9 settembre lβiPhone 17β. Gli LLM, i large language model, i modelli che dovevano trasformare una tecnologia in Dio, appunto, βnon stanno mantenendo le promesseβ e, nel mondo aziendale, si fanno strada βalternative piΓΉ piccole e agiliβ: βQuesti cosiddetti modelli di linguaggio di piccole dimensioni (SLM)β, sottolinea ancora lβEconomist, βsono piΓΉ economici degli LLM multiuso, la cui intelligenza divina puΓ² sembrare superfluaβ. Secondo alcuni test, in diversi ambiti, il piccolo modello Nvidia Nemotron NanoΒ supera le performance del modello rilasciato da Meta in aprile, che Γ¨ 40 volte piΓΉ grande e, in generale, βI modelli piΓΉ piccoli di oggi sono molto piΓΉ capaci dei modelli piΓΉ grandi dell’anno scorsoβ e βQuest’anno, si prevede che la domanda aziendale per questi modelli crescerΓ a un ritmo doppio rispetto a quella degli LLMβ. Nvidia Research a giugno ha pubblicato un articolo dove affermava con decisione che “i modelli linguistici piccoli, piuttosto che grandi, sono il futuro dell’intelligenza artificiale”; la differenza Γ¨ che i modelli grandi vengono ospitati da fornitori di servizi cloud, e nei loro colossali datacenter. Quelli piccoli possono essere gestiti in loco, e possono usare le CPU invece delle GPU. Risultato: βpossono essere da dieci a trenta volte piΓΉ economici da gestireβ.
Se tutto questo sarΓ sufficiente per far scoppiare la bolla finanziaria trainata dallβAI che sta tenendo ancora in vita lβeconomia USA, lo vedremo; quello che mi pare evidente Γ¨ che se la lobby del petrolio USA pensa di continuare a cavalcare lβhype dellβAI per risolvere tutti i suoi problemi, la vedo male, come mi pare chiaro anche che chi ha le chiavi di elementi indispensabili per le supply chain come la Cina, a partire dalle terre rare, ha un arma negoziale un poβ piΓΉ efficace di chi basa tutto sullβaccesso o meno allβultimo chip di Nvidia. Eβ uno dei tanti aspetti dellβaccerchiamento della Cina di Xi ai danni degli USA di Trump, sulla scia degli insegnamenti de Lβarte della guerra? Ne parla qui Asia Times, dove torna in grande spolvero anche il sempre imperdibile e misterioso Han Feizi, che cerca di spiegare βla marcia indietro di Trump su tutto ciΓ² che riguarda la Cinaβ. Lβaccerchiamento cinese di Trump parte anche da Hong Kong che, secondo il Financial Times, βDopo alcuni anni di stagnazione, sta riacquistando la sua posizione globale grazie alla spinta di Pechinoβ.
Intanto continuano a far paura le conseguenze dellβattacco frontale di Forrest Trump alla Corea del Sud, a partire dallβincredibile vicenda della Hyundai (qui e qui); purtroppo, perΓ², anche oggi dallβAsia arrivano diverse notizie tuttβaltro che incoraggianti, dal rimpasto in Indonesia, al Lawfare contro il clan Shinawatra in Thailandia, alla terribile crisi che ha catapultato nel caos il Nepal:
IL RIMPASTO IN INDONESIA
https://asia.nikkei.com/economy/indonesia-s-new-finance-minister-faces-fiscal-political-tests
LAWFARE, THAILANDIA EDITION
LA FINE DEL COMUNISMO CON CARATTERISTICHE NEPALESI?
https://asia.nikkei.com/politics/nepal-pm-oli-resigns-as-protesters-set-fire-to-his-home
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