Se perderemo per più di venti minuti i contatti con i nostri compagni e le nostre compagne, da Genova e dai porti di tutta Europa, non uscirà più un chiodo: questa è la promessa che hanno fatto i camalli del CALP sabato sera, parlando davanti a decine di migliaia di persone radunatesi al porto per salutare l’imbarcazione della Global Sumud Flotilla che sarebbe partita il giorno dopo. Siamo davanti ad un salto di qualità: la mobilitazione umanitaria si trasforma in lotta di classe, si politicizza. La solidarietà per la Palestina ha portato migliaia e miglia di persone in piazza, alla cui testa c’erano lavoratori organizzati; lavoratori che hanno una leva in mano: la chiusura dei porti, da usare come pressione sui governi. Il messaggio è chiaro: se i governi non prendono provvedimenti per fermare il massacro di Gaza, sarà la società civile a sanzionare Israele. I portuali sono determinati ad andare avanti: non un solo passo indietro. Con Giovanni Ceraolo di USB Porti, sindacato protagonista degli blocchi delle navi dirette ad Israele, abbiamo parlato delle iniziative che fermeranno la logistica della guerra.















