Gli Indipendentisti taiwanesi hanno preso la peggior scoppola degli ultimi 10 anni: con quello che lo stesso Foreign Policy ha descritto come un “cinico abuso della legge” che “minaccia la legittimità democratica di Taiwan”, il partito democratico ha indetto una quantità spropositata di referendum per revocare anticipatamente i seggi conquistati regolarmente da numerosi rappresentanti dell’opposizione. Contro ogni previsione, si sono recati alle urne oltre il 60% degli aventi diritto, che hanno mandato un messaggio chiaro: la retorica anti-Pechino ha rotto il ca**o. Le revoche sono state respinte in massa, tutte e 24, ma le brutte notizie per i secessionisti taiwanesi erano solo all’inizio: il presidente William Lai, infatti, aveva previsto un lungo viaggio in America Latina che avrebbe dovuto comprendere una sosta anche a New York, ma mercoledì scorso il viaggio è scomparso dall’agenda del Presidente. Secondo South China Morning Post, “La fermata proposta a New York è stata rifiutata da Washington”; “La decisione degli Stati Uniti di negare il transito attraverso New York invia un segnale di avvertimento a Lai che, nel contesto dei negoziati commerciali in corso con Pechino, Washington potrebbe non dare più la stessa priorità a Taiwan come faceva durante l’amministrazione Biden”. Intanto la Marina degli Stati Uniti è costretta a rinviare la consegna del suo nuovo sottomarino SSN(X) dal 2035 al 2040; quello dei sottomarini è l’unico ambito nel quale, fino ad oggi, anche gli osservatori più scettici riconoscevano un dominio USA e veniva considerata l’unica carta vincente a disposizione dell’impero in un eventuale conflitto nel Pacifico attorno a Taiwan, ma i colli di bottiglia della base industriale USA rischiano di compromettere per sempre questo vantaggio, proprio mentre la Cina procede a vele spiegate nel suo piano di modernizzazione navale. Difendere gli indipendentisti di Taiwan potrebbe diventare un lusso che gli USA in declino non sono più in grado di permettersi.










