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¡Desaparecinema! ep. 44 – Le lobby delle armi e i salotti buoni del protoPD milanese

Finché c'è guerra c'è speranza non è un film sulla guerra, ma sul colonialismo europeo necessario per mantenere gli standard di vita di quattro stronzi ignoranti che prendono il sole in giardino

OttolinaTV by OttolinaTV
06/07/2025
in ¡Desaparecinema!, Cultura, Italia
4

Il tema O Rugido do Leao di Piero Piccioni (che ha suonato con Charlie Parker) è diventato la sigla del programma Rai2 “Storia di un Italiano”. Sono sicuro che l’avete riconosciuto dalla prima battuta. Ma forse non ricordate a quale film apparteneva

Ricordate invece che nella puntata sull’Eternauta, il fumetto argentino, e I cannibali di Liliana Cavani, abbiamo parlato della società occidentale che scavalca con indifferenza cadaveri sparsi per le strade delle nostre città, come metafora di quello che succede a Gaza (al netto degli ipocriti riposizionamenti strategico-elettorali del PD)? C’è una scena simile anche nel settimo film di Alberto Sordi come regista (pochi lo sanno ma Sordi ha diretto quasi venti film, oltre che averne interpretati 150). In questo caso si tratta di un lobbista delle armi, metafora di quasi l’intero parlamento italiano di oggi e di tutto quello dell’Unione europea, che scavalca schifato un manifestante ucciso perché protestava contro la decisione del governo di un Paese africano (ovviamente in mano agli europei) di investire soldi nelle armi invece che nell’agricoltura. (Adesso non vi sembra più esagerato il paragone con l’Ue e l’Italia, vero?).

L’ho già detto ma tocca ripeterlo: la maggior parte dei diritti sociali ci sono stati elargiti dall’alto solo per evitare disordini (quando al governo non c’erano i vari Bava Beccaris che sparavano direttamente sulla gente). Quindi non perché i governi occidentali siano stati socialisti. Anche Roosevelt non era esattamente un comunista quando grazie ai consigli di Keynes spendeva per i servizi pubblici fottendosene del deficit dopo la crisi del 1929. Ma insomma: Finché c’è guerra c’è speranza, 1974, ci ricorda per l’ennesima volta che negli anni ’70, diversamente da oggi, faceva cinema scomodo anche un attore multimiliardario. Oggi neppure l’ultimo degli indipendenti. Anche qui: al netto di qualche eccezione.

Pietro Chiocca è un romano trapiantato a Milano. Ed è un rappresentante di armi di una piccola azienda italiana, che lo spedisce in giro per il mondo soprattutto nei Paesi africani in guerra contro i ribelli, a vendere armi ai vari governi. Paesi africani che, ovviamente, sono colonie francesi e portoghesi teatro di guerriglie indipendentiste. Il motto della sua azienda è: “Avete una rivoluzione, una guerra civile? La LeonardPANAEXPORT ve li risolve!”.

Chiocca è sposato con Silvia, piddinBORGHESE annoiata e ludopatica, con la quale ha tre figli, piddinTARDOADOLESCENTI annoiati e snob. Occhio che non sto facendo il solito giochino per prendere per il culo il PD: Silvia è interpretata da Silvia Monti, che nel 1997 avrebbe sposato Carlo De Benedetti, simbolicamente tessera numero uno del PD: con il suo KOS Group è un oligarca della sanità privata. In un articolo de Il Giornale di poche settimane fa si legge:

“Con 798 milioni di ricavi consolidati nel 2024, la Kos del gruppo De Benedetti è in lizza per entrare nella top ten delle aziende sanitarie europee, grazie anche a un modello di business che per circa il 65%, oltre 500 milioni, dipende dagli «accreditamenti», cioè dai fondi pubblici erogati dalle Regioni alla sanità convenzionata”.

Con De Benedetti, Silvia Monti si sarebbe trasferita a Lugano. Proprio in quel mondo che il personaggio Silvia chiede a Chiocca di regalarle vendendo morte. Chiocca infatti, nonostante venga trattato come un imbecille, ama la sua famiglia e farebbe di tutto per soddisfarne le richieste sempre più ambiziose. Soprattutto per coprire Silvia, che lo tradisce, spende spande, si indebita con tutti e vuole una nuova villa nel verde.

Finché Chiocca cade nella trappola di un giornalista del Corriere della Sera, che lo sputtana a caratteri cubitali sulle pagine del quotidiano in quanto trafficante di armi, mercante di morte. A quel punto la famiglia, attenta solo all’immagine borghese, si indiniah come il PD in piazza per la Palestina, a comando, in ritardo di decenni, accusandolo di vendere armi: “E qual è il problema? Lo sapevate!” “Sì” gli risponde la moglie, “Ma adesso lo sanno tutti!”. Ma Sordi in Africa nel frattempo ha fatto un’esperienza che rischia di mettere in discussione le sue certezze: ha visto a cosa servono le sue armi, a uccidere i bambini dei guerriglieri africani per l’indipendenza. Così, finalmente, sbatte in faccia la realtà ai suoi cari:

“Perché vedete.. Le guerre non le fanno solo i fabbricanti d’armi e i commessi viaggiatori che le vendono, anche le persone come voi le famiglie come la vostra, che vogliono, vogliono e non si accontentano mai: le ville, le macchine, le moto, le feste, il cavallo, gli anellini, i braccialetti, le pellicce e tutti i cazzi che ve se fregano, costano molto! E per procurarseli, qualcuno bisogna depredare, ecco perché si fanno le guerre!”

Questa è una delle più belle scene del cinema italiano. Scusate ma era dal ’61 che volevo farla.

Infine lascia a loro la decisione. Va a dormire: se vogliono che continui a fare quel mestiere che ora gli rinfacciano dovranno svegliarlo alle tre e mezza, così potrà prendere l’aereo per un nuovo affare da 70.000 mitragliatrici, continuare a guadagnare e mantenere tutti nel lusso. Oppure lo lascino dormire quanto vuole, perderà l’aereo e tornerà a vendere pompe idrauliche come una volta. Ovviamente, lo svegliano alle tre e un quarto. Sordi capisce l’antifona. I quotidiani su cui campeggia il suo nome finiscono a bruciare nel caminetto. Silvia torna a giocare a carte, i figli ballano e cantano felici nella nuova casa con gli amici.

Ma tutto questo a quale prezzo? Quanto costa alla giungla lì fuori mantenere il nostro giardino di merda? Lo ha detto davvero il capo della diplomazia europea, Joseph Borrell: “L’Europa è un giardino” nel quale “tutto funziona. È la migliore combinazione di libertà politica, prosperità economica e coesione sociale che l’umanità è stata in grado di costruire”, ha aggiunto Borrell. “Il resto del mondo non è esattamente un giardino. La maggior parte del resto del mondo è una giungla e la giungla potrebbe invadere il giardino”.

Quindi Finchè c’è guerra c’è speranza non è un film sulla guerra, ma sul colonialismo europeo, necessario per mantenere gli standard di vita di quattro stronzi ignoranti che prendono il sole nel giardino e commettono eccidi nella giungla da secoli. Noi. Ed è anche un film su quell’indifferenza sulle cose del mondo che dobbiamo abbracciare per non doverci sputare in faccia. Un film sull’epoca della complessità.
Come scrive “Taxidrivers”: “Nell’astuta ingenuità (o falsa coscienza) di Chiocca vi è però una brutale e disumana verità. Non vi può essere un capitalismo etico. Se accettiamo che il mercato regoli e disponga della nostra vita dalla culla alla tomba, se accettiamo che il denaro sia l’equivalente generale che regola lo scambio di tutto ciò che viene prodotto, non possiamo pretendere che vi siano delle merci, dei prodotti che abbiano un certificato di ‘eticità’.” Ed è precisamente questa dimensione ‘normalizzante’ e qualunquistica della disumanità del mercato ciò che ci disturba. Il vedere concretizzato sullo schermo, con ritmi da commedia, ciò che tutti sappiamo ma che facciamo finta di non vedere.

Albertone ce l’ha insegnato, scrive ancora Taxidrivers: «Io faccio i ruoli che nessuno vuole fare.»  Ci vuole coraggio a dare la faccia a personaggi come Pietro Chiocca. Mentre non ci vuole nulla a dare la faccia a personaggi innocui e apolitici, finto ribelli, autoreferenziali e snob di Nanni Moretti. Che Sordi, infatti, nel suo qualunquismo prepiddino, lo disprezzava.

“Sordi, si sa”, scrive Lorenzo Ciofani, “non è esattamente un buon regista: gli manca il ritmo, la fluidità, si limita a mettere in scena la sceneggiatura scritta da Leo Benvenuti e Piero De Bernardi (scrittori decisamente esterni all’orbita del divo, forse scelti per tentare qualcosa di diverso) senza il guizzo cinico di un Dino Risi né cogliendo davvero il perturbante dentro la commedia alla maniera di un Mario Monicelli”.
Ma ce ne fossero mille, oggi, di Sordi. E invece abbiamo Moretti.

E me sa che ce lo meritiamo.

Bene. E adesso passiamo a noi. Questa è l’ultima puntata di Desaparecinema. Che avete capito? L’ultima prima dell’estate. Dopo 45 puntate, compresa quella speciale su Assange, quasi una a settimana, anche ad agosto: ci meritiamo tutti un po’ di riposo: io, i montatori, i supervisori, i media manager… Ma, come in un brutto film di Walter Veltroni, c’è un “ma anche”: nonostante tutto non vi lascio soli. Alla fest8lina dal 9 al 13 luglio a Pisa presenterò di pessona pessonalmente in anteprima il libro tratto da questa rubrica. Una selezione di undici puntate dedicate al soft power del cinema hollywoodiano, approfondite, rilette e corrette anche grazie alle vostre segnalazioni. Perciò non posso dire “ci vediamo a settembre”. Ma: “Ci vediamo tra qualche giorno a Pisa!”

E chi non ci sarà si merita Nanni Moretti.

Tags: alberto sordiarmicinemaguerrapietro chiocca
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Comments 4

  1. Stefano Longagnani says:
    12 mesi ago

    La bandiera arcobaleno che utilizzate in alcune scene del video dovrebbe essere a 7 colori per essere quella della pace. Se la mettete a 6 colori pare un richiamo al pride piddino. Per approfondire: https://it.m.wikipedia.org/wiki/Bandiera_della_pace

    «La varietà più diffusa ha sette colori: viola, blu, azzurro, verde, giallo, arancione e rosso, e riporta al centro la scritta bianca “PACE” (in italiano e spesso anche all’estero). In alcune variazioni la striscia viola è al di sotto di quella azzurra, e talvolta viene aggiunta una striscia bianca in cima, come nella bandiera originale degli anni sessanta.

    In Italia, è stata usata per la prima volta durante la prima edizione della marcia per la Pace Perugia-Assisi del 1961, da Aldo Capitini, fondatore del Movimento Nonviolento. Quest’immagine fu ispirata da simboli simili utilizzati in manifestazioni statunitensi e inglesi, dove ebbe come “sponsor”, tra gli altri, il filosofo Bertrand Russell. La bandiera originale è stata conservata fino al 31 ottobre 2011 a Collevalenza, Todi, dal dott. Lanfranco Mencaroni, amico personale e collaboratore del Capitini. Mencaroni l’ha poi consegnata al Palazzo dei Priori di Perugia.[10]

    Una bandiera simile, chiamata bandiera arcobaleno, fu adottata negli anni settanta dal movimento di liberazione omosessuale; la differenza con la bandiera della pace sta nella mancata presenza della scritta “PACE” e nella diversità dei colori, sia come disposizione che come numero. La somiglianza si spiega col fatto che entrambe le bandiere derivano dall’arcobaleno, il quale è considerato simbolo di pace e armonia; questo simbolo appare nella Bibbia, nel racconto del mito del Diluvio universale e, per quanto riguarda la bandiera arcobaleno, è stato mutuato dalla filosofia spiritualista New Age.»

    Rispondi
    • Federico Greco says:
      12 mesi ago

      Guarda bene quando viene usata nel video. Non vuole richiamare la bandiera della pace, ma ironicamente la sinistra arcobaleno 🙂

      Rispondi
  2. lirio says:
    12 mesi ago

    Er fighetta de Monteverde se la prese pure con Manfredi, che è per me, il migliore degli attori di quella generazione. Il film in questione è il mio preferito di Sordi, attore unico nel nostro panorama, il solo a fare ruoli difficili e spinosi ( Un eroe dei nostri tempi, per esempio). Anche come regista al, al netto della tecnica , è stato ficcante. Polvere di stelle per esempio era un ritratto bello e impietoso dell’Italia post bellica.Avercene…

    Rispondi
    • Federico Greco says:
      12 mesi ago

      Manfredi è un gigante. Ne parlo nella puntata su Luigi Magni. Forse il più grande. Rifiutò più volte, infatti, di andare a Hollywood.

      Rispondi

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