La bretella più pazzerella del surrealismo analfoliberale ha colpito ancora: l’anno scorso, Rampini guadagnò la nostra stima più incondizionata inventandosi di punto in bianco un Pil USA che stava crescendo addirittura due volte più rapidamente di quello cinese; l’anno, ovviamente, è finito con una Cina che è cresciuta il doppio degli USA. E i primi 3 mesi del 2025 sono andati pure peggio: gli USA che hanno segnato un declino annualizzato dello 0,5%, mentre Pechino registrava, di nuovo, il solito +5. Qualsiasi persona con una minimo di dignità, come minimo, avrebbe ripiegato su altri temi più alla sua portata, nella speranza che il ricordo dell’ennesima figura di merda mano a mano scemasse, ma non lui: lui non teme il pubblico ludibrio e torna sul luogo del reato, in quel complesso mondo fatto di numeri complicati da decifrare che non ha gli strumenti minimi per manipolare in modo razionale. Ed ecco, così, che proprio mentre l’economia USA dimostra in modo plateale la sua inconsistenza e la sua dipendenza totale da un debito pubblico e privato ormai fuori controllo che nemmeno l’esercito più grande della storia dell’umanità e il ricorso sistematico alla violenza ormai sono più in grado di dissimulare, Rampini rilancia: Il mistero glorioso dell’economia americana titolava ieri il suo contributo quotidiano alla macchina della propaganda.
E Rampini non è un caso isolato. Il motivo di questa battaglia sfegatata contro la realtà è molto semplice: gli europei sono gli unici con una classe dirigente che ha deciso – senza se e senza ma – di finire di demolire quel che rimane della sua economia per salvare l’imperialismo a guida USA; bisogna raccontargli una montagna di puttanate per convincerli che non c’è alternativa credibile a un mondo dominato con ogni mezzo necessario da Washington, costi quel che costi. Ne abbiamo parlato con Alessandro Volpi in questo nuovo episodio di Pane e Volpi.










