“I vostri nuovi corpi stanno ora crescendo lì dentro: vi stanno riproducendo cellula per cellula, organo per organo. Non sentirete male, mentre sarete immersi nel sonno essi assorbiranno la vostra mente per farvi rinascere in un mondo tranquillo, senza problemi”.
“Ma dove tutti sono uguali”.
“Proprio così”.
Uno dei film di fantascienza più famosi di sempre sembra proprio un puro strumento di propaganda anticomunista nel pieno del secondo periodo della cacarella rossa, altrimenti detta Red Scare: cioè durante il maccartismo e la persecuzione di comunisti, anarchici e associazioni filosovietiche, pure quelle antifasciste. Ma davvero il film in questione era una metafora anticomunista?
Negli Stati Uniti il cinema ha sempre sostenuto la propaganda anticomunista, se non altro perché gli executives degli studios non volevano pagare il giusto ai lavoratori ed erano tra i più feroci antisindacalisti. Ma il più realista del re tra tutti era Jack Warner, cofondatore della Warner Bros: durante l’audizione davanti alla Commissione per le attività antiamericane, cioè la commissione che indagava sulle presunte infiltrazioni sovietiche nei mass media, Jack Warner difese la “purezza americana”, rivendicò il suo patriottismo, professò il suo anticomunismo, fornì dodici nomi di presunti comunisti a Hollywood e promise che avrebbe realizzato film di propaganda anticomunista.
Gli stessi membri della feroce commissione furono sorpresi dall’atteggiamento così servile di Warner. E i suoi colleghi delle major di Hollywood si misero le mani nei capelli. Come ci ricorda Sciltian Gastaldi nel suo libro, “Era stata così distrutta ogni strategia messa a punto dai produttori. Warner aveva gettato la maschera e aveva privato se stesso e la sua categoria di qualunque appiglio giuridico che aiutasse il mantenimento di una linea di condotta di squadra, utile a difendere l’autonomia dei produttori di Hollywood”.
Anche Walt Disney era un testimone “amichevole”. Quando gli chiesero se ritenesse ci fosse una minaccia di comunismo nell’industria dello spettacolo rispose: “Sì, c’è, e ci sono tanti motivi per cui gli piacerebbe prenderne il potere per controllarla o distruggerla, ma non penso che siano riusciti ad andare molto in là, e credo che l’industria sia fatta di buoni americani, proprio come nel mio studio, buoni e solidi americani.” E adesso chi scegliete? Warner Bros o Disney? Wile E. Coyote o Topolino? Adoro quando vi distruggo certezze e romanticherie infantili.
Come fai a convincere un intero popolo che quel folle letteralmente ossessionato dall’infiltrazione comunista nel tuo Paese in realtà ha ragione? Ci fai un film in cui l’attore che interpreta il protagonista, dal cognome identico a quello dell’uomo, viene prima preso per pazzo e poi la realtà gli dà ragione. Quell’uomo era il senatore repubblicano del Wisconsin e si chiamava Joseph McCarty. L’attore che lo richiama è Kevin McCarty. Il film è L’invasione degli ultracorpi, del 1956, ideato proprio mentre la crociata anticomunista del senatore stava perdendo colpi.
Un film diventato un cult e oggetto di diversi remake. Un’invasione extraterrestre ha inizio nella cittadina californiana di Santa Mira. Spore di piante aliene sono cadute dallo spazio e sono cresciute in grandi baccelli, ognuno dei quali è in grado di produrre una copia visivamente identica di un essere umano. Man mano che ogni baccello raggiunge il suo pieno sviluppo, assimila i tratti fisici, i ricordi e la personalità di ogni persona addormentata che gli si avvicina, finché non rimane solo il sostituto; questi duplicati, tuttavia, sono privi di qualsiasi emozione umana. A poco a poco, un medico locale scopre questa invasione “silenziosa” e cerca di fermarla. Il finale originale, in cui Bennell urla alle auto di passaggio “Sono già qui! Voi siete i prossimi!” è diventato iconico, catturando il tema del destino ineluttabile del film. Ma la produzione scelse poi un finale ottimista.
Non ci sono prove che il film e il romanzo da cui è tratto siano stati scritti come sostegno alla campagna anticomunista, ma non è perlomeno una bizzarra coincidenza che, appunto, l’attore abbia lo stesso cognome del senatore del Wisconsin e che l’autore del romanzo da cui il film è tratto (che in Italia fu pubblicato col titolo Gli invasati), Jack Finney, fosse anche lui del Wisconsin? Sì, è tutto una bizzarra coincidenza, ma secondo me è solo una coincidenza, appunto, perché la carriera di Jack Finney come scrittore non risulta sia stata fortemente influenzata da ideologie politiche quanto piuttosto dall’attenzione all’esplorazione della condizione umana attraverso la fantascienza e le realtà alternative. Comunque: chissene frega se il film sia stato scritto per sostenere la campagna della Commissione per le Attività Antiamericane nata nel 1938 e chiusa nel 1968.
Quello che conta è che – sotto metafora – mette in scena perfettamente ciò che è stato il Red Scare, la Paura Rossa del comunismo e dell’anarchismo negli Stati Uniti. La Commissione si è resa responsabile di miliardi di nefandezze e ha prodotto una sostanziale compromissione del diritto alla libertà di espressione e di associazione. Praticamente come il DDL sicurezza italiano, diventato ufficialmente legge il 4 giugno scorso: solo che nel nostro caso non è stato scritto per la paura dei comunisti: in Italia infatti non ne è rimasto neppure uno. Al di fuori di Ottolina.
La prima ondata di cacarella ci fu, ovviamente nel 1917. Anche io, se fossi un discendente di calvinisti di destra, individualista, mercantilista, antisindacalista, razzista e suprematista come un americano dell’alta borghesia, mi cagherei sotto se vedessi che nella nazione più vasta del pianeta, 17 milioni di kmq, ha preso piede il comunismo grazie a una rivoluzione. In quel periodo ci furono infatti le cosiddette “Palmer Raids“, una serie di azioni repressive con lo scopo di arrestare e deportare sospetti anarchici, comunisti e socialisti e di reprimere il dissenso politico e sociale: furono arrestate oltre 10.000 persone sospettate di essere radicali e sindacalisti. Molti di questi arresti avvennero senza mandato e in violazione della Costituzione. Tra queste violenze ingiustificate ci fu quella ai danni di Sacco e Vanzetti, due anarchici italiani condannati a morte per rapina e omicidio, su cui Giuliano Montaldo ha fatto un formidabile film nel 1971 con Gian Maria Volonté e Riccardo Cucciolla.
Nel 1938, dicevamo, Roosevelt diede l’ok alla Commissione per le Attività Antiamericane. Come ci ricorda il libro di Sciltian Gastaldi “Fuori i rossi da Hollywood!”, “il primo a subire un duro colpo fu il Partito comunista: il 23 ottobre 1939, infatti, il segretario generale Earl Browder fu arrestato dall’Fbi per utilizzo improprio di passaporto. Successivamente (ottobre 1940), il Congresso approvò una legge che obbligava tutte le organizzazioni a fiscalità straniera a iscriversi in un apposito registro federale. Un mese dopo, il Partito comunista, per eludere l’obbligo, dichiarò formalmente di aver troncato i suoi rapporti col Comintern. L’importante svolta politica del Partito non alleggerì la stretta vigilanza dell’Fbi sui suoi membri e simpatizzanti”.
Il partito comunista degli Stati Uniti d’America, il CPUSA, nacque nel 1919 a Chicago, dove è ambientato non a caso The Blues Brothers, il film anarco socialista di John Landis (guardare la puntata sui Blues Brothers per credere). Negli anni ’40 raggiunsero 80.000 iscritti, che scesero a 5.000 (di cui 1.500 erano infiltrati dell’FBI) negli anni ’50, cioè al culmine del maccartismo. Finché il CPUSA, dopo la caduta del muro di Berlino, è diventato un partito civetta dei democratici, come un AVS qualunque.
Il settore che preoccupava di più gli uomini della Commissione era il cinema. Ne abbiamo parlato nella puntata su Soylent Green a proposito di Edward G. Robinson: negli anni ’30 e ’40, continua Gastaldi, il clima liberale del New Deal e la nutrita emigrazione di democratici tedeschi scappati dal nazismo ed esiliati a Hollywood (tra cui Bertolt Brecht, Fritz Lang e Thomas Mann) avevano alimentato in gran parte del mondo culturale statunitense un vivo sentimento antifascista, manifestatosi contro Franco, nella guerra civile spagnola, e contro Hitler.
Buona parte della produzione cinematografica americana degli anni ’30 rivelò, infatti, un’acuta sensibilità verso problematiche sociali e politiche: la disoccupazione, la crisi agraria, il gangsterismo, la corruzione della giustizia e del sistema penitenziario. Questa sensibilità fu sufficiente alla Commissione per le Attività Antiamericane per tacciare di comunismo chi le provava. Non a caso in quel decennio si produssero alcuni capolavori del cinema sociale nordamericano: Niente di nuovo sul fronte occidentale (1930) di Lewis Milestone; Io sono un evaso (1932) di Mervyn Le Roy; Tempi moderni (1936) di Charlie Chaplin; Sono innocente (1938) di Fritz Lang; Furore (1940) di John Ford…
La seconda ondata di cacarella rossa ci fu negli anni ’50, quando appunto fu prodotto il film L’invasione degli ultracorpi. La Red Scare fu un esempio lampante di come il potere statale abbia agito sul mondo culturale per disciplinarlo ideologicamente. Durante la Seconda Red Scare, infatti si scatenò una campagna di purga ideologica nell’industria cinematografica culminata nella creazione della Hollywood Blacklist, cioè la Lista nera dei 10 di Hollywood. Dieci sceneggiatori e registi rifiutarono di rispondere alle domande del Congresso, invocando il Primo Emendamento (quello sulla libertà di espressione), e furono accusati di oltraggio al Congresso, arrestati e appunto inseriti nella lista nera, che impediva loro di lavorare a Hollywood. Essere sulla lista significava essere esclusi da ogni progetto cinematografico — formalmente o informalmente. Nessuno studio avrebbe lavorato con te. Era una condanna civile. Alcuni artisti continuarono a scrivere sotto pseudonimi (Dalton Trumbo vinse persino un Oscar per il soggetto di Vacanze romane ma appunto non poté ritirarlo perché nessuno poteva sapere che l’aveva scritto lui). Altri emigrarono in Europa. Alcuni non si ripresero mai.
Lo studioso Andrew Howe, nel suo saggio del 2015 “Flora mostruosa: Piante cinematografiche pericolose dell’era della Guerra Fredda”, ha sostenuto che il film L’invasione degli ultracorpi presenta il popolo dei baccelli come una metafora del comunismo, in quanto il popolo dei baccelli sembra avere una sorta di mente collettiva.
“Negli anni Cinquanta, gli americani tendevano ad associare il comunismo al collettivismo e la propria nazione all’individualismo. Il popolo dei baccelli non ha assolutamente alcun senso dell’individualismo, essendo invece un duplicato senz’anima delle persone che esistevano un tempo, senza personalità ed emozioni, il che riflette gli stereotipi americani popolari negli anni Cinquanta sulla vita nelle nazioni comuniste”.
Il modo in cui il popolo dei baccelli insiste sul fatto che il suo trionfo è necessario e inevitabile sarebbe una parodia del marxismo e il modo in cui i baccellieri assomigliano esteriormente alle persone che hanno sostituito, ma sono completamente vuoti e privi di anima, rifletterebbe il punto di vista secondo cui i regimi comunisti hanno distrutto le “vere” nazioni che esistevano prima della loro ascesa al potere e hanno sostituito le “autentiche” identità e culture nazionali con qualcosa di artificiale e profondamente sgradevole.
Per questo secondo Howe i baccelli arrivano in una piccola città della California rurale. C’è una scena in cui i baccellieri sono riuniti nella piazza della città, dove un altoparlante legge gli ordini del giorno; è la quintessenza del socialismo degli anni Cinquanta. Senza libertà di pensiero le persone sono piante. Però c’è anche chi vede nei baccelli con i loro sguardi morti e il loro comportamento da folla come l’incarnazione delle tendenze più sinistre dell’era Eisenhower-McCarthy. Mentre Don Siegel, il regista del film (e in seguito di molti film di Clint Eastwood), ha affermato che “molti dei miei colleghi sono certamente dei baccelli. Non hanno sentimenti. Esistono, respirano, dormono. Essere un baccello significa che non hai passione, non hai rabbia, la scintilla ti ha abbandonato”.
Insomma: la metafora del film potrebbe riferirsi o ai comunisti per come li percepivano gli americani degli anni ’50 imbevuti di propaganda, o ai piddini di oggi. Ma la metafora più ridicola è quella di Philip Kaufman, che ha diretto la versione del 1978: (forse avrete notato che l’uomo che urla fuori dal finestrino in questo film è sempre McCarthy, l’attore protagonista della versione originale del 1956). Nel 2018 il regista Kaufman ha suggerito che il popolo dei baccelli può essere inteso come una metafora politica: “L’urlo del baccello di Donald Sutherland alla fine del film potrebbe essere un urlo molto trumpiano. Il modo in cui Trump indica la stampa in fondo all’auditorium e tutti si voltano, dà la sensazione di un ‘baccello’ spaventoso. C’è una sorta di contagio in atto”.
Vabè. Andiamo a chiudere con roba seria riprendendo la vicenda degli squallidi interrogatori della Commissione per le Attività Antiamericane dove si erano seduti i delatori Walt Disney e Jack Warner. Un giorno fu chiamato anche il nostro adorato zio Bertoldo, Bertold Brecht. Prima di iniziare l’interrogatorio Brecht chiese di leggere una sua dichiarazione scritta. Vi si diceva: “All’età di vent’anni, mentre prendevo parte alla guerra come infermiere, scrissi una ballata che fu usata dal governo di Hitler per espellermi dal paese quindici anni dopo. La poesia Der Tote Soldat (Leggenda del soldato morto) attaccava la guerra e coloro che volevano prolungarla”. Il Presidente lesse in silenzio i primi paragrafi del testo, poi lo mise da parte e disse: “Signor Brecht, la Commissione ha vagliato con cura la sua dichiarazione. È un racconto di vita tedesca molto interessante, ma non è pertinente con la nostra indagine. Quindi, non abbiamo bisogno che la legga pubblicamente.” Come abbiamo raccontato mille volte: l’anticomunismo negli Stati Uniti era ed è più importante dell’antifascismo e dell’antinazismo.











Le più grandi Democrazie occidentali sopravvivono grazie alla propaganda, un sistema che funzonicchia, ma a costi esorbitanti e necessita di disumanizzazione. Altri che i baccelloni…
I baccelloni siamo noi…
Ormai il baccelloni è una “ConfortZson”. ;:;)))
Maledetto t9
Sei bravissimo
grazie 🙂