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Burnout: la malattia del nostro tempo tra auto-sfruttamento e competizione costante

Burnout, depressione, ansia, alienazione: come decenni di neoliberismo hanno eroso la nostra psiche rendendoci infelici

OttolinaTV by OttolinaTV
16/04/2025
in Cultura, Ottosofia
6

Secondo un articolo de Il Sole 24 Ore basato sull’ottavo rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, il 31,8% dei lavoratori dipendenti ha provato sensazioni di esaurimento, di estraneitΓ  o, comunque, sentimenti negativi nei confronti del proprio lavoro, manifestando forme di burnout; e, ancora, questo stato psicologico coinvolge il 47,7% dei giovani, il 28,2% degli adulti e il 23,0% dei dipendenti piΓΉ anziani. Inoltre, il 73,0% dei lavoratori ha vissuto situazioni di stress o ansia legate al lavoro; il 76,8% non sempre Γ¨ riuscito a trovare un equilibrio tra vita privata e lavoro; il 75,9% si sente spesso sopraffatto dalle responsabilitΓ  quotidiane; il 73,9% sente di avere troppa pressione addosso quando lavora. Il benessere, di cui tanto si vantano le societΓ  occidentali, sembra non trovare riscontro di fronte all’epidemia di depressione e ansia che ci affligge ormai da anni e la sindrome da burnout, quella condizione di esaurimento psico-fisico causato da un eccesso di stress, Γ¨ diventata la logica conseguenza di un sistema che sfrutta la nostra libertΓ  trasformando la vita in una performance continua, persino nel tempo libero; io la ho avuta qualche mese fa, ad esempio e – come vi potete immaginare – uscirne Γ¨ tutto fuorchΓ© facile, non Γ¨ sicuramente facile. Ma quale Γ¨ la causa profonda di questa sindrome?

L’uomo occidentale contemporaneo, riflette il filosofo coreano Byung Chul Han in molti dei suoi testi, Γ¨ come se non fosse piΓΉ controllato da forze esterne, ma da un meccanismo di auto-sfruttamento, una sorta di interiorizzazione del potere e della volontΓ  degli sfruttatori che ci porta a voler ottimizzare ogni singolo aspetto della nostra esistenza, da quella lavorativa a quella relazionale; ma questa ottimizzazione costante e performance continua e senza fine non puΓ² far altro che condurci al collasso, generando burnout, depressione e alienazione. Lungi dall’essere un problema privato e personale, quindi, l’esaurimento a cui siamo un po’ tutti sottoposti Γ¨ un problema strutturale, sistemico: le logiche di questo capitalismo ci stritolano, ci fanno ammalare e poi pretendono di curarci a suon di psicofarmaci, per poi ributtarci nella mischia per mantenerci produttivi. In questa puntata curata da Davide Fiolo e frutto del lavoro collettivo di Ottosofia, vedremo come decenni di neoliberismo non hanno solo causato una catastrofe economica, politica e sociale, ma anche eroso profondamente la nostra psiche individuale mercificando ogni aspetto dell’esistenza e quindi – severo ma giusto – rendendoci sostanzialmente infelici. Ma non solo: vedremo come l’individuo medio occidentale β€œimprenditore di se stesso, iper-competitivo fino all’assuefazione e schiavo del mercato” sia diventato al contempo perfettamente impotente nei confronti di questi stessi meccanismi di potere in quanto disabituato alla lotta politica e incapace di pensarsi parte di una collettivitΓ  di sfruttati che avrebbero un interesse comune a cambiare le cose.

Recuperare la nostra serenitΓ  e salute mentale Γ¨ quindi un tassello essenziale per liberarci dal dominio che subiamo quotidianamente per mano di un sistema che ci rende sempre piΓΉ tristi e deboli, giorno dopo giorno; e se vuoi che continuiamo a raccontarti la condizione esistenziale in cui tutti (volenti o nolenti) noi uomini alienati del XXI secolo stiamo vivendo, allora iscriviti al nostro canale e aiutaci a sopravvivere.

 

La SocietΓ  della Stanchezza

Byung-Chul Han Γ¨ un filosofo coreano tra i piΓΉ influenti nel campo della critica della societΓ  neoliberale; le sue opere hanno avuto un impatto significativo sul modo in cui comprendiamo le dinamiche moderne di prestazione e salute mentale dell’individuo nel sistema economico e culturale neoliberale. Tra i suoi testi piΓΉ importanti si trovano La societΓ  della stanchezza, Psicopolitica, La societΓ  della trasparenza e La societΓ  senza dolore, nei quali esplora come il sistema neoliberale conduca l’individuo ad auto-sfruttarsi fino al burnout e alla depressione attraverso una logica di prestazione costante: viviamo, infatti, in un’epoca in cui l’individuo Γ¨ costantemente spinto a migliorarsi, a performare, a essere piΓΉ produttivo. Byung-Chul Han descrive questa condizione come il passaggio da una societΓ  disciplinare, fondata sull’adesione a norme stabilite da un’autoritΓ  – famigliare, scolastica o religiosa che sia (tipica della modernitΓ  industriale, basata sul comando e sull’obbedienza) – a una societΓ  della prestazione, in cui il soggetto non Γ¨ piΓΉ costretto da un potere esterno, ma si auto-sfrutta, volontariamente: β€œLa societΓ  della prestazione non Γ¨ piΓΉ quella della disciplina, ma una societΓ  dell’auto-sfruttamento. Il soggetto di prestazione Γ¨ contemporaneamente vittima e carnefice. L’efficienza del sistema aumenta perchΓ© la repressione viene sostituita dall’autosfruttamento, che Γ¨ molto piΓΉ efficace della coercizione esterna”.

L’homo laborans di oggi Γ¨ convinto di essere libero, ma, in realtΓ , Γ¨ piΓΉ vincolato che mai a una logica di incessante miglioramento; si tratta di un passaggio sottile, ma radicale: mentre la societΓ  della disciplina si basava su proibizioni e obblighi imposti dall’esterno (β€œtu devi”), la societΓ  della prestazione si fonda su un imperativo apparentemente positivo e motivante (β€œtu puoi”). Detto in altri termini, un tempo le tecniche di controllo come la sorveglianza o le punizioni fisiche e psicologiche erano chiare e visibili, mentre nella societΓ  della prestazione non esistono piΓΉ forze coercitive esplicite, perchΓ© il potere si Γ¨ fatto invisibile e il controllo diventa interno alla psiche dell’individuo stesso, che Γ¨ come se si controllasse da solo: la libertΓ , insomma, diventa un vincolo soffocante.

Β 
L’uomo imprenditore di sΓ©

Nella societΓ  della prestazione, l’individuo Γ¨ spinto a considerarsi come libero imprenditore di sΓ© stesso. Che culo! Ogni aspetto della vita diventa un’opportunitΓ  di miglioramento e investimento: la carriera, la salute, le relazioni sociali e perfino il tempo libero. Il modello economico neoliberale ha trasformato il soggetto in un’unitΓ  di capitale umano, in un progetto da ottimizzare costantemente: β€œIl soggetto imprenditore di sΓ© si percepisce come un progetto in perenne ristrutturazione. La vita stessa diventa un processo di ottimizzazione, un insieme di prestazioni da massimizzare. Non esiste piΓΉ una separazione tra lavoro e tempo libero: tutto Γ¨ lavoro, tutto Γ¨ produttività”. In questa logica, l’individuo Γ¨ spinto a superare costantemente i propri limiti eliminando ogni forma di passivitΓ  e inattivitΓ : avete presente quei reel assurdi in cui questi ricconi fanno finta di svegliarsi alle 4 di mattina, si infilano la faccia nel ghiaccio, vanno a correre e poi cominciano a lavorare (a non si sa bene cosa) cercando di farti sentire uno sfigato se godi il tempo libero o hai qualche interesse culturale? Il riposo viene infatti visto come una perdita di tempo, l’ozio Γ¨ considerato una colpa; anche le attivitΓ  che un tempo erano fonte di piacere – come la lettura, lo sport o i viaggi – diventano strumenti di auto-miglioramento e branding personale. Essere imprenditori di sΓ© nel totalitarismo neoliberale vuol quindi dire non fermarsi mai, essere riassorbiti completamente dalla logica del mercato in ogni aspetto della vita: ecco perchΓ© anche le relazioni sociali, le scelte alimentari, la cura del corpo e l’educazione devono essere un investimento che l’individuo deve ottimizzare. Ma questo paradigma porta con sΓ© un problema enorme: se l’individuo Γ¨ responsabile in tutto e per tutto del proprio successo, lo Γ¨ anche del proprio fallimento: il risultato Γ¨ un’esplosione di ansia, insicurezza e senso di inadeguatezza.

La libertΓ  promossa dal neoliberismo Γ¨ quindi una gabbia, perchΓ© questo processo di prestazione non avrΓ  mai fine: ed ecco arrivare il burnout. Han sostiene che la societΓ  della prestazione generi un nuovo tipo di patologia: il burnout. Si tratta di una sindrome legata all’iperattivitΓ  e alla continua illusione di nuove opportunitΓ  e richieste: β€œNon viviamo piΓΉ in un’epoca della proibizione, ma dell’eccesso di possibilitΓ . Questo provoca una fatica immane, perchΓ© il soggetto si sente costantemente inadeguato rispetto alle infinite opportunitΓ  che dovrebbe sfruttare”. Il burnout Γ¨ il risultato di un’auto-imposizione: l’individuo non riesce piΓΉ a fermarsi, a rilassarsi, a prendersi del tempo per sΓ©; Γ¨ come in uno stato di perenne allarme, sempre connesso, sempre produttivo, sempre in corsa. Anche in questo caso, non si tratta di un sovraccarico di lavoro imposto da una figura autoritaria, ma dal senso di inadeguatezza che nasce dal non riuscire a rispondere a tutte le possibilitΓ  e richieste che il mondo finge di offrire; non essendoci mai fine all’ansia di prestazione, ottimizzazione e successo, il risultato Γ¨ una stanchezza fisica e psicologica che non ha tregua.

La depressione, secondo Han, Γ¨ (non a caso) l’altra faccia della societΓ  della prestazione, ciΓ² che sopraggiunge alla fine della folle corsa; il soggetto, non riuscendo a reggere il ritmo imposto, collassa, si chiude in sΓ© stesso, si sente inutile, perde il senso di ogni cosa: β€œIl depresso Γ¨ colui che ha esaurito il proprio potenziale di prestazione, che si Γ¨ logorato nel tentativo di rispondere alle richieste del sistema”. In un certo senso, la depressione Γ¨ il fallimento definitivo dell’imperativo neoliberale del β€œtu puoi” che il soggetto sente dentro di se: quando l’individuo si rende conto di non poter piΓΉ sostenere il ritmo, si abbandona all’apatia e alla perdita di significato, si disconnette da sΓ© stesso; in altre parole, potremmo dire che la depressione Γ¨ il riflesso della mancanza di senso che il neoliberismo produce. Se non si riesce piΓΉ ad essere produttivi, se non si riesce piΓΉ ad ottimizzare la propria vita, allora non si ha piΓΉ valore.

Β 
La Violenza del Neoliberismo

Non solo, perchΓ© uno degli aspetti piΓΉ subdoli della societΓ  della prestazione Γ¨ che essa rende il soggetto responsabile della propria sofferenza; non c’è piΓΉ un nemico esterno contro cui ribellarsi: il padrone non Γ¨ piΓΉ visibile, perchΓ© si Γ¨ interiorizzato. β€œIl soggetto di prestazione si crede libero, ma Γ¨ schiavo di sΓ© stesso. Si sente in colpa se fallisce, perchΓ© pensa che sia solo responsabilitΓ  sua. Non si rende conto che la violenza non Γ¨ piΓΉ diretta, ma sistemica, invisibile” e, non essendoci nemici interni, il soggetto neoliberale si scaglia contro se stesso sentendosi continuamente un fallito. Ma come uscire, quindi, da questo circolo vizioso? Han suggerisce diverse vie di fuga da questa spirale di prestazione e ansia: la prima di queste Γ¨ il recupero del tempo; la lentezza, l’inattivitΓ  e la riflessione contemplativa sono fondamentali per liberarsi dal diktat della prestazione. Occorre imparare di nuovo a non fare, a sottrarsi alla dittatura della produttivitΓ , a godere del tempo senza finalizzarlo a uno scopo preciso: β€œAbbiamo dimenticato l’arte del riposo, della noia, della lentezza. Ma senza di esse, la vita diventa un’infinita catena di prestazioni, senza senso e senza fine”. Solo recuperando un rapporto piΓΉ autentico con il tempo e con sΓ© stessi Γ¨ possibile spezzare il circolo vizioso dell’auto-sfruttamento neoliberale e ritrovare una forma di libertΓ  piΓΉ profonda e autentica: contro la coercizione della produttivitΓ , il fare nulla diventa una forma di resistenza.

Un altro aspetto fondamentale Γ¨ il recupero della comunitΓ  e della relazione autentica, dal momento che la societΓ  contemporanea ha distrutto l’alteritΓ  trasformando il mondo in uno specchio in cui le persone cercano solo conferme di se stesse: l’individualismo neoliberista ha isolato gli individui facendoli credere autosufficienti, ma privandoli di ogni legame profondo. Uscire da questa alienazione, per Han, significa riscoprire l’importanza dell’altro, dell’incontro autentico e della cura reciproca: β€œL’incontro con l’altro rappresenta il risveglio dalla prigione dell’io autosufficiente, un richiamo alla nostra essenza comunitaria e alla capacitΓ  di superare la mera performance individuale”. SΓ¬, grazie Han per queste preziose ricette un po’ da Novella 2000, ma la veritΓ  Γ¨ che Γ¨ il sistema ad essere marcio e non certo le nostre abitudini, che sono solo un riflesso delle sue strutture profonde. E quindi Γ¨ questo che va cambiato! Si cambia cosΓ¬ e puoi cominciare a farlo insieme a noi.

Tags: burn outburnoutByung Chul Hanottosofia
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Comments 6

  1. Stefano says:
    1 anno ago

    https://www.youtube.com/watch?v=4aCEN4y6TS0

    Rispondi
  2. Chico Pisco says:
    1 anno ago

    Come Γ¨ rincuorante sapere di non essere l’unico che ama “lavorare con lentezza”.
    Vorrei aggiungere una considerazione personale di chi lavora nel privato: all’autocontrollo dettato dal “tu puoi” interiorizzato esiste anche una forma di controllo reciproca tra lavoratori e al contempo della salvaguardia degli interessi padronali, ovvero i corsi di “Comunicazione assertiva” (che disertΓ² e invito a disertare) che insegnano come gestire/disinnescare bombe comunicative con persone (il padrone li chiama “clienti”) in Burnout al fine di moderarlo, gestirlo e non perderlo.
    Quindi lo sforzo Γ¨ triplice:
    1) “tu puoi” gestire le tue performance personali
    2) “tu devi” gestire i burnout altui per…
    3) non perdere il cliente e far fatturare al padrone

    Un abbraccio a tutti, vi voglio bene ✊

    Rispondi
  3. Giuseppe says:
    1 anno ago

    Sempre bravo e con gran mestiere, chiusura ineccepibile.

    Rispondi
  4. Mata says:
    1 anno ago

    Ho visto e ascoltato tanti servizi e vere e proprie lezioni qui su ottolina, moltissime sono interessantissime ed utilissime a leggere meglio lo stato delle cose. Alcuni servizi sono vere e proprie spinte, movimenti di vitale importanza: questo lo Γ¨, complimenti, anzi grazie.
    Altro che TINA, we can TIFA: there is fight alternative.
    Compañeros, hasta a la lucha ✊🏻🎈

    Rispondi
  5. Mata says:
    1 anno ago

    Ho visto e ascoltato tanti servizi e vere e proprie lezioni qui su ottolina, moltissime sono interessantissime ed utilissime a leggere meglio lo stato delle cose. Alcuni servizi sono vere e proprie spinte, movimenti di vitale importanza: questo lo Γ¨, complimenti, anzi grazie.
    Altro che TINA, we can TIFA: there is fight alternative.
    Compañeros, hasta a la lucha ✊🏻🎈

    Rispondi
    • Antonio Lavigna says:
      1 anno ago

      πŸ™πŸŒŸπŸ»πŸ‰πŸ―

      Rispondi

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