Una giornata nera per la democrazia: milioni di francesi si sono visti privare della loro candidata favorita alle elezioni presidenziali del 2027. Marine Le Pen, uscita in silenzio a metà udienza, ha poi parlato al telegiornale delle 20 per denunciare quella che ha definito una “decisione politica” contro di lei, in contrasto con lo Stato di diritto e con il principio del doppio grado di giudizio: “Questa sera, milioni di francesi sono indignati nel vedere che nel Paese dei diritti dell’uomo i giudici adottano misure degne di un regime autocratico” ha commentato la leader del Rassemblement National. Nella mattinata, la leader del Rassemblement National è stata condannata a quattro anni di reclusione (ridotti a due con l’obbligo del braccialetto elettronico), a una multa di 100 mila euro e a cinque anni di ineleggibilità, nell’ambito dell’indagine per appropriazione indebita di fondi europei che aveva coinvolto il suo partito nel 2017; trattandosi di una sentenza di primo grado, Le Pen ha annunciato che presenterà ricorso.
Nonostante la pena sia sospesa fino all’esito dell’appello, l’esclusione immediata dalle elezioni è stata decisa dalla presidente della Corte, applicando una norma rara e poco utilizzata ma recentemente introdotta nel sistema giudiziario francese: una decisione pertanto estrema che rappresenta il vero fuoco delle polemiche di queste ore e in un momento in cui la Francia sta preparando la sua coalizione di volenterosi pronti a partire per l’Ucraina.
Le Pen mantiene così il suo seggio di deputata all’Assemblea nazionale, ma l’interdizione dalla candidatura potrebbe compromettere definitivamente le sue ambizioni presidenziali per il 2027 e la possibilità di correre alle elezioni legislative in caso di caduta del governo guidato da François Bayrou. La leader francese ha escluso di chiedere la grazia al presidente Emmanuel Macron, convinta di poter ribaltare la sentenza in appello e ha dichiarato di voler fare tutto il possibile per evitare di essere “estromessa” dalla competizione politica e di volersi comunque candidare nel 2027; una prospettiva ancora aperta, considerando che i tempi dell’appello oscillano tra i 18 mesi e i due anni. Il tribunale ha condannato anche altri esponenti del RN: nove deputati e dodici assistenti, tra cui il vicepresidente del partito Louis Aliot e un ex collaboratore di Jean-Marie Le Pen; alcuni di loro, sindaci di diverse città, non sono stati colpiti dall’interdizione e potranno mantenere i loro incarichi.
Jordan Bardella, attuale leader del partito, ha lanciato una “mobilitazione nazionale pacifica” accompagnata da una petizione, mentre in alcune città sono scoppiati disordini con esplosioni di bombe carta. Nel frattempo, i sondaggi registrano una crescente indignazione dell’elettorato, con la Le Pen che sale al 37% nei consensi: tutto questo potrebbe avere come effetto quello di rafforzare la destra francese, dicono alcuni commentatori.
La condanna di Le Pen ha suscitato reazioni anche all’estero: I suoi alleati politici, come Matteo Salvini, il primo ministro ungherese Viktor Orbán (che ha pubblicato un messaggio di supporto con scritto “Je suis Marine”) e l’olandese Geert Wilders, hanno espresso la loro contrarietà alla sentenza; anche Elon Musk è intervenuto, accusando la sinistra di “abusare del sistema giudiziario per eliminare i rivali politici”.











