Ieri, in prime time, sulla RAI ha esordito un nuovo promettente presentatore: si chiama Fabio Fascio; esteticamente ricorda tantissimo quello che c’era prima. Non so se ce l’avete presente: non mi ricordo come si chiamava… Solo qualche epiteto letto qua e là: zerbino, scendiletto, tutte metafore relative a oggetti pensati per essere calpestati; la caratteristica fondamentale del vecchio conduttore, infatti, era quella di essere sempre accondiscendente e servizievole e di non aver mai posto una sola domanda scomoda in tutta la sua carriera, una sorta di monumento vivente del buonismo veltroniano che però, evidentemente, non va più di moda. E, da ieri, la musica è cambiata, drasticamente: l’intervistatore ha parlato più dell’intervistato, ha interrotto continuamente e non ha fatto che parlare sopra; più che un’intervista, sembrava un comizio. Evidentemente, la posta in gioco era altina: l’intervistato era nientepopodimeno che Giuseppe Conte, il leader dei 5 Stelle, che la deve aver combinata grossa; se non ho capito male, infatti, sembra che nutra qualche dubbio su una manifestazione che al conduttore stava evidentemente molto a cuore. E te credo: se non ho capito male, l’ha convocata un collaboratore del programma; anzi, sottolinea più volte Fabio Fascio, praticamente l’hanno convocata insieme – un po’ come facciamo noi di Ottolina, che ci facciamo prendere dall’entusiasmo e facciamo un appello dopo l’altro – però coi soldi estorti ai cittadini italiani, usati per fare propaganda contro i loro interessi e contro l’unico leader politico di un certo peso che ha espresso qualche perplessità.
L’intento di tutta l’operazione è diventato molto più chiaro la mattina dopo: Il leader del Movimento 5 Stelle apre alla piazza per l’Europa del 15 marzo titola La Repubblichina, che è esattamente il contrario di quello che, tra un pezzetto di comizio e l’altro, aveva sostenuto nell’intervista. Durante la trasmissione, infatti, mentre l’intervistatore faceva il suo comizio per convincere gli ultra settantacinquenni un po’ disorientati che compongono il 90% del suo pubblico che la manifestazione era per la guerra ma anche contro, per il riarmo ma anche contro e per la Von der Leyen ma anche contro, Conte provava ogni tanto a proferire mezza parola per sottolineare che si trattava solo di una gigantesca supercazzola, che lui era contro la guerra, il riarmo e la Von der Leyen e che avrebbe preso in considerazione quella piazza solo se da piazza per sostenere l’Unione europea si fosse trasformata nel suo esatto opposto. Ma perché i paladini della democrazia e della libertà si sono ridotti a fare questi agguati, tipo quelli che riempiono le platee dei comizi con i vecchietti dell’RSA in cambio di set di pentole in acciaio, coperte termoelettriche dove rimangono sistematicamente arrostiti e mountain bike con cambio Shimano per nipoti che non li vanno a trovare dagli anni ‘90?
Il punto è che, nonostante i soldi del canone e degli Elkann, la gigantesca macchina propagandistica messa in piedi e la confusione che regna sovrana tra gli arzilli ultrasettantacinquenni che continuano a bazzicare PD e dintorni perché glielo spacciano come l’erede del partito di Berlinguer, le parole d’ordine della manifestazione sono talmente demenziali che l’unico effetto che hanno suscitato è di unire tutto il Paese nel perculamento; nonostante quel che rimane delle grandi organizzazione di massa da 30 anni a questa parte faccia letteralmente di tutto per farsi odiare, non ho mai visto e sentito così tanta gente incazzata come in queste due settimane: sezioni locali sul piede di guerra, gente che strappa tessere a destra e manca, affiliazioni che hanno resistito per decenni a ogni intemperie troncate di netto con tanto di drammi familiari, manco si trattasse di un divorzio con figli a carico. La minuscola tribù dei progressisti benestanti delle ZTL ha pochissimi contatti con la realtà: a questo giro se la sono chiamata e la realtà gli è andata a bussare alla porta, e li ha gettati nel panico; rischiano che, in confronto alla loro piazza, la catastrofica controffensiva ucraina che tanto li ha entusiasmati venga ricordata come un successo. E, come allora, per salvarsi la faccia sono pronti a tutto, anche a finire di radere al suolo quel pochissimo di credibilità che era rimasta alle organizzazioni di massa che gli hanno sempre fornito tutta la carne da macello necessaria per portare a termine le loro iniziative contro il popolo, grazie al sostegno di un pezzo di popolo: non c’è mai stato momento più propizio per mandarli #tuttiacasa. Ma prima di provare a capire perché e per come, vi ricordo di mettere mi piace e condividere questo video per permetterci, anche oggi, di combattere la nostra guerra quotidiana contro la dittatura degli algoritmi; e se, come noi, non ne potete più della propaganda pagata coi vostri soldi e con quelli degli Elkann, vi vinto anche a sostenere Ottolina Tv per provare finalmente a costruire un media che stia dalla parte del 99%: basta aderire alla nostra campagna di sottoscrizione su GoFundMe e su PayPal, un passo concreto per mandarli davvero #tuttiacasa
Allora, come andiamo? Tutti pronti per scendere in piazza per difendere – come la chiama Michele Serra – la way of life europea? Ma soprattutto (chiedo per un amico), voi avete capito cosa minchia è sta way of life europea? Come ha detto il nostro Fazolo, “L’Unione europea che ha fatto crepare la gente per non fare debito, adesso vuole fare debito per far crepare la gente”: è questa la way of life da difendere; più che altro, mi pare una grandissima presa per il culo, che forse è proprio l’essenza della way of life europea per come la vede un progressista delle ZTL. Un’intera civiltà fondata sulla presa per il culo, che è anche la cosa che più li disturba di Trump, ‘sto zoticone che quando minaccia qualcuno con meno razzi di lui, dice chiaramente che lo fa perché lui e lui e voi non siete un cazzo; noi, almeno, possiamo sempre affidare alla penna di Massimo Gramellini o al sorriso di Fabio Fascio il compito di ricamarci attorno qualche scusa a cazzo, anche se ormai rischiano di diventare disoccupati perché in città è arrivato un nuovo guru delle supercazzole.
Dopo essere stato bombardato da centinaia e centinaia di iscritti che minacciavano di strappare la tessera, Landini ha temporeggiato un po’ prima di ufficializzare la messa a disposizione della sua organizzazione per fornire carne da macello alla propaganda dei Serra e degli Elkann; e quando, stamattina, ha rotto gli indugi, l’ha fatto con un vero colpo da maestro: aderire a una manifestazione dicendo l’esatto opposto di chi ha convocato la manifestazione, tanto “non ci sarà un unico punto di vista in quella piazza”, dice Landini. Ognuno dirà un po’ cosa gli pare, tanto la gente c’ha da fare e non ha tempo di stare dietro a queste cazzate; i capo-propagandisti della sinistra imperiale eviteranno l’ennesima colossale figura di merda e io potrò fare finta di non essere andato in piazza per la guerra, l’austerity e il riarmo. Mi direte “Ma così perdi gli iscritti! Non sei più credibile!”. Sai che novità… E poi, tanto, alla fine a me lo stipendio mica me lo danno quelli che si iscrivono perché vogliono fare una vertenza; dai retta a me: quelli portano solo problemi. Lo stipendi, a me, me lo danno quelli che si iscrivono per i servizi al CAF e i pensionati, che poi sono anche gli unici che guardano ancora Fabio Falzo o leggono La Repubblichina. E’ un peccato, perché se minimamente una a caso delle grandi organizzazione di massa della sinistra ZTL avesse tra i suoi obiettivi contestare austerità e bellicismo, il tandem del disagio (governo nazionale + Bruxelles) l’occasione gliela sta offrendo su un piatto d’argento
Di vaccate, Bruxelles – infatti – ce ne ha propinate tante, ma con ReArm EU siamo arrivati proprio a livello super sayan; eccolo, il solito fricchettone col culo al caldo che pensa di potersi fare i cazzi suoi mettendo dei fiori dentro ai cannoni. Poveri rintronati… A parte che, come giustamente recitava un post su X che è diventato virale, “Putin minaccia l’Europa” is the new “Saddam ha le armi di distruzione di massa”, e chi lo dice o è un povero sciroccato, o un truffatore, o entrambe le cose; ma qui il punto è che riarmare l’Europa è proprio una chimera. Lo spiegano bene un articolo del Sipri e un articolo del Financial Times; lo studio del Sipri ricorda come le importazioni di armi da parte dell’Europa nell’ultimo quinquennio sono raddoppiate rispetto al quinquennio precedente, mentre la quota di made in USA di queste importazioni passava dal 52 al 64%. Lo studio permette anche di fare un ranking tra chi è più servo degli USA e, a parte i Paesi Bassi, a vincere a mani basse è l’Italia, a prescindere da quale fazione del partito unico della guerra e degli svendi-patria sia al timone in quel preciso momento: già nel quinquennio 2015-2019 il 60% delle armi importate dall’Italia erano statunitensi; nei 5 anni dopo la quota ha sforato il 90. Giusto per capire cosa significa: 5 anni fa la quota di importazioni dagli USA per la Francia era poco inferiore alla nostra; ora è inferiore al 20%. Per quanto Macron sia palesemente un giullare, in termini di sovranità batte la combo Draghi – Meloni 5 a 0.
Giusto per capire in che direzione vanno gli Stati che ambiscono ad avere un minimo di sovranità, nello stesso periodo la Cina ha ridotto le sue importazioni del 64%; il motivo lo spiega, appunto, l’articolo del Financial Times, che si chiede: “Gli Stati Uniti possono disattivare le armi all’Europa?”: “Il problema con le apparecchiature di difesa più sofisticate” sottolinea l’articolo “è che hanno bisogno di così tanto supporto da parte del fornitore che se il fornitore decide di smettere di supportarle, l’apparecchiatura, molto semplicemente, non è più utilizzabile”. Il caso più esilarante riguarda la Groenlandia: per non essere preso d’assalto dall’opinione pubblica, il governo danese ha fatto finta di voler reagire al bullismo di Trump minacciando l’invio di F-35, ma, sottolinea il Financial Times, “è piuttosto improbabile che possano volare davvero, se solo gli USA non volessero”. Anche la famosa deterrenza nucleare immaginaria britannica avrebbe un problema simile: infatti si basa su sottomarini armati con missili balistici Trident che, però, “sono noleggiati dagli Stati Uniti e tornano regolarmente alla base statunitense di King’s Bay, in Georgia, per la manutenzione”.
Riassumendo, le minacce sono fake news degne di Colin Powell; la nostra capacità di creare un deterrente è pari a zero e i soldi che investiamo per riarmarci ci espongono a un doppio rischio: fare diventare davvero minacciosa la Russia per reazione e, allo stesso tempo, renderci ancora più dipendenti da Washington (e non meno). Non è un piano: è una richiesta formale di un attestato di deficit cognitivo; ma siccome, alla fine, i parassiti di Bruxelles (e i lobbysti che li ungono) se la passano sempre meglio di noi poveri mortali, l’idea che siano esclusivamente dei poveri coglioni potrebbe non essere la più accurata e, quindi, bisogna chiedersi chi ci guadagna, e cosa. E, anche qui, ci viene in soccorso di nuovo il Financial Times: Non c’è modo di difendere il continente senza tagliare la spesa sociale, titola; L’Europa deve ridurre il suo Stato sociale per costruire uno Stato di guerra. Mentre i boccaloni della sinistra ZTL si apprestano a prostrarsi nelle piazze indette dai propagandisti delle oligarchie (convinti di avere a che fare con compagni che sbagliano e che è loro compito riportare sulla retta via), i compagni che sbagliano sembrano avere le idee piuttosto chiare: distruggere il welfare non è un effetto collaterale indesiderato, è proprio la vera finalità. Per quanto possa sembrare strano, infatti, nonostante ormai il welfare europeo sia solo una misera ombra dei tempi che furono, per lo standard del capitalismo globale – a partire da quello plutocratico e semi-schiavistico USA – è comunque un lusso; e, quindi, “lo Stato sociale come lo abbiamo conosciuto” scrive il Times “deve fare un passo indietro: non così tanto da non poterlo nemmeno più definire tale, ma abbastanza da fare molto male”. Ma per quanto imponente sia stato il lavaggio del cervello degli ultimi 40 anni, tagliarlo ulteriormente potrebbe non essere così pacifico, come dimostra l’eroica battaglia del popolo francese contro la riforma delle pensioni o gli scioperi oceanici dei lavoratori tedeschi contro lo smantellamento dell’automotive; e quindi, scrive il Times esplicitamente, “deve subentrare un elemento di vera paura”: per questo “i tagli della spesa sono più facili da vendere se sono a favore della difesa”, ma a tal fine è importante che i politici insistano sul fatto che in ballo c’è “la loro stessa sopravvivenza, e tutto il resto è secondario”.
E affinché i politici risultino credibili, servirebbe giusto giusto un Michele Serra, un Fabio Falzo, qualche dirigente sindacale e (se ce l’abbiamo) anche qualche dirigente di una bella associazione di partigiani che non hanno mai visto non dico una guerra, ma manco ‘na rissa, a buttare un po’ di fumo negli occhi: mi sembra abbastanza per ribadire che devono andare #tuttiacasa. Vi aspettiamo sabato 29 marzo al Nuovo Cinema Aquila di Roma per dare una risposta chiara alla piazza degli amici dei guerrafondai e degli sfascia-patria del 15 marzo e per iniziare insieme una lunga mobilitazione generale che non finirà fino a che non se ne sono andati #tuttiacasa, dai trumpiani agli euroinomani, dagli analfosovranisti agli analfoliberali.
E chi non li manda a casa è Fabio Falzo












Buongiorno
il 29 marzo è sabato. L’incontro al Nuovo Cinema Aquila di Roma è venerdì o sabato?
A che ora?
Saluti